I partiti arabi avranno la possibilità di partecipare alle prossime elezioni israeliane. La Corte suprema ha stabilito all’unanimità l’invalidamento della decisione assunta dal Comitato elettorale del Parlamento, controllato dalla maggioranza di destra a sostegno del governo Netanyahu, che aveva stabilito l’esclusione dalle liste elettorali dei rappresentanti della popolazione di origine palestinese, pari al venti per cento dei cittadini israeliani.
A seguito della sentenza, la Lista araba unita e la Joint list composta dai movimenti Hadash, Balad e Ta’al saranno regolarmente ai nastri di partenza. Tra i candidati figura anche Ofer Cassif, deputato del partito misto Hadash precedentemente escluso con l’accusa di sostegno al terrorismo. Al contrario, Sami Abu Shehadeh ha scelto di ritirarsi dopo le polemiche scaturite da una lettera diffusa a seguito degli eventi del sette ottobre 2023. Proprio la sua uscita di scena ha spianato la strada al via libera definitivo per le formazioni politiche coinvolte.
Un clima politico teso e l’impatto del governo di destra
Sebbene il confronto sulla presenza delle componenti arabe rappresenti una costante nella storia elettorale del Paese, il livello dello scontro non aveva mai raggiunto vette cosi aspre. Le tensioni sono il risultato di un progressivo spostamento a destra della società israeliana, fenomeno acuito dalle conseguenze del sette ottobre e dall’operato dell’attuale esecutivo, considerato il più a destra nella storia della nazione.
La decisione dei giudici non cancella comunque i forti timori legati al sereno svolgimento delle consultazioni. Tra i cittadini di origine palestinese resta elevata la preoccupazione per possibili episodi di intimidazione e violenza, con particolare attenzione all’operato delle forze dell’ordine guidate dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, esponente della destra radicale.
Gli scenari post-elettorali e il nodo delle alleanze con i partiti arabi
Sul fronte politico resta aperto il tema di un’eventuale partecipazione delle forze arabe a una futura coalizione di governo alternativa a quella uscente. Il leader dell’opposizione Gadi Eisenkot ha al momento escluso l’ipotesi di formare una compagine governativa sostenuta direttamente dalle liste arabe.
Ciononostante, secondo la gran parte delle analisi diffuse dai quotidiani internazionali e locali, appare assai difficile che lo schieramento avverso alla maggioranza attuale riesca a raggiungere i numeri necessari per governare senza il fondamentale contributo dei seggi assegnati ai rappresentanti della comunità araba.







