Un piano d’azione sull’e-commerce e tre accordi strategici a sostegno dell’export nel settore industriale e del legno-arredo. Progetti per un valore complessivo di 360 milioni di euro. È il bilancio della missione in Cina guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Intese sottoscritte dall’Italia con il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao a margine della XVI sessione della “Commissione economica mista e del Dialogo imprenditoriale” che si è svolta a Pechino.
Un confronto sui principali temi economici cui hanno preso parte 50 aziende italiane e cinesi. A Pechino il nostro ministro degli Esteri ha incontrato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ed il ministro della Cultura e del Turismo Sun Yeli. Tajani ha detto al Sole 24 Ore di avere «aspettative forti, in settori come oreficeria, agroalimentare, cosmetica, gli appalti pubblici»
La visita a Shangai
A Shangai, seconda tappa della visita ufficiale, la delegazione ministeriale e i rappresentanti di Ice, Sace, Simest e Cassa depositi e prestiti hanno incontrato 70 imprenditori e manager di aziende italiane operanti nella prefettura di Suzhou, importante distretto industriale della provincia di Jangsu.
In quest’area operano oltre 100 aziende italiane, rendendola il principale distretto produttivo italiano al di fuori dell’Unione europea. Poco prima della sua partenza da Shanghai, l’ultima tappa della sua missione in Cina, il ministro Tajani ha visitato la Biblioteca Municipale “Zikawei”, fondata nel 1847 con il contributo dell’ordine religioso dei Gesuiti, la cui Residenza è parte dell’edificio.
Le imprese italiane in Cina
In Cina sono presenti circa 1.500 imprese, con circa 127mila addetti e con un fatturato di circa 33 miliardi di euro. Tra i settori prioritari per lo sviluppo dell’interscambio e degli investimenti tra i due paesi ci sono la transizione energetica, la meccanica avanzata e le tecnologie a basso impatto ambientale. La presenza industriale italiana si presenta solida nel settore siderurgico, in quello aeronautico, nella cantieristica navale e nell’agroalimentare.
Industria e e-commerce, regole e tutele
Il confronto istituzionale tra Italia e Cina ha riguardato anche tre temi di primaria importanza: i vincoli normativi a carico delle imprese estere, la tutela dei marchi originali e l’e-commerce. I primi, molto rigidi, condizionano fortemente le condizioni operative delle aziende. La seconda necessita del rispetto di regole ormai universalmente riconosciute.
Il terzo necessita di maggiore supporto, anche logistico, per le imprese che vogliono vendere i loro prodotti in Asia utilizzando le piattaforme cinesi. Su produzione industriale, brevetti, import ed export Pechino adotta regole diverse a seconda che si giochi in casa o in trasferta. Un limite più volte segnalato anche da Bruxelles. L’Italia ha chiesto un minimo di apertura che consenta alle aziende di avere i necessari margini di manovra.
Quanto valgono i rapporti commerciali tra Italia e Cina
I dati dell’Osservatorio economico del ministero degli Affari esteri dicono che la Cina è il secondo fornitore mondiale dell’Italia con una quota di mercato pari al 10,2% e che è il 10° mercato di destinazione dell’export dell’Italia con una quota di mercato pari al 2,2%.
Il nostro paese è il 25° fornitore della Cina con una quota di mercato pari allo 0,9% ed è il 20° mercato di destinazione dell’export cinese con l’1,5% della quota di mercato. Nel 2025 l’interscambio tra i due paesi ha raggiunto quasi 75 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2024. Sessanta miliardi di acquisti contro poco meno di 15 miliardi di vendite.
Nell’ultimo anno le importazioni italiane dalla Cina sono cresciute del 16%, mentre l’export ha registrato un calo del 6,6%. Il nostro paese importa e spende più di quanto esporti e guadagni: 60,6 miliardi di acquisti contro 14,3 miliardi di vendite. Il deficit commerciale è cresciuto e ha raggiunto quota 46 miliardi. Identico discorso vale per la quota di Investimenti diretti italiani in Cina. C’è un evidente squilibrio: 15,96 miliardi contro 4,28 di finanziamenti cinesi nel nostro paese.







