«Non è possibile che sia stato un incidente». Nel giallo della ricina di Pietracatella, mentre gli investigatori continuano a ricostruire gli ultimi giorni di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, arriva una presa di posizione netta dall’interno della famiglia. A parlare è Giovanna Campolieti, cognata di Antonella, che respinge l’ipotesi di una tragica fatalità ma, nello stesso tempo, ribadisce pubblicamente la fiducia in Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: «Abbiamo fiducia in Gianni».
Due frasi destinate inevitabilmente a pesare nel racconto di una vicenda che, a nove mesi dalla morte di madre e figlia, resta ancora senza una soluzione. La Procura di Larino procede contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno, mentre Squadra Mobile e Sco continuano a lavorare su telefoni, computer, incontri e relazioni delle vittime. La famiglia, almeno nelle parole della cognata di Antonella, sembra però avere una certezza: quello che accadde tra Natale e la fine di dicembre del 2025 non sarebbe stato un incidente.
«All’inizio pensavamo fossero state le cozze»
Giovanna Campolieti ha raccontato anche le prime ore di quella tragedia, quando nessuno poteva immaginare che dietro i malori di Antonella e Sara potesse esserci una sostanza letale come la ricina. Inizialmente si pensò a qualcosa di molto più comune: «Alle cozze», ha ricordato la donna parlando delle prime ipotesi sull’origine dei sintomi. Poi il quadro cambiò completamente.
Le indagini portarono alla ricina e quella che poteva sembrare una drammatica intossicazione diventò un caso giudiziario sul quale la Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario. «Non è possibile che sia stato un incidente. Attendiamo. Abbiamo fiducia negli inquirenti e aspettiamo quello che ci dicono», ha spiegato Campolieti, affidando poi a poche parole il senso dell’attesa della famiglia: «Ci sarà la verità. Per loro che non ci sono più, non per noi».
Pietracatella, la famiglia su Gianni Di Vita: «Abbiamo fiducia in lui»
C’è però un altro passaggio particolarmente significativo nelle dichiarazioni della donna. Alla domanda su Gianni Di Vita, Campolieti risponde senza esitazioni: «Abbiamo fiducia in Gianni». Di Vita, è importante ricordarlo, non risulta indagato ed è parte offesa nel procedimento. Negli ultimi giorni il suo nome è tornato ripetutamente nelle cronache perché gli investigatori hanno svolto una serie di attività negli ambienti a lui collegati.
Il commercialista è entrato e uscito dalla Questura di Campobasso tre volte nell’arco di poche ore, mentre il 29 settembre gli investigatori hanno effettuato verifiche nei suoi due studi professionali, a Campobasso e Pietracatella. Di Vita avrebbe consegnato spontaneamente computer e dispositivi elettronici sui quali adesso si concentrano gli accertamenti.
Gli investigatori hanno inoltre lavorato nella sua abitazione, dove hanno sequestrato una borsa appartenuta ad Antonella. Uno degli aspetti da chiarire riguarda la possibilità che quella borsa sia stata utilizzata per trasportare una borraccia finita a sua volta sotto sequestro e al centro degli accertamenti sulla possibile contaminazione.
La pista familiare-passionale e gli ultimi contatti di Antonella
Gli investigatori stanno ricostruendo soprattutto la rete di rapporti che circondava Antonella nelle settimane e nei giorni immediatamente precedenti alla morte. Tra le piste prese in considerazione resta quella familiare-passionale, anche se allo stato delle indagini non risultano contestazioni nei confronti di persone specifiche e il procedimento rimane contro ignoti.
Proprio nelle ultime ore è emerso un altro elemento. Antonella avrebbe incontrato il 22 dicembre 2025 un uomo nell’ufficio nel quale lavorava insieme al marito. Con quella stessa persona avrebbe avuto una corrispondenza via chat proseguita anche quando aveva già iniziato ad accusare i primi sintomi.
I messaggi sarebbero continuati il 25 e il 26 dicembre, circostanza che rende quelle conversazioni particolarmente interessanti per gli investigatori impegnati a ricostruire minuto per minuto gli ultimi giorni della cinquantenne. L’uomo sarebbe una persona vicina alla famiglia o comunque a persone della cerchia dei Di Vita e nelle ultime ore è stato ascoltato dagli investigatori. La sua posizione, sulla base delle informazioni disponibili, non risulta quella di un indagato.
Quella deposizione «interessante e significativa»
Proprio sull’ultima audizione che emerge un particolare destinato ad alimentare l’attenzione sull’inchiesta. La persona convocata sarebbe stata fatta entrare e uscire dalla Questura attraverso un ingresso secondario, lontano dalla zona nella quale si trovavano i cronisti. Il colloquio con gli investigatori sarebbe durato a lungo e nulla è trapelato sulle domande formulate né sulle risposte fornite.
Ma da fonti qualificate la deposizione sarebbe stata definita «interessante e significativa». Una formula che non consente di trarre conclusioni sul contenuto dell’audizione, ma conferma quanto gli investigatori stiano concentrando l’attenzione sulla rete di rapporti personali e sulle comunicazioni di Antonella. Il punto da chiarire non riguarda soltanto chi frequentasse la donna. Bisogna stabilire chi abbia avuto contatti con lei nelle ore decisive, chi conoscesse le sue abitudini e chi potesse avere accesso agli oggetti utilizzati da Antonella e Sara.
Pietracatella: il mistero della ricina resta senza risposta
Resta soprattutto la domanda fondamentale: come è entrata la ricina nell’organismo di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita? Una risposta definitiva dovrà arrivare anche dagli accertamenti scientifici. Il Robert Koch Institut di Berlino, che sta effettuando analisi sulla sostanza, ha chiesto una proroga di 30 giorni rispetto al termine inizialmente previsto per il primo ottobre.
È uno slittamento che prolunga l’attesa, ma quegli esami potrebbero aiutare gli investigatori a comprendere il percorso del veleno e a verificare le ipotesi formulate negli ultimi mesi. Nel frattempo l’inchiesta procede su due binari che dovranno necessariamente incontrarsi: quello scientifico, per stabilire dove fosse la ricina e attraverso quale veicolo sia stata assunta, e quello investigativo, per ricostruire persone, incontri, messaggi e movimenti attorno alle due vittime.
Mentre questo lavoro continua che dalla famiglia arriva una frase destinata a segnare una nuova giornata del giallo di Pietracatella. Per Giovanna Campolieti non fu una fatalità: «Non è possibile che sia stato un incidente». Ma sulla persona che inevitabilmente ha vissuto più da vicino la tragedia, Gianni Di Vita, la cognata di Antonella non lascia spazio a equivoci: «Abbiamo fiducia in Gianni».







