«Mi hanno accusato dell’omicidio di Chiara»: Marco Poggi attacca dopo 19 anni di silenzio. «Chi indagava poteva fermare certe piste»

Marco Poggi a Quarto Grado

Per quasi vent’anni è rimasto lontano dalle telecamere. Ha assistito in silenzio alle sentenze, alle polemiche, alle trasmissioni televisive e alle infinite discussioni sul delitto che ha sconvolto la sua famiglia. Ora, però, Marco Poggi ha deciso di parlare. Lo fa nell’intervista esclusiva concessa a Quarto Grado, il programma di Rete 4 condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, dove per la prima volta racconta il proprio punto di vista sulla nuova stagione del caso Garlasco.

A colpire non è soltanto il fatto che il fratello di Chiara abbia accettato di rompere un silenzio durato diciannove anni. A fare notizia sono soprattutto le parole con cui descrive quanto accaduto negli ultimi mesi, dopo la riapertura delle indagini che hanno portato Andrea Sempio a tornare al centro dell’inchiesta.

«Mi sono creato una bolla, poi si è detto di tutto»

Marco Poggi oggi vive lontano da Garlasco. Ha costruito la sua vita altrove, in Veneto, cercando di tenere il più possibile distante il clamore mediatico che continua a circondare la morte della sorella.

Nell’intervista racconta di avere vissuto per anni all’interno di una sorta di protezione personale. «Mi son sempre creato una bolla», spiega. Una barriera che però, secondo lui, è saltata nell’ultimo anno, quando il suo nome ha iniziato a comparire sempre più spesso all’interno di ricostruzioni, ipotesi e dibattiti pubblici.

«Si è detto di tutto. Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara», afferma.

Parole che fotografano il clima esplosivo che ha accompagnato la riapertura dell’inchiesta della Procura di Pavia e la nuova attenzione mediatica sul delitto del 13 agosto 2007.

L’accusa: «Potevano fermare certe piste»

Il passaggio più duro riguarda proprio le ipotesi che negli ultimi mesi hanno finito per coinvolgere indirettamente anche lui.

«Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male», dice Marco Poggi.

Poi arriva la frase destinata a far discutere. «Chi indagava poteva benissimo smorzare alcune piste».

Un’affermazione che sembra contenere una critica precisa verso chi, secondo il fratello della vittima, avrebbe potuto intervenire prima per smentire o ridimensionare ricostruzioni considerate prive di fondamento.

Negli ultimi mesi il suo nome è infatti comparso più volte in discussioni, teorie e sospetti rilanciati soprattutto sul web, nonostante non sia mai stato indagato e non sia mai emerso alcun elemento a suo carico.

La difesa di Andrea Sempio

L’intervista affronta inevitabilmente anche il rapporto con Andrea Sempio, amico storico di Marco Poggi e oggi unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia.

Anche nell’ultimo interrogatorio sostenuto davanti ai magistrati, il 6 maggio scorso, Marco ha confermato di non credere alla colpevolezza dell’amico. Una convinzione che continua a sostenere nonostante gli elementi investigativi raccolti dagli inquirenti.

Secondo la Procura, uno dei possibili moventi del delitto sarebbe legato alla presunta visione di alcuni video privati che ritraevano Chiara Poggi insieme ad Alberto Stasi. Marco Poggi ha però dichiarato di non avere mai visto Andrea Sempio guardare quel materiale e di non avere mai assistito a episodi simili.

Una posizione che continua a collocarlo su un binario differente rispetto alla ricostruzione accusatoria sviluppata dagli investigatori.

Diciannove anni dopo

L’intervista di Quarto Grado rappresenta un passaggio importante nel racconto pubblico del caso Garlasco. Non perché introduca nuove prove o nuovi elementi investigativi, ma perché offre finalmente la voce di una persona che per quasi due decenni aveva scelto di non parlare.

E la sensazione che emerge dalle sue parole è quella di un uomo stanco di vedere il proprio nome trascinato dentro una vicenda che continua a produrre sospetti, polemiche e nuove accuse.

Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi, Marco rompe il silenzio. E lo fa lanciando un messaggio preciso: il dolore per la perdita della sorella è rimasto immutato, ma altrettanto forte è il disagio per tutto ciò che, secondo lui, è stato costruito attorno a quella tragedia.