Le vacanze di Jannik Sinner sono appena cominciate. Dopo il primo ballo con Linda Noskova al tradizionale Champion’s Dinner seguito alla premiazione di Wimbledon, il campione azzurro può finalmente concedersi una settimana lontano dal tennis, insieme alla famiglia e alla fidanzata Leila.
Il riposo durerà poco. Tutto lascia pensare che Sinner tornerà ad allenarsi lunedì prossimo a Montecarlo per preparare la seconda parte della stagione. «Non vedo l’ora: ci sono tante piccole cose che posso migliorare. Ma adesso, staccare per qualche giorno e vivere una vita normale mi farà bene».
Il prossimo obiettivo porta il nome del Masters 1000 di Montreal, in programma dal primo agosto. Sinner ha già conquistato i primi cinque appuntamenti della stagione: Indian Wells e Miami a marzo, Montecarlo ad aprile, Madrid e Roma a maggio. Il calendario gli offre ora la possibilità di inseguire un risultato senza precedenti.
Il sogno dei nove Masters 1000
Nessun tennista ha mai vinto tutti e nove i Masters 1000 nella stessa stagione. Sinner non parla apertamente del record, ma la sequenza costruita nei primi mesi del 2026 rende il traguardo possibile. Dopo Montreal arriveranno Cincinnati, Shanghai e Parigi. A differenza dello scorso anno, il calendario concede tre settimane di pausa prima della tappa canadese anziché due. Lo staff può quindi programmare il rientro senza forzare i tempi.
«Ne riparliamo tra qualche giorno: ci sono tante opzioni, non voglio pensare con troppo anticipo a quello che sarà», ha spiegato Sinner. Il suo gruppo di lavoro ha già iniziato a valutare il programma e continuerà a farlo durante la pausa. A metà del percorso, a settembre, arriveranno gli Us Open, quarto Slam della stagione. Resta ancora incerta la presenza di Carlos Alcaraz. «Spero che torni prima possibile: perché è un grande amico, ma anche perché, così come Zverev, mi aiuta ad alzare ogni giorno i miei limiti».
Cahill: «Continuerà a progredire almeno fino ai 28 anni»
Sinner compirà 25 anni il prossimo mese e ha già conquistato cinque titoli del Grande Slam: due Wimbledon, due Australian Open e uno Us Open. Il trionfo londinese ha cancellato anche le scorie del Roland Garros, dove un improvviso calo fisico gli aveva negato la finale contro Cerundolo.
Darren Cahill guarda già alle prossime stagioni. «Avrà una carriera lunga e ricca di successi e avrà tante altre occasioni per vincere Slam. Non credo che questo fosse più importante degli altri, ma posso dire che vincerlo è stato davvero qualcosa di speciale».
Il supercoach australiano ha spiegato che lo staff non ha trovato una causa precisa per il crollo di Parigi. «Quello che è successo a Parigi fa parte dello sport. Non abbiamo una spiegazione precisa. È tornato a lavorare, ha fatto tutti gli esami necessari e ha apportato qualche modifica alla preparazione, soprattutto per affrontare meglio le giornate molto calde».
Secondo Cahill, Sinner continuerà a migliorare «almeno fino ai 28 anni». Poi dovrà gestire il livello raggiunto. Fino a pochi anni fa il tennis italiano sognava una finale a Wimbledon. Ora si chiede se Sinner possa avvicinare gli otto titoli conquistati da Roger Federer sull’erba di Church Road.
Vagnozzi e il servizio che ha cambiato Sinner
Simone Vagnozzi accompagna l’evoluzione tecnica di Sinner dal 2022. Dopo il successo a Wimbledon ha pianto, «solo un pochino», e ha definito questa vittoria «molto più complessa» rispetto a quella dell’anno precedente. Il tecnico individua nel servizio uno dei progressi decisivi. «Sul servizio ha fatto dei miglioramenti enormi. Abbiamo cominciato a lavorarci seriamente dopo la sconfitta con Alcaraz negli Us Open dello scorso anno. Qualcosa era già cominciato dopo Parigi, ma Jannik non era troppo convinto. Poi, ha accettato».
Lo staff ha modificato la posizione della palla, l’appoggio del piede perno, i tempi del movimento e la ricerca degli angoli. Sinner non punta sulla battuta più potente del circuito, ma su una maggiore precisione. Anche la seconda di servizio ha compiuto un salto in avanti. Ora Vagnozzi e Cahill vogliono soprattutto proteggere la durata della sua carriera. «Non è più il ragazzo di qualche anno fa, che viveva solo di tennis. È cresciuto, ci sono altre cose. Ed è bene che prenda il tempo che gli serve, per recuperare».
Vagnozzi conosce il rischio di trasformare ogni giornata in una seduta di allenamento. «Io e Darren dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo a lungo: perché se la sua vita fosse solo tennis, 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, non raggiungerebbe la lunga carriera cui invece tutti puntiamo».
Il futuro di Cahill resta ancora aperto. «Il mio impegno è fino alla fine del 2026. Poi vedremo. Avevo detto che avrei smesso alla fine del 2025, ma ho cambiato idea. Arriviamo alla fine della stagione e poi ci siederemo insieme per capire quale sarà la soluzione migliore per Jannik». Vagnozzi non nasconde quanto conti l’equilibrio costruito nello staff: «Io e Cahill siamo una bella coppia, ci integriamo perfettamente. Ma se lui dovesse smettere, sicuramente arriverà qualcun altro. Da solo, non ce la faccio».







