Pietracatella, «tradimenti e una donna che ha manipolato tutto»: il nonno di Sara rompe il silenzio. «Sanno chi è l’assassino»

Ricina a Pietracatella

Tradimenti, una donna che avrebbe avuto un ruolo nel «manipolare» ciò che è accaduto e due nuovi interrogatori fissati per domani. Ma soprattutto un’indiscrezione clamorosa: gli investigatori sarebbero ormai convinti di sapere chi ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita. A nove mesi dal duplice avvelenamento con la ricina, il giallo di Pietracatella potrebbe essere arrivato a una delle fasi decisive dell’inchiesta.

A scuotere ancora una volta il caso è stato questo pomeriggio Gianluigi Nuzzi a Dentro la Notizia, con un’intervista esclusiva a Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara. L’uomo non ha soltanto ribadito di non credere alla contaminazione accidentale. Ha parlato apertamente di tradimenti e soprattutto di una donna che, secondo la sua convinzione, avrebbe «manipolato» quanto accaduto.

Sono parole pesantissime, che rappresentano le convinzioni del familiare delle vittime e non una conclusione giudiziaria. Arrivano però mentre gli investigatori continuano a scavare nei rapporti personali e sentimentali attorno alla famiglia Di Vita. Intanto la Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Nelle scorse settimane erano già emersi elementi che orientavano sempre più l’inchiesta verso l’omicidio.

Pietracatella, il nonno parla di tradimenti e di una donna

È questo il passaggio nuovo che può imprimere un’accelerazione al caso. Salvatore Di Ielsi aveva già manifestato pubblicamente i propri dubbi sulla possibilità che Antonella e Sara fossero morte per una contaminazione accidentale. Adesso, davanti alle telecamere di Dentro la Notizia, va oltre. Collega le proprie convinzioni anche alla situazione sentimentale che esisteva attorno alla famiglia.

Il tema non nasce dal nulla. Da mesi gli investigatori ricostruiscono tensioni, rapporti personali e confidenze precedenti alla tragedia. È emerso che Antonella stava pensando alla separazione da Gianni Di Vita. Ne aveva parlato con un’amica e le aveva anche chiesto aiuto per trovare un avvocato divorzista.

Gli investigatori avevano messo sotto la lente proprio le prime dichiarazioni di questa donna. Il suo racconto, infatti, non avrebbe restituito completamente il quadro delle tensioni esistenti nella coppia. Le conversazioni recuperate in seguito avevano mostrato che Antonella le aveva confidato i propri problemi matrimoniali.

Da quel momento la sfera sentimentale ha assunto un peso crescente nell’inchiesta. Ora le parole del padre di Antonella sui «tradimenti» aggiungono un nuovo tassello. Resta però essenziale distinguere ciò che sostiene Salvatore Di Ielsi da quanto gli investigatori hanno effettivamente accertato.

La pista passionale e la donna vicina a Gianni Di Vita

Da tempo l’attenzione degli investigatori si concentra anche su una docente, amica da anni di Gianni Di Vita. Gli inquirenti l’hanno ascoltata più volte come persona informata sui fatti. A settembre la donna è rimasta per circa quattro ore negli uffici della Questura di Campobasso.

Gli investigatori hanno sentito anche suo marito e hanno progressivamente allargato gli accertamenti alla loro cerchia di conoscenze. Nei giorni scorsi sono proseguiti i colloqui con persone vicine ai protagonisti della vicenda. L’obiettivo è ricostruire con precisione rapporti, confidenze e possibili tensioni precedenti alla morte di Antonella e Sara.

Questo non significa che gli inquirenti abbiano dimostrato pubblicamente l’esistenza di una relazione extraconiugale. Né esistono, allo stato attuale, accuse di responsabilità nella morte di madre e figlia nei confronti della docente. Le persone ascoltate in questi mesi hanno fornito informazioni agli investigatori e l’inchiesta per il duplice omicidio resta formalmente contro ignoti.

È però proprio all’interno di questa rete di amicizie, rapporti e possibili tensioni sentimentali che gli investigatori stanno cercando le risposte mancanti.

Domani altri due interrogatori: il cerchio si stringe?

La nuova giornata decisiva potrebbe essere quella di domani, 8 ottobre. Secondo quanto anticipato da Dentro la Notizia, gli investigatori ascolteranno altre due persone vicine alla famiglia.

Non si tratta di un’attività isolata. Soltanto nelle ultime settimane la Squadra Mobile ha convocato numerose persone e le audizioni hanno ormai coinvolto una parte consistente della rete familiare e delle conoscenze delle vittime.

Gli investigatori cercano soprattutto di ricostruire una catena precisa. Vogliono capire chi abbia procurato o preparato la ricina, come sia arrivata nella casa di Pietracatella e chi possa averla materialmente somministrata. Sono le domande attorno alle quali ruota ormai il cuore dell’inchiesta.

E adesso arriva l’indiscrezione più forte.

«Gli investigatori sarebbero convinti di sapere chi è l’assassino»

Secondo quanto riferito questo pomeriggio da Gianluigi Nuzzi a Dentro la Notizia, gli inquirenti sarebbero convinti di avere ormai individuato il nome dell’assassino.

La Procura di Larino non ha confermato ufficialmente questo punto. Per questo l’indiscrezione richiede ancora prudenza. Se trovasse conferma, però, segnerebbe un cambio di fase fondamentale nell’inchiesta. Gli investigatori non starebbero più cercando soltanto di capire se qualcuno abbia avvelenato volontariamente Antonella e Sara. Il lavoro potrebbe essersi spostato sulla ricerca degli elementi necessari a dimostrare una responsabilità precisa.

Questo scenario appare coerente con la direzione presa dall’indagine nelle ultime settimane. Già a settembre erano emersi elementi che rendevano sempre più concreta l’ipotesi del duplice omicidio premeditato.

Gli investigatori hanno invece smentito un’altra indiscrezione circolata nei giorni scorsi. Non avrebbero individuato un computer o un indirizzo IP di Pietracatella dal quale qualcuno avrebbe cercato online come preparare la ricina. La Procura e la Squadra Mobile hanno escluso di avere acquisito un elemento del genere.

Antonella e Sara uccise dalla ricina: adesso si cerca chi l’ha portata in casa

Gli accertamenti scientifici hanno chiarito un punto fondamentale: Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per un’intossicazione acuta da ricina. Gli esami tossicologici hanno confermato la presenza del veleno nelle vittime. Nei campioni ematici di Gianni Di Vita, invece, le analisi non hanno rilevato la sostanza. Gli esperti hanno però precisato che il trascorrere del tempo può determinarne la degradazione.

La cena del 23 dicembre resta uno dei momenti centrali della ricostruzione. A tavola c’erano Antonella, Sara e Gianni. Poco dopo, madre e figlia cominciarono ad accusare i sintomi dell’intossicazione che le avrebbe portate alla morte nei giorni successivi.

Adesso il cuore dell’indagine sembra essersi spostato soprattutto sulle persone e sui rapporti che ruotavano intorno alla famiglia. Tradimenti, una separazione alla quale Antonella stava pensando, una donna che secondo suo padre avrebbe «manipolato» quanto accaduto e una serie sempre più serrata di interrogatori compongono un quadro nuovo.

Domani altre due persone entreranno negli uffici degli investigatori. Se l’indiscrezione lanciata da Dentro la Notizia è corretta, questa volta le domande potrebbero avere un obiettivo molto diverso rispetto ai mesi scorsi. Gli inquirenti potrebbero non cercare più soltanto di capire chi abbia ucciso Antonella e Sara, ma gli elementi necessari a dimostrare un sospetto che avrebbero già maturato.