Mosca, la bomba al ristorante Balzi Rossi era per il generale Chayko: la guerra segreta ucraina arriva nel cuore della capitale

Droni Mosca

Una festa di compleanno per uno dei generali più discussi della guerra in Ucraina, decine di veicoli militari parcheggiati davanti a un ristorante italiano di lusso nel centro di Mosca e una donna che si presenta all’ingresso con un pacco. La guardia la ferma, l’ordigno esplode e trasforma il Balzi Rossi in un nuovo fronte della guerra clandestina tra Kiev e il Cremlino.

L’obiettivo dell’attentato del primo agosto sarebbe stato il colonnello generale Alexander Chayko, comandante delle Forze aerospaziali russe e figura legata alla prima fase dell’invasione dell’Ucraina. Una fonte informata ha confermato al Kyiv Independent che la bomba puntava proprio a lui, mentre i media russi e internazionali hanno ricostruito la presenza nel locale di numerosi ufficiali riuniti per festeggiare il suo cinquantacinquesimo compleanno.

Chayko sarebbe uscito vivo dall’attacco. La figlia Maria avrebbe riportato ferite, mentre il marito Daniil Peredriy sarebbe morto nell’esplosione. Il bilancio complessivo, aggiornato nelle ore successive, parla di almeno cinque vittime e 19 feriti. Le autorità russe non hanno ancora diffuso una ricostruzione completa né indicato ufficialmente i mandanti.

Il generale accusato per Bucha nel mirino della bomba

Nel 2022 Chayko guidava le forze russe impegnate nell’avanzata da nord verso Kiev. Le autorità ucraine e diverse ricostruzioni giornalistiche lo collegano alla catena di comando delle unità che operarono nell’area di Bucha, dove dopo il ritiro russo emersero centinaia di civili uccisi. Per questo Kiev lo ha inserito tra gli ufficiali considerati responsabili di crimini di guerra e tra gli obiettivi più importanti dell’apparato militare russo.

La sera dell’attentato il generale avrebbe scelto il Balzi Rossi per festeggiare il compleanno con la famiglia, alti ufficiali e personalità vicine all’apparato statale. Testimoni hanno segnalato numerosi mezzi con targhe nere, utilizzate dalle Forze armate e da altri corpi di sicurezza russi, parcheggiati nei pressi del ristorante. La presenza di una scorta rafforzata e il carattere riservato del ricevimento rendono difficile considerare casuale la scelta del bersaglio.

L’ordigno è esploso intorno alle 20, mentre una donna tentava di entrare nella struttura portando con sé un pacco confezionato come un regalo. Una guardia di sicurezza ha notato qualcosa di sospetto e l’ha bloccata prima che raggiungesse la sala della festa. L’esplosione ha ucciso la donna, l’addetto alla sicurezza e un ospite; altre due persone sono morte successivamente per le ferite riportate.

La donna potrebbe non sapere di portare una bomba

Gli investigatori russi valutano l’ipotesi che la donna non fosse una kamikaze consapevole. Secondo le prime ricostruzioni attribuite a Kommersant, qualcuno potrebbe averle affidato il pacco senza rivelarle che conteneva un ordigno e aver fatto esplodere la bomba a distanza quando la guardia ha tentato di controllarlo.

L’ordigno avrebbe contenuto circa un chilogrammo di esplosivo e numerose sfere o frammenti metallici progettati per aumentare il numero delle vittime. Il meccanismo ricorda l’attentato che nell’aprile 2023 uccise a San Pietroburgo il blogger nazionalista Vladlen Tatarsky: anche in quel caso una donna consegnò un oggetto esplosivo durante un evento pubblico, sostenendo successivamente di non conoscere la reale natura del pacco.

La “kamikaze involontaria” offre agli organizzatori un duplice vantaggio: permette di superare più facilmente i controlli e cancella immediatamente uno dei principali testimoni dell’operazione. Nel caso del Balzi Rossi, la guardia avrebbe impedito alla donna di portare l’ordigno fino al tavolo del generale, limitando probabilmente gli effetti dell’esplosione e salvando Chayko.

Una dimostrazione di forza nel centro protetto di Mosca

Anche senza avere eliminato il generale, l’attacco rappresenta una dimostrazione di capacità operativa. Gli attentatori hanno individuato il luogo e l’orario di un evento privato, conoscevano la presenza di Chayko e sono riusciti a far arrivare l’esplosivo davanti all’ingresso nonostante la scorta aggiuntiva e il dispiegamento di uomini e mezzi.

La bomba colpisce inoltre un locale simbolico, frequentato dall’élite politica, economica e militare della capitale. Il Balzi Rossi si trova al piano terra di uno dei grandi edifici staliniani di piazza Kudrinskaya, a poca distanza dal centro del potere russo. Portare un ordigno fin lì significa mostrare che neppure i vertici dell’apparato militare possono considerarsi completamente al sicuro nelle retrovie.

Negli ultimi mesi la guerra segreta ha moltiplicato gli attentati contro comandanti, ufficiali dell’intelligence e dirigenti dell’industria bellica su entrambi i lati del fronte. A luglio colpi d’arma da fuoco hanno gravemente ferito Andrey Cherezov, dirigente di un’azienda russa produttrice di droni. A Kiev un killer ha invece ucciso Ivan Voronich, colonnello del Servizio di sicurezza ucraino. L’attacco contro Chayko si inserisce in questa catena di operazioni mirate che porta il conflitto lontano dalle trincee e dentro le città.

Mosca accusa Kiev, l’Ucraina non rivendica

L’ambasciata russa in Italia ha accusato direttamente l’Ucraina, sostenendo che i responsabili volessero colpire anche gli italiani che lavorano in Russia e intimidirli attraverso l’attacco a un ristorante italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha respinto questa interpretazione, definendola una ricostruzione falsa e negando che l’Italia rappresentasse il bersaglio dell’operazione.

Le autorità ucraine non hanno rivendicato l’attentato e non hanno commentato pubblicamente il coinvolgimento dei propri servizi. Una fonte citata dal Kyiv Independent ha confermato soltanto che Chayko costituiva il bersaglio della bomba, senza fornire dettagli sugli esecutori o sull’esito dell’operazione.

La pista ucraina resta quindi la principale ipotesi, ma non rappresenta ancora una conclusione ufficiale dell’inchiesta. Anche Le Monde sottolinea che gli investigatori non hanno escluso definitivamente scenari differenti, dal terrorismo di altra matrice a una vendetta interna o criminale. La storia militare di Chayko, la presenza della sua festa nel locale e le modalità dell’attacco rendono però il collegamento con la guerra molto più consistente di una semplice suggestione.

L’Italia finisce nella guerra di propaganda

Il coinvolgimento italiano riguarda il ristorante e il suo chef, Carmine Alfieri, non il bersaglio dell’attentato. Il cuoco napoletano e il personale risultano fuori pericolo, anche se profondamente scossi. L’esplosione ha però offerto a Mosca l’occasione per costruire una narrazione politica destinata al pubblico italiano: Kiev non colpirebbe soltanto i militari russi, ma metterebbe in pericolo anche lavoratori e attività del nostro Paese.

Roma ha reagito immediatamente per evitare che questa lettura attecchisse. La festa privata, la presenza di Chayko, le scorte militari e la fonte ucraina che indica il generale come obiettivo mostrano che il nome italiano del locale non ha determinato la scelta del bersaglio. La bomba cercava un uomo dell’apparato bellico russo e ha trovato davanti a sé una guardia che ha impedito alla portatrice di raggiungerlo.

L’operazione non ha ottenuto il risultato massimo, ma ha comunque inviato un messaggio chiarissimo. I servizi o le strutture clandestine capaci di organizzare l’attacco conoscevano gli spostamenti di uno dei generali più protetti della Russia, hanno attraversato le difese della capitale e hanno portato la guerra fino alla porta della sua festa di compleanno.