La fabbrica dei falsi di Putin: 906 fake news, 163 testate clonate e milioni di articoli per ingannare anche l’intelligenza artificiale

Vladimir Putin

Nella disinformazione russa non serve più inventare un giornale di propaganda e convincere qualcuno a leggerlo. È molto più efficace rubare l’identità di un giornale vero. Copiarne il logo, riprodurne i caratteri, imitare la grafica del sito e magari registrare un indirizzo Internet quasi identico all’originale. Poi basta pubblicare una notizia completamente falsa e lasciare che social network, account coordinati e siti compiacenti facciano il resto. Il lettore vede un marchio che conosce, riconosce l’aspetto di una testata autorevole e abbassa istintivamente le difese.

È una delle forme più insidiose assunte dalla disinformazione russa dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Un’indagine di NewsGuard, incrociata con il lavoro di altri gruppi e organismi che monitorano le interferenze straniere, ha censito 906 falsi articoli e servizi attribuiti abusivamente a 163 organizzazioni dell’informazione di 21 Paesi. Il fenomeno ha inoltre accelerato: i falsi attribuiti a marchi giornalistici conosciuti sono passati dai 44 individuati nella prima metà del 2025 ai 421 della prima metà del 2026, con un incremento dell’850 per cento.

Non parliamo soltanto di qualche fotomontaggio artigianale. Dietro questa offensiva operano strutture alle quali gli analisti hanno dato nomi ormai ricorrenti: Matrioska, Storm-1516 e Doppelganger. Cambiano le tecniche e il livello di sofisticazione, ma il principio rimane lo stesso: appropriarsi della credibilità costruita in decenni da qualcun altro e usarla per introdurre una menzogna nel dibattito pubblico. Il materiale fornito per questa inchiesta documenta proprio questa evoluzione, dalle copie delle testate ai falsi reportage, fino alla contaminazione dei sistemi automatici che cercano informazioni in rete.

Disinformazione russa: 906 falsi attribuiti a giornali autentici

L’elenco delle vittime aiuta a capire le dimensioni dell’operazione. Tra i marchi imitati compaiono BBC, Bloomberg, Politico, CNN ed Euronews. Quest’ultima risulta la più colpita nel censimento, con 82 contenuti falsamente attribuiti. Seguono numerose testate francesi e tedesche: Libération, BFMTV, Charlie Hebdo, France 24, Le Figaro, Le Parisien, Deutsche Welle e Frankfurter Allgemeine.

L’obiettivo non consiste necessariamente nel convincere milioni di persone della stessa bugia. Una campagna di questo genere può ottenere un risultato anche più sottile: rendere sempre più difficile distinguere ciò che una fonte autorevole ha realmente pubblicato da ciò che qualcuno le ha attribuito.

NewsGuard collega la maggior parte dei falsi censiti a tre operazioni di influenza russe. Matrioska punta soprattutto sulla quantità e produce continuamente brevi video che imitano i servizi delle emittenti occidentali. Storm-1516 lavora invece su costruzioni più elaborate: crea una storia, la attribuisce a un giornalista, una testata o un’organizzazione esistente e successivamente la spinge attraverso reti di account. Doppelganger ha fatto da apripista clonando siti occidentali e pubblicandovi contenuti contraffatti.

Viginum, l’organismo francese incaricato di contrastare le interferenze digitali straniere, ha analizzato 77 operazioni attribuite a Storm-1516. La sua conclusione merita attenzione: la struttura ha raggiunto un livello di maturità che le permette di reagire rapidamente all’attualità ma anche di sviluppare campagne di lungo periodo contro personalità e organizzazioni occidentali, comprese quelle coinvolte in appuntamenti elettorali. L’organismo francese considera Storm-1516 una forma di ingerenza digitale straniera e una minaccia importante per il dibattito pubblico francese ed europeo.

Il falso quotidiano italiano e la villa da 15 milioni mai comprata

Anche l’Italia è entrata nella macchina dei falsari. Uno degli esempi più istruttivi riguarda Édouard Philippe, ex primo ministro francese e candidato alle presidenziali del 2027.

Nell’agosto scorso è comparso in rete un articolo secondo il quale Philippe avrebbe comprato una villa in Sicilia per 15 milioni di euro. A prima vista sembrava un articolo di un grande quotidiano italiano. Ma il sito non apparteneva affatto a quel giornale.

Il trucco stava in poche lettere: il dominio contraffatto era Repupplica.com, costruito per assomigliare all’indirizzo autentico della testata. Il falso collegava inoltre l’acquisto della villa a un’indagine realmente esistente in Francia, ma che non aveva alcun rapporto con quell’immobile. È una tecnica particolarmente efficace: inserire una menzogna dentro una cornice composta da persone, vicende e procedimenti autentici. Il falso acquista così una parvenza di plausibilità. Le verifiche successive non hanno trovato alcuna prova dell’acquisto e la testata imitata ha confermato di non aver mai pubblicato quell’articolo.

La stessa identità giornalistica è servita per un’altra storia falsa, questa volta direttamente collegata all’Ucraina. Il contenuto sosteneva che la Polizia italiana avesse intensificato i controlli sulle comunità ucraine in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina a causa di presunte infiltrazioni terroristiche.

La campagna sulle Olimpiadi non si fermava lì. Gli analisti hanno individuato decine di contenuti che cercavano di rappresentare atleti, lavoratori e visitatori ucraini come criminali, disertori o potenziali fonti di disordine. Ancora una volta il bersaglio non era soltanto l’Ucraina: era la percezione dell’Ucraina dentro i Paesi occidentali che la sostengono.

Disinformazione russa, Matrioska e la catena di montaggio delle bufale

Matrioska segue una filosofia quasi industriale. Non cerca necessariamente il falso perfetto. Cerca il falso abbastanza credibile da circolare.

Produce brevi filmati che imitano servizi televisivi e contenuti giornalistici, poi li immette soprattutto su X e Telegram. Il vantaggio della strategia sta nella quantità. Un singolo video può fallire, ma una produzione continua moltiplica le possibilità che qualcosa superi il primo anello della catena, raggiunga utenti reali e trovi qualcuno disposto a rilanciarlo.

L’altra caratteristica rende il meccanismo ancora più perverso. Secondo Viginum, Matrioska e Storm-1516 hanno anche cercato di sovraccaricare giornalisti e fact-checker, inviando loro contenuti sospetti e chiedendo di verificarli. Ogni bufala produce così un doppio effetto: diffonde disinformazione e costringe chi deve smontarla a consumare tempo e risorse.

La falsità, insomma, costa pochissimo a chi la produce. Dimostrare pubblicamente che si tratta di una falsità costa molto di più.

Disinformazione russa: Storm-1516 punta alla politica

Storm-1516 rappresenta il livello successivo. Non punta soltanto a fabbricare un contenuto contraffatto: costruisce una narrazione.

Il rapporto 2026 del Servizio europeo per l’azione esterna descrive Storm-1516 come una delle infrastrutture filorusse più attive nel tentativo di penetrare nel dibattito pubblico autentico. Nel 2025 la rete ha quasi raddoppiato la propria produzione rispetto all’anno precedente e ha ampliato la propria infrastruttura attraverso centinaia di siti destinati a pubblici diversi. I contenuti analizzati possono ottenere da migliaia a milioni di visualizzazioni.

Le campagne prendono spesso di mira personalità politiche occidentali. Secondo NewsGuard, tra gennaio 2025 e febbraio 2026 Storm-1516 ha diffuso decine di false affermazioni rivolte in particolare contro Francia e Germania, generando attraverso post e articoli un’enorme esposizione potenziale sui social.

Le tecniche possono diventare brutali. Nel materiale analizzato compaiono false accuse contro Volodymyr Zelensky, storie inventate sulla moglie Olena Zelenska e calunnie contro leader europei. Al candidato francese Édouard Philippe non hanno attribuito soltanto la villa siciliana: un sito clone ha diffuso anche la falsa notizia di una grave forma di demenza frontotemporale che avrebbe compromesso la sua candidatura. Il suo ufficio stampa ha smentito la storia e annunciato iniziative legali.

Il principio rimane costante: colpire una persona reale con un contenuto falso presentato attraverso un contenitore apparentemente autorevole.

Disinformazione russa: il bersaglio sono anche le elezioni

Qui la disinformazione smette definitivamente di essere soltanto un problema giornalistico. Diventa un problema democratico.

Il materiale esaminato documenta falsi costruiti intorno a competizioni elettorali europee e attribuiti a media riconoscibili. Nel marzo 2026, per esempio, un falso articolo presentato come contenuto di Euronews attribuiva al politico ungherese Péter Magyar un insulto contro Donald Trump.

Viginum osserva che Storm-1516 prende di mira personalità e organizzazioni europee e nordamericane anche in prossimità di importanti processi elettorali. Il punto, tuttavia, richiede una distinzione fondamentale: documentare un’operazione di influenza non significa dimostrare che quell’operazione abbia cambiato il voto. Lo stesso organismo francese sottolinea quanto sia difficile misurare l’impatto reale sul dibattito pubblico, pur registrando casi nei quali le narrazioni hanno ottenuto grande visibilità e sono arrivate fino a personalità politiche di primo piano.

È un limite importante dell’inchiesta e va mantenuto. Sappiamo quanto materiale viene prodotto. Possiamo ricostruire una parte dei circuiti attraverso cui viaggia. Possiamo misurare visualizzazioni e rilanci. Molto più difficile è stabilire quante persone abbiano creduto davvero a una storia falsa e, soprattutto, se quella storia abbia modificato una scelta politica.

La nuova arma è l’intelligenza artificiale

Ed eccoci alla parte forse più inquietante dell’intera storia.

Per anni abbiamo pensato alla propaganda digitale come a qualcosa destinato agli esseri umani: un falso articolo deve convincere un lettore, un video deve ingannare uno spettatore, un post deve essere condiviso da qualcuno.

Ora esiste un secondo pubblico: le macchine.

La rete filorussa Pravda comprende, secondo NewsGuard, circa 280 siti e nel solo 2025 avrebbe pubblicato approssimativamente 6,3 milioni di articoli, rilanciando 115 false affermazioni in una quantità enorme di pagine.

Per capire la scala basta dividere quei 6,3 milioni per i 365 giorni dell’anno: significa oltre 17 mila pubblicazioni al giorno.

A cosa serve una quantità simile?

Una delle preoccupazioni degli analisti riguarda proprio l’intelligenza artificiale. I motori di ricerca e molti sistemi generativi cercano, sintetizzano o utilizzano enormi quantità di materiale disponibile online. Se una falsità compare una volta su un oscuro sito, ha poche possibilità di sembrare autorevole. Se la stessa affermazione viene replicata migliaia di volte, tradotta in molte lingue e rilanciata da una galassia di domini, il rumore informativo cambia scala.

Il rapporto 2026 del Servizio europeo per l’azione esterna parla esplicitamente del rischio di LLM grooming: l’inondazione dell’ambiente informativo con contenuti multilingue di bassa qualità può mirare a condizionare le fonti che i sistemi di intelligenza artificiale incontrano e utilizzano. Lo stesso rapporto precisa però che molta della produzione generata con IA resta qualitativamente modesta e registra un coinvolgimento organico limitato.

Disinformazione russa: quando la bufala entra nella risposta dell’IA

Non si tratta soltanto di un rischio teorico.

Nell’aprile 2026 la rete Pravda ha rilanciato in dodici lingue una storia attribuita falsamente al settimanale francese Le Point. Secondo quella ricostruzione, 20 mila soldati ucraini trasferiti in Francia per ricevere cure mediche avrebbero disertato e sarebbero entrati nella criminalità organizzata.

Le Point non aveva mai pubblicato quella notizia. Il materiale fornito per questa inchiesta ricorda inoltre che i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità indicavano numeri di evacuati incompatibili con quella narrazione. Eppure NewsGuard ha documentato casi nei quali sistemi basati sull’intelligenza artificiale hanno ripreso la falsa affermazione.

Un’altra verifica di NewsGuard ha rilevato che anche un chatbot aveva ripetuto la storia dei 20 mila militari attribuendole credibilità e citando come fonte un sito appartenente alla rete Pravda invece di controllare se Le Point avesse davvero pubblicato l’articolo.

Qui il meccanismo raggiunge un livello completamente nuovo. La propaganda non deve più necessariamente convincere direttamente il cittadino. Può cercare di convincere il sistema al quale il cittadino chiederà che cosa sia vero.

Loghi rubati, voci clonate e giornalisti che non esistono

L’intelligenza artificiale offre inoltre alla fabbrica dei falsi strumenti di produzione sempre più economici.

Un’immagine può essere generata in pochi secondi. Una voce può essere clonata. Un presentatore inesistente può leggere una notizia inventata. Un sito può replicare automaticamente centinaia di pagine. Una stessa storia può comparire quasi simultaneamente in decine di lingue.

Tra i casi censiti compare un falso video costruito con la grafica di Fox News nel quale una voce sintetica sosteneva che la presidenza americana avesse proibito lo slogan ucraino «Slava Ukraini». Un software specializzato ha attribuito con probabilità del 99 per cento quella voce a un sistema di clonazione tramite IA.

Il rapporto europeo conferma che l’audio sintetico non rappresenta più un esperimento marginale nelle operazioni di manipolazione osservate: nel 2025 gli attori ostili hanno utilizzato tecniche di clonazione vocale sempre più avanzate.

L’obiettivo finale potrebbe essere farci dubitare di tutto

Esiste infine un effetto ancora più difficile da misurare. Forse non occorre che tutti credano alla propaganda. Può bastare che nessuno sappia più a cosa credere.

Quando un lettore scopre che qualcuno può copiare perfettamente la pagina di un quotidiano, imitare un servizio televisivo, clonare la voce di un personaggio pubblico e costruire un falso sito quasi indistinguibile dall’originale, cambia il rapporto stesso con l’informazione.

Una notizia autentica può sembrare falsa. Una smentita può apparire come un’altra manipolazione. Il marchio di una testata non garantisce più automaticamente che quel contenuto provenga davvero dalla sua redazione.

È proprio questo uno dei danni indicati dagli esperti: chi subisce l’usurpazione deve impiegare tempo e credibilità per dimostrare di non aver mai scritto qualcosa che porta il suo nome, il suo logo e la sua grafica.

La quantità, però, non deve essere confusa con l’efficacia. Viginum ha osservato che alcune campagne Matrioska hanno mostrato una capacità limitata di modificare realmente le opinioni e che, paradossalmente, in qualche caso sono stati proprio media e fact-checker ad aumentarne involontariamente la visibilità parlandone.

È probabilmente questa la conclusione più importante. La macchina della disinformazione russa esiste, produce su scala industriale e utilizza tecniche sempre più sofisticate. Ma attribuirle automaticamente il potere di manipolare milioni di persone significherebbe concederle un’efficacia che i dati, almeno per ora, non consentono di dimostrare.

Il pericolo documentato è un altro e forse ancora più profondo: rendere l’ecosistema informativo talmente affollato di copie, falsi, imitazioni e contenuti sintetici da aumentare continuamente il costo necessario per stabilire che cosa sia autentico.

Prima bisognava verificare una notizia. Adesso, sempre più spesso, bisogna verificare anche chi l’ha pubblicata davvero.