Garlasco, Venditti verso l’archiviazione ma l’inchiesta non si ferma: l’intercettazione di Sempio sposta i sospetti sui carabinieri

ex procuratore Mario Venditti

Nel caso Garlasco cade, o almeno sembra avviarsi verso il tramonto, una delle ipotesi più esplosive degli ultimi mesi: quella di una corruzione dell’ex pm Mario Venditti per arrivare all’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017. Ma se il nome dell’ex magistrato sembra allontanarsi dal centro dell’inchiesta, il fascicolo non si chiude affatto. Anzi, il nuovo fronte potrebbe aprirsi proprio dove la vicenda diventa più delicata: tra chi avrebbe dovuto indagare, chi parlava con la famiglia Sempio e chi gestiva i passaggi investigativi in quella fase cruciale.

Secondo quanto emerso, l’inchiesta bresciana sulla presunta corruzione del cosiddetto “sistema Pavia” viaggerebbe verso una richiesta di archiviazione per Venditti. Le verifiche bancarie sui conti dell’ex procuratore aggiunto non avrebbero evidenziato anomalie, e gli accertamenti non avrebbero prodotto elementi sufficienti per sostenere l’ipotesi che il magistrato abbia ricevuto denaro in cambio dell’archiviazione di Sempio.

Venditti verso l’archiviazione, cade il peso del “pizzino”

A spingere l’indagine verso Venditti era stato anche il famoso appunto con la scritta «Venditti gip archivia X 20. 30 euro», interpretato inizialmente come un possibile riferimento a una mazzetta. Un foglietto diventato uno dei simboli più discussi della nuova stagione giudiziaria del caso Garlasco e capace di alimentare sospetti pesantissimi sull’archiviazione lampo del 2017.

Oggi però quella lettura sembra perdere forza. Se i pm di Brescia dovessero effettivamente chiedere l’archiviazione per l’ex magistrato, cadrebbe il teorema che collocava la presunta corruzione al piano alto del Palazzo di giustizia. Ma questo non significa che gli investigatori abbiano esaurito le domande. La novità più importante riguarda infatti il possibile spostamento dei riflettori dalle toghe alle divise.

La frase di Sempio: «Lui mi ha proposto la roba»

Il passaggio più delicato arriva da un’intercettazione registrata lo scorso novembre e attribuita ad Andrea Sempio. Parlando della vicenda, l’attuale indagato avrebbe detto: «Secondo me era proprio lui che mi chiamava, perché qua è lui quando mi ha proposto la roba… io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico».

Una frase pesante, soprattutto per il riferimento a quella “roba” che, secondo l’interpretazione investigativa, potrebbe rimandare al presunto patto corruttivo. Il punto decisivo, però, riguarda il possibile destinatario del sospetto. Non l’ex pm Venditti, ma l’ex luogotenente Silvio Sapone, all’epoca in servizio presso l’aliquota di polizia giudiziaria dei carabinieri di Pavia.

È qui che l’inchiesta potrebbe cambiare direzione. Non più, o non soltanto, il sospetto di un magistrato corrotto, ma il possibile ruolo di chi doveva occuparsi materialmente degli accertamenti investigativi.

I dubbi sui carabinieri e sulle intercettazioni del 2017

Il fascicolo potrebbe quindi tornare a concentrarsi su alcuni passaggi della prima indagine su Andrea Sempio. Al centro restano i contatti considerati anomali tra militari e indagato, la gestione delle intercettazioni e il lavoro svolto in quei quindici giorni che portarono rapidamente verso l’archiviazione.

Uno dei nodi riguarda le intercettazioni del 2017, liquidate in tempi rapidissimi e sintetizzate dall’ex maresciallo Giuseppe Spoto. Proprio Spoto, nel corso degli approfondimenti, avrebbe spiegato il carattere approssimativo di quel lavoro con la fretta imposta dall’allora procuratore. Una giustificazione che però non cancella i dubbi sulla qualità e sulla completezza degli accertamenti svolti in quella fase.

Se l’ombra della corruzione si allontana da Venditti, non scompare quindi dal fascicolo. Semplicemente potrebbe spostarsi verso altri protagonisti di quella stagione investigativa.

Il nodo dei 43mila euro raccolti dalla famiglia Sempio

Resta poi il capitolo del denaro. La famiglia Sempio avrebbe raccolto in tempi rapidi una provvista di circa 43mila euro per «pagare quei signori lì», frase che negli atti continua a rappresentare uno degli elementi più discussi. I legali Massimo Lovati, Angela Soldani e Grassi avrebbero già ammesso di aver ricevuto 15mila euro ciascuno per spese legali che gli investigatori intendono ancora approfondire.

Proprio questa somma rappresenta uno dei punti più sensibili del fascicolo. Se il denaro non sarebbe finito a Venditti, gli inquirenti devono capire quale percorso abbia seguito, quali prestazioni abbia effettivamente coperto e se dietro quelle movimentazioni ci sia soltanto attività professionale o qualcosa di diverso.

Il caso Garlasco, ancora una volta, cambia forma senza chiudersi. La possibile archiviazione dell’ex pm Venditti alleggerirebbe una posizione, ma non cancellerebbe gli interrogativi sul 2017. Anzi, potrebbe aprire una nuova fase: meno concentrata sulla toga dell’ex magistrato e più sulle divise, sui contatti, sulle sintesi investigative, sui soldi e su chi, in quei giorni, avrebbe potuto orientare il destino dell’inchiesta su Andrea Sempio.