Ucraina, il capo della Cia vola a Mosca: «La situazione russa è cupa, trattate». Ma Putin considera gli Usa indeboliti dalla guerra in Iran

Mosca

Washington dice a Mosca che continuare la guerra in Ucraina potrebbe costarle sempre di più. Mosca risponde, almeno nelle valutazioni dell’intelligence americana, che sono gli Stati Uniti ad attraversare una fase di debolezza. È questo il quadro che emerge dalla missione del direttore della Cia John Ratcliffe nella capitale russa, dove ha incontrato il capo dell’Fsb Aleksandr Bortnikov nel tentativo di riaprire un negoziato sulla guerra.

Secondo il New York Times, che cita funzionari ed ex funzionari americani, Ratcliffe avrebbe presentato a Bortnikov una valutazione molto negativa delle prospettive russe, definendo «cupa» la situazione militare ed economica e invitando il Cremlino ad avviare seriamente le trattative prima che le condizioni peggiorino ulteriormente.

Il direttore della Cia non avrebbe accompagnato il messaggio con minacce esplicite o con l’annuncio di nuove conseguenze nel caso in cui Vladimir Putin decidesse di proseguire la guerra. La scelta di affidare l’avvertimento direttamente al capo dell’intelligence americana avrebbe però un obiettivo preciso: far arrivare al Cremlino un messaggio considerato più credibile e urgente rispetto a quelli trasmessi attraverso i tradizionali canali diplomatici.

Ratcliffe a Mosca: «È il momento di trattare»

La missione del capo della Cia rappresenta un nuovo tentativo dell’amministrazione Donald Trump di sbloccare negoziati che non hanno finora prodotto una soluzione alla guerra in Ucraina.

Ratcliffe avrebbe sostenuto davanti a Bortnikov che le difficoltà economiche e militari affrontate dalla Russia rendono questo il momento opportuno per aprire una trattativa reale. Il ragionamento americano punta quindi a convincere Mosca che prolungare il conflitto potrebbe rendere più onerose le condizioni di un eventuale accordo.

Resta però da capire quanto il Cremlino condivida questa lettura. Non è infatti chiaro se la missione possa produrre un cambiamento nella politica americana verso Russia e Ucraina e, soprattutto, se Putin consideri realmente conveniente fermarsi. Le informazioni raccolte dall’intelligence statunitense suggeriscono anzi che a Mosca circoli una valutazione molto diversa dei rapporti di forza.

Putin vede gli Stati Uniti indeboliti dalla guerra in Iran

Secondo il Washington Post, nuove informazioni dell’intelligence americana indicano che Putin considera gli Stati Uniti indeboliti dalla guerra con l’Iran.

Dal punto di vista del Cremlino, l’impegno americano sul fronte iraniano avrebbe ridotto la capacità di Washington di concentrare risorse e attenzione sull’Europa e sull’Ucraina. Mosca vedrebbe quindi aprirsi uno spazio per aumentare la pressione sugli interessi e sugli alleati degli Stati Uniti nel continente europeo.

È un elemento che complica la missione di Ratcliffe. Washington cerca infatti di convincere Putin che il tempo giochi contro la Russia, mentre il presidente russo potrebbe essere arrivato alla conclusione esattamente opposta: che sia l’America ad avere bisogno di chiudere o congelare il fronte ucraino per affrontare una situazione internazionale sempre più complessa.

Washington e Mosca leggono al contrario i rapporti di forza

Dietro la missione del direttore della Cia emerge così una battaglia che non si combatte soltanto sul terreno ucraino. Stati Uniti e Russia stanno cercando di capire chi abbia maggiore interesse a negoziare e chi possa permettersi di aspettare.

La valutazione portata da Ratcliffe a Mosca è chiara: la Russia rischia un ulteriore deterioramento della propria situazione economica e militare e dovrebbe quindi trattare. Quella attribuita a Putin dall’intelligence americana procede nella direzione opposta: la guerra con l’Iran avrebbe indebolito Washington e potrebbe offrire al Cremlino nuove opportunità per esercitare pressione sull’Europa.

È proprio questa distanza nelle rispettive valutazioni a rendere difficile una ripartenza dei negoziati. Per convincere Putin a trattare, Washington deve prima persuaderlo che il tempo non lavori a suo favore. E dalle informazioni raccolte dalla stessa intelligence americana emerge che, almeno per ora, il leader russo sembra pensarla esattamente al contrario.