Il Regno Unito invita i cittadini a fare scorte di cibo e acqua: nei piani anche l’ipotesi di un attacco russo

Andy Burnham

Cibo in scatola, acqua in bottiglia e una riserva dei beni indispensabili per affrontare i primi giorni di un’emergenza. Il Regno Unito si prepara a chiedere ai cittadini di organizzare vere e proprie scorte domestiche, inserendole in una nuova strategia nazionale destinata ad aumentare la resilienza della popolazione davanti a crisi che possono avere origini molto differenti: dalle alluvioni alle siccità, dai grandi blackout provocati da attacchi informatici fino allo scenario più estremo, un’azione militare da parte di uno Stato ostile.

La nuova campagna sarà coordinata dal Cabinet Office e dovrebbe fornire indicazioni concrete alle famiglie su ciò che è opportuno conservare in casa e su come comportarsi qualora servizi essenziali, comunicazioni o rifornimenti dovessero interrompersi.

L’obiettivo non è soltanto proteggere i singoli cittadini. Se una parte consistente della popolazione fosse in grado di affrontare autonomamente la fase iniziale di un’emergenza, le autorità potrebbero concentrare uomini e risorse sulle persone più fragili e su chi non dispone dei mezzi necessari per provvedere a se stesso.

Acqua e cibo in casa per affrontare le emergenze

Il modello è quello della preparazione preventiva. Non aspettare che una crisi interrompa i rifornimenti, ma fare in modo che ogni famiglia disponga già di una quantità minima di acqua potabile, alimenti a lunga conservazione e altri prodotti indispensabili.

Non significa che Londra consideri imminente un conflitto. Il governo sta lavorando su una gamma molto più ampia di scenari che negli ultimi anni hanno mostrato quanto rapidamente possa interrompersi il normale funzionamento di una città o di un’intera regione.

Un attacco informatico potrebbe bloccare servizi pubblici e infrastrutture; un’alluvione isolare intere comunità; un’ondata di calore estrema provocare incendi e problemi alle reti energetiche. A questi rischi si aggiungono frane, siccità prolungate e precipitazioni eccezionali legate a un clima sempre più instabile. È soprattutto questa tipologia di eventi a essere considerata la minaccia più concreta.

Il clima resta il pericolo più probabile

Il primo ministro Andy Burnham aveva già insistito sulla vulnerabilità di molte comunità britanniche davanti alle inondazioni e sulla necessità di migliorare la capacità dello Stato di reagire alle emergenze.

All’inizio di agosto ha convocato una riunione del comitato Cobra, la struttura utilizzata dal governo britannico per coordinare la risposta alle crisi nazionali, durante una forte ondata di calore accompagnata dal rischio di incendi boschivi e dagli allarmi per la siccità.

La nuova strategia parte proprio dalla constatazione che fenomeni un tempo considerati eccezionali possono verificarsi con maggiore frequenza e produrre conseguenze immediate anche sulla vita quotidiana: disponibilità di acqua, energia elettrica, trasporti, telecomunicazioni e approvvigionamento alimentare. Ma accanto alla crisi climatica Londra sta aggiornando anche scenari decisamente più inquietanti.

Nei piani britannici entra anche un possibile attacco militare

Il governo starebbe infatti rivalutando internamente anche il livello di preparazione del Paese nell’eventualità di un attacco da parte di uno Stato ostile.

Il dossier assume inevitabilmente un significato particolare nel contesto dello scontro sempre più duro tra Russia e Paesi NATO e dopo le tensioni provocate dal sostegno militare britannico all’Ucraina, compresa la fornitura di missili a lungo raggio.

Prima di lasciare Downing Street, Keir Starmer aveva inoltre richiamato le valutazioni dell’intelligence occidentale secondo le quali la Russia potrebbe arrivare ad attaccare un Paese della NATO nell’arco di pochi anni.

Non si tratta di una previsione certa né dell’annuncio di un pericolo immediato per il territorio britannico. È però uno degli scenari che le autorità ritengono necessario contemplare nella pianificazione delle emergenze.

Dalla guerra ai cyberattacchi, Londra cambia strategia

Il principio alla base del nuovo piano è semplice: una società preparata regge meglio l’impatto iniziale di una crisi, qualunque ne sia la causa.

La richiesta ai britannici di conservare acqua e alimenti non va quindi letta esclusivamente come una preparazione alla guerra con la Russia. Il governo intende costruire un sistema capace di funzionare davanti a eventi molto differenti che condividono una conseguenza: la possibile interruzione improvvisa dei servizi sui quali milioni di persone fanno affidamento ogni giorno.

La novità è semmai che, accanto a incendi, alluvioni e cyberattacchi, Londra considera ormai anche un conflitto militare sufficientemente plausibile da entrare nei piani di resilienza nazionale. Ed è questo a rendere politicamente molto più significativa una raccomandazione apparentemente semplice come tenere qualche bottiglia d’acqua e alcune scatolette in più nella dispensa.