Musk fa causa contro la legge che blocca le app capaci di spogliare le persone con l’intelligenza artificiale: scontro anche con l’Ue

Elon Musk

Elon Musk apre un nuovo fronte contro le leggi che tentano di fermare le applicazioni capaci di spogliare virtualmente una persona con l’intelligenza artificiale. xAI, la società che gestisce Grok, ha citato in giudizio il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, e ha chiesto a una corte federale di bloccare la nuova norma statale contro la cosiddetta nudificazione digitale.

Dal primo agosto la legge vieta a siti, app e servizi online di permettere agli utenti di rimuovere artificialmente i vestiti da fotografie e video di persone identificabili. Il Minnesota prova così a colpire non soltanto la diffusione dei deepfake sessuali, ma anche l’accesso agli strumenti che li producono.

xAI considera la norma troppo ampia. Lo Stato replica che quelle tecnologie possono distruggere reputazioni, vite private e carriere. La causa diventa così il primo grande test americano sul confine tra libertà di espressione, responsabilità delle piattaforme e tutela delle vittime.

La legge del Minnesota contro le app che creano nudi artificiali

La norma, House File 1606, definisce la nudificazione come la creazione o la modifica di immagini e video realistici nei quali una persona riconoscibile appare con parti intime assenti dal contenuto originale.

La legge introduce azioni civili, danni punitivi e sanzioni che possono arrivare fino a 500mila dollari per ogni violazione. La novità principale riguarda il bersaglio scelto dal Minnesota: non soltanto chi pubblica o condivide il materiale, ma anche le piattaforme che consentono agli utenti di generarlo.

Finora molte legislazioni americane hanno colpito soprattutto la diffusione di immagini intime non consensuali. Il Minnesota tenta invece di intervenire prima che il danno si produca, impedendo alle aziende di offrire direttamente funzioni di denudazione digitale.

Il procuratore generale Keith Ellison ha difeso la legge richiamando le conseguenze concrete per le vittime. Un’immagine sessuale falsa può provocare umiliazione, ricatti, perdita del lavoro, isolamento sociale e danni psicologici profondi, anche quando nessuno ha mai fotografato realmente la persona nuda.

xAI invoca il Primo emendamento e difende Grok Imagine

La causa depositata il 27 luglio non contesta il diritto dello Stato a contrastare la diffusione di contenuti intimi creati senza consenso. xAI sostiene però che il Minnesota abbia costruito un divieto eccessivamente esteso.

Secondo l’azienda di Musk, la legge colpisce anche immagini create con il consenso della persona rappresentata o contenuti che non arrivano mai alla pubblicazione. Inoltre non offre una protezione adeguata alle società che introducono filtri, controlli e sistemi di moderazione in buona fede.

xAI ritiene che la norma costringerà Grok Imagine, il sistema integrato in Grok per generare e modificare immagini, a limitare anche utilizzi leciti per evitare il rischio di sanzioni. L’azienda richiama quindi il Primo emendamento e sostiene che il divieto comprima forme di espressione protette dalla Costituzione americana.

Il Minnesota sceglie una linea più rigida rispetto ad altri Stati. Il Texas, per esempio, ha aggiornato le proprie norme penali e civili contro il materiale intimo artificiale e attribuisce responsabilità anche a piattaforme, app e servizi di pagamento che facilitano la diffusione o non rimuovono i contenuti. Non vieta però in modo generale l’accesso alla tecnologia.

L’Unione europea indaga su X e Grok

Lo scontro non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche la Commissione europea ha acceso un faro su X e Grok dopo la diffusione di immagini sessualmente esplicite create con l’intelligenza artificiale, comprese rappresentazioni che avrebbero coinvolto minorenni.

Bruxelles ha aperto il 26 gennaio un’indagine formale nell’ambito del Digital Services Act per verificare se X abbia valutato e ridotto in modo adeguato i rischi collegati alla circolazione di deepfake sessuali e di possibile materiale di abuso su minori.

Le grandi piattaforme devono identificare i rischi sistemici prodotti dai propri servizi e adottare misure concrete per limitarli. La Commissione può imporre correttivi, accettare impegni vincolanti e applicare sanzioni quando ritiene insufficienti le protezioni introdotte dall’azienda.

Il caso Ashley St. Clair ha aumentato ulteriormente la pressione su xAI. La scrittrice e commentatrice politica, madre di uno dei figli di Musk, ha citato la società a New York sostenendo che Grok abbia generato e diffuso deepfake sessuali che la ritraevano, anche attraverso riferimenti a immagini risalenti alla sua minore età.

Il nuovo divieto europeo e la battaglia politica di Musk

Anche l’AI Act europeo interviene direttamente sul problema. Il regolamento inserisce tra le pratiche vietate i sistemi che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso o materiale di abuso sessuale su minori, comprese le applicazioni di nudificazione.

Il divieto entrerà in vigore il 2 dicembre, mentre dal 2 agosto scatterà l’obbligo di indicare chiaramente quando un contenuto è stato creato o alterato dall’intelligenza artificiale.

Musk continua invece a presentare il contrasto con le autorità come una battaglia per la libertà di espressione e contro il controllo pubblico delle piattaforme. È la stessa linea che ha segnato la gestione di X e che lo ha avvicinato politicamente a Donald Trump.

La causa del Minnesota mostrerà ora fino a che punto un’azienda possa invocare la libertà di espressione per difendere uno strumento capace di produrre nudi artificiali e quanto potere possano esercitare gli Stati per impedirne l’uso prima ancora che le immagini raggiungano il pubblico.

L’Europa ha già scelto di trasferire sulle piattaforme una parte rilevante della responsabilità. Il Minnesota prova a fare un passo ulteriore e a bloccare direttamente l’accesso alla tecnologia. Musk ha deciso di reagire in tribunale.