Riconoscimento facciale, Meloni tira dritto: bocciata la linea garantista di Forza Italia, decide ancora il pm

Giorgia Meloni, Ipa

Il governo Meloni non cambia rotta e porta avanti il decreto legislativo destinato ad ampliare l’utilizzo del riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale nelle attività di polizia. Nonostante i rilievi della Commissione europea e le resistenze emerse nella stessa maggioranza, Palazzo Chigi ha scelto di mantenere una linea che attribuisce ancora ai pubblici ministeri il potere di autorizzare l’identificazione biometrica in tempo reale. Una decisione che ha fatto tramontare il tentativo di Forza Italia di introdurre una garanzia ulteriore attraverso il coinvolgimento di un giudice terzo.

Fratelli d’Italia impone la propria linea

Lo scontro si è consumato in Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, chiamata a esprimere il parere finale sul decreto di recepimento dell’AI Act. La relatrice di Forza Italia, Cristina Rossello, aveva predisposto un testo favorevole ma accompagnato da alcune osservazioni, tra cui la richiesta di affidare le autorizzazioni al giudice per le indagini preliminari, considerato una figura di maggiore terzietà rispetto al pubblico ministero.

Prima dell’inizio della seduta, però, i deputati di Fratelli d’Italia Antonio Giordano e Lucrezia Mantovani hanno chiesto un confronto riservato con la relatrice. Dopo circa mezz’ora di discussione, il parere è stato modificato. Il riferimento esplicito al Gip è scomparso e al suo posto è comparsa la più generica espressione “magistrato”, formula che non esclude il mantenimento delle autorizzazioni in capo ai procuratori.

L’Europa chiedeva maggiori garanzie

Il punto contestato riguarda l’articolo 8 del decreto, che disciplina l’impiego del riconoscimento facciale in tempo reale nelle indagini di polizia.

L’AI Act europeo prevede infatti che l’autorizzazione debba arrivare da un’autorità giudiziaria oppure da un’autorità amministrativa indipendente, proprio per garantire un controllo esterno rispetto agli investigatori. Da qui la proposta avanzata da Forza Italia di affidare il via libera al Gip, soluzione ritenuta più coerente con il principio di imparzialità richiesto dalla normativa europea.

Con la modifica imposta da Fratelli d’Italia quella indicazione è stata eliminata, lasciando spazio a un’interpretazione che potrebbe consentire ai pubblici ministeri di continuare a svolgere il ruolo autorizzativo.

Forza Italia costretta a fare marcia indietro

Il confronto rappresenta anche un nuovo segnale dei rapporti di forza all’interno della maggioranza. Nelle settimane precedenti gli esponenti azzurri, guidati da Enrico Costa, Paolo Emilio Russo e dal viceministro Francesco Paolo Sisto, avevano lavorato a una soluzione più garantista, insistendo anche sul fatto che il riconoscimento facciale dovesse mantenere esclusivamente un valore indiziario e non costituire una prova automatica.

Alla fine, però, la posizione di Palazzo Chigi ha prevalso. Il parere approvato dalla Commissione risulta infatti più morbido rispetto alle versioni elaborate in precedenza e recepisce soltanto in parte le richieste avanzate dagli azzurri.

Privacy e sicurezza tornano a scontrarsi

La scelta del governo riporta al centro un dibattito destinato a proseguire anche dopo il via libera definitivo del decreto. Da una parte c’è chi ritiene indispensabile mettere a disposizione delle forze dell’ordine strumenti tecnologici sempre più avanzati per contrastare criminalità e terrorismo. Dall’altra restano forti le preoccupazioni di chi teme un ampliamento dei poteri di sorveglianza dello Stato, soprattutto quando l’identificazione biometrica può avvenire in tempo reale negli spazi pubblici.

Proprio su questo punto Bruxelles aveva invitato gli Stati membri a limitare il ricorso al riconoscimento facciale, prevedendo controlli rigorosi e autorizzazioni affidate ad autorità realmente indipendenti. La scelta dell’esecutivo italiano sembra invece seguire una strada diversa, destinata con ogni probabilità ad alimentare nuove polemiche sia sul piano politico sia su quello giuridico.