Garlasco, il mistero del bar di Vigevano: quel testimone che potrebbe confermare o smentire l’alibi di Sempio

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Per quasi vent’anni il dibattito sull’alibi di Andrea Sempio si è concentrato quasi esclusivamente su un documento: lo scontrino del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio, a Vigevano, emesso alle 10.18 del 13 agosto 2007 e consegnato ai carabinieri nel 2008 come prova della presenza dell’allora amico di Marco Poggi lontano da Garlasco nelle ore del delitto.

Oggi, però, c’è un altro particolare che gli investigatori stanno rileggendo con attenzione. Non riguarda il parcheggio né la libreria chiusa. Riguarda un bar.

Il racconto della madre e la bottiglietta d’acqua

Il dettaglio emerge da una conversazione raccontata dalla madre di Andrea Sempio, Daniela Ferrari.

Secondo quanto riferito dalla donna, quella mattina il figlio le avrebbe detto di essere entrato in un bar a Vigevano, di aver acquistato una bottiglietta d’acqua e di aver dovuto consumarla prima di rientrare a casa perché il tappo era stato rimosso al momento dell’acquisto. Un episodio apparentemente banale, ma che negli ultimi mesi è tornato al centro dell’attenzione investigativa.

Una versione che oggi non coincide più

Il punto è proprio questo.

Nel corso degli anni Andrea Sempio ha sempre indicato come elemento centrale del proprio alibi il viaggio a Vigevano e lo scontrino del parcheggio. Il passaggio al bar, invece, non ha mai avuto un ruolo nella ricostruzione pubblica di quella mattina e, secondo quanto emerso successivamente, sarebbe stato escluso dallo stesso Sempio.

Questa divergenza non costituisce una prova di responsabilità. Rappresenta però una differenza che gli investigatori stanno cercando di chiarire, perché riguarda proprio la cronologia dei movimenti del 13 agosto 2007.

Il testimone che potrebbe esistere davvero

È qui che nasce una domanda molto concreta.

Se Andrea Sempio entrò realmente in un bar di Vigevano, qualcuno potrebbe averlo visto.

È vero che sono trascorsi quasi vent’anni e che il ricordo di una normale mattina estiva può essersi dissolto. Ma il locale potrebbe essere identificabile. Potrebbero esistere ancora il titolare, dipendenti dell’epoca o persone che frequentavano abitualmente quel bar.

Anche in assenza di immagini di videosorveglianza, ormai inevitabilmente perdute, un riscontro esterno avrebbe un valore investigativo ben diverso rispetto alle sole dichiarazioni dei protagonisti.

Perché il bar pesa più dello scontrino

Lo scontrino del parcheggio certifica esclusivamente che alle 10.18 venne emesso un ticket.

Non dimostra automaticamente chi lo ritirò, quanto tempo rimase a Vigevano la persona che lo utilizzò o quali spostamenti effettuò prima e dopo.

Un eventuale testimone indipendente capace di collocare Andrea Sempio in un bar della città nello stesso arco temporale rappresenterebbe invece un elemento esterno alla ricostruzione familiare, proprio quel tipo di riscontro che gli investigatori hanno sempre cercato.

Nella loro informativa, infatti, i carabinieri sottolineano come il racconto della mattina del 13 agosto sia rimasto sostanzialmente confinato all’interno del nucleo familiare, senza conferme autonome raccolte all’epoca delle indagini.

Una verifica ancora possibile

Il tempo trascorso rende naturalmente ogni accertamento più difficile.

Ma proprio perché il bar rappresenterebbe un luogo preciso e identificabile, la verifica appare ancora oggi teoricamente possibile.

Individuare il locale, ricostruire chi vi lavorava nell’agosto del 2007 e verificare se qualcuno conservi un ricordo di quella mattina potrebbe contribuire a chiarire uno degli aspetti più discussi dell’alibi di Andrea Sempio.

Non significherebbe dimostrare la sua colpevolezza o la sua innocenza. Significherebbe semplicemente aggiungere un elemento oggettivo a una ricostruzione che, dopo quasi vent’anni, continua a essere riesaminata in ogni suo dettaglio.