Vigevano, l’ordine di Vannacci: «Scheda nulla al ballottaggio». Il centrodestra ora rischia grosso

Roberto Vannacci

A Vigevano il centrodestra rischia di perdere una città che governa da ventisei anni non per la forza travolgente degli avversari, ma per una frattura tutta interna che al ballottaggio può diventare decisiva. La sfida sarà tra Rossella Buratti, sostenuta dal centrosinistra e arrivata al 34% al primo turno, e Paolo Previde Massara, candidato di Forza Italia fermo al 24%. In mezzo, però, c’è il vero caso politico: il 14% conquistato da Furio Suvilla, candidato di Vigevano Futura diventato espressione dell’area di Roberto Vannacci.

La destra nella città pavese è riuscita nell’impresa di presentarsi divisa in tre. Da una parte Forza Italia con Previde Massara, dall’altra Lega e Fratelli d’Italia con Riccardo Ghia, poi il candidato vannacciano Suvilla, che ha incassato un risultato pesante e ora prova per la prima volta a trasformare il suo consenso in potere negoziale. Il problema, per il centrodestra, è che quella trattativa si è già rotta.

Il voto di Vannacci diventa decisivo

Suvilla ha dato indicazione di annullare la scheda al ballottaggio. Una scelta che rischia di pesare moltissimo sulla partita finale. Senza apparentamento formale e senza il recupero almeno parziale dei voti vannacciani, Previde Massara dovrà provare a rimontare da solo uno svantaggio di dieci punti rispetto alla candidata del centrosinistra.

Il messaggio politico è evidente. L’area che fa riferimento a Vannacci non vuole limitarsi a portare voti alla coalizione. Vuole contare, imporre temi, fissare condizioni e misurare la propria forza. Suvilla lo ha spiegato sui social, indicando le sue “linee rosse”: sicurezza, chiusura della moschea e decoro urbano. Temi identitari, molto marcati, che nel suo racconto avrebbero dovuto rappresentare la base di ogni possibile accordo.

Il commissario leghista Gianmarco Centinaio ha scelto una formula prudente, lasciando libertà di voto e invitando gli elettori a scegliere il “male minore”. Ma in una città abituata da oltre un quarto di secolo a un’amministrazione di destra, la mancanza di una ricomposizione vera può trasformarsi in un regalo enorme per il centrosinistra.

La strategia di Vannacci nel centrodestra

Il caso Vigevano non riguarda soltanto un ballottaggio locale. Racconta una dinamica più ampia che attraversa il centrodestra nazionale. L’area di Vannacci punta ad alzare il prezzo del proprio sostegno e a costruire uno spazio politico autonomo dentro, o accanto, alla coalizione. Il metodo è chiaro: spingere sui temi più identitari, misurare la propria capacità di attrazione elettorale e poi usare quel peso nelle trattative.

Il 13 giugno a Roma è prevista l’assemblea costituente di Futuro Nazionale e, secondo le indiscrezioni, tre o quattro parlamentari provenienti da Lega e Forza Italia sarebbero pronti ad avvicinarsi al nuovo progetto. Se il dato di Vigevano dovesse tradursi in una sconfitta del centrodestra, il messaggio sarebbe ancora più forte: senza quei voti, in alcune realtà la coalizione rischia di non vincere più.

È la classica arma a doppio taglio. Da una parte Vannacci dimostra di poter intercettare un elettorato radicale e scontento. Dall’altra mette in difficoltà una coalizione che, quando si presenta divisa, espone il fianco agli avversari.

Agrigento e Messina, le divisioni pesano anche al Sud

Vigevano non è un caso isolato. Anche ad Agrigento il centrodestra rischia di perdere la guida della città per effetto delle divisioni interne. Al ballottaggio si affronteranno Gerardo Alonge, sostenuto da Fratelli d’Italia e Forza Italia, e Michele Sodano, candidato del centrosinistra espressione della lista civica Controcorrente legata al consigliere regionale Ismaele La Vardera. Sodano parte dal 39%, Alonge dal 34%, ma anche qui pesa il mancato accordo con la Lega, che al primo turno aveva sostenuto Luigi Gentile. Quest’ultimo ha chiuso a ogni ipotesi di sostegno al secondo turno.

Il copione si ripete: il centrodestra mantiene un bacino elettorale competitivo, ma rischia di sprecarlo quando le ambizioni dei singoli pezzi della coalizione prevalgono sulla capacità di trovare una sintesi.

A Messina, intanto, Cateno De Luca ha già rialzato il tiro dopo il voto. Forza Italia aveva scelto di andare allo scontro sostenendo Marcello Scurria, indicato anche come possibile riferimento amministrativo dalla sottosegretaria Matilde Siracusano. Il risultato è stato durissimo per gli azzurri, fermi al 3% e fuori dal consiglio comunale. De Luca ha subito trasformato il dato in una prova di forza, arrivando a ironizzare sulla possibilità che Siracusano possa ritrovarsi costretta a votarlo come presidente della Regione.

Le amministrative consegnano quindi un messaggio molto chiaro al centrodestra. Quando la coalizione resta unita, continua spesso a partire favorita. Quando invece si divide tra partiti, civiche, leadership personali e nuove ambizioni identitarie, anche roccaforti storiche come Vigevano possono improvvisamente diventare contendibili.