Il campo largo rischia di diventare un campo di battaglia e questa volta a far esplodere le tensioni non sono le differenze programmatiche, ma le versioni contrastanti di un incontro tra i due principali aspiranti alla leadership del centrosinistra. Elly Schlein smentisce Giuseppe Conte e lo fa senza lasciare spazio alle interpretazioni: il presidente del Movimento 5 Stelle non le avrebbe mai proposto di individuare un candidato terzo per guidare la coalizione. Una ricostruzione che contraddice quella circolata negli ultimi giorni e attribuita all’ex presidente del Consiglio, secondo la quale Conte avrebbe suggerito un passo indietro reciproco per favorire una figura condivisa. Il risultato è l’ennesimo scontro tra due leader che dovrebbero costruire un’alternativa a Giorgia Meloni e che, invece, sembrano ancora impegnati a stabilire chi debba comandare.
A rendere il quadro ancora più complicato contribuisce il nervosismo che attraversa il Partito democratico. Una parte dei dirigenti teme che le primarie possano trasformarsi in una trappola per Schlein: se la segretaria dovesse perdere contro Conte, le conseguenze politiche per il Nazareno sarebbero difficilmente gestibili. E mentre i vertici della coalizione cercano di ricucire i rapporti, persino una chat WhatsApp nata per coordinare i quattro leader sembra incapace di evitare incomprensioni, incontri separati e dichiarazioni che finiscono per alimentare nuove polemiche.
Schlein smentisce Conte: «Non mi ha mai parlato di un terzo nome»
La versione della segretaria democratica è categorica. «Non è vero che è andata come scrivono e come ha detto Giuseppe, Conte mi ha solo chiesto se si andava dritti alle primarie e io ho risposto di sì, lui non ha mai ipotizzato un terzo nome». Parole che aprono un problema politico evidente: se Schlein ricorda correttamente il colloquio, la proposta di una candidatura di garanzia non sarebbe mai arrivata sul tavolo. Se invece fosse corretta la ricostruzione attribuita a Conte, sarebbe stata la leader del Pd a respingere l’ipotesi di un accordo alternativo alle primarie.
La questione va ben oltre una semplice divergenza sui contenuti di una conversazione privata. Conte cerca di accreditarsi come protagonista della costruzione del futuro centrosinistra, mentre Schlein non intende rinunciare al ruolo che deriva dalla guida del principale partito della coalizione. In mezzo resta l’ipotesi di un federatore capace di mettere d’accordo tutti, con il nome del sindaco di Roma Roberto Gualtieri che circola tra le possibili soluzioni. Ma proprio la smentita della segretaria dem dimostra quanto sia difficile arrivare a una mediazione quando manca persino una versione condivisa delle proposte avanzate.
Nel Pd cresce il panico per le primarie: «Se Elly perde sarebbe un disastro»
La preoccupazione più seria per Schlein, tuttavia, arriva dall’interno del suo stesso partito. Non tutti i democratici considerano le primarie la strada migliore per individuare il candidato premier del centrosinistra. Il timore è che una competizione diretta con Conte possa indebolire la segretaria e trascinare il Pd in una crisi di leadership proprio mentre dovrebbe prepararsi alla sfida elettorale con il centrodestra. «Se Elly non le vincesse, per il nostro partito sarebbe un disastro», è il ragionamento attribuito ad alcuni esponenti democratici.
È su questa paura che potrebbe inserirsi la proposta di un candidato terzo, sostenuta da chi ritiene preferibile evitare uno scontro frontale tra i due principali alleati. Anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni guardano con diffidenza alle primarie, considerate potenzialmente divisive e capaci di lasciare ferite difficili da rimarginare. Ma nel Pd c’è anche chi interpreta l’attivismo di Conte come il tentativo di assumere il controllo della coalizione. «Si è messo in testa di fare il regista, vuol dare le carte», è l’accusa attribuita a un parlamentare democratico di lungo corso. Una diffidenza che rende ancora più complicata qualsiasi trattativa.
La chat WhatsApp non basta: Conte pranza con Bonelli e Fratoianni, Schlein resta fuori
A fotografare le difficoltà del campo largo c’è anche un dettaglio quasi surreale: i quattro leader hanno finalmente una chat WhatsApp comune, ma continuano a incontrarsi separatamente. Schlein e Conte hanno avuto il loro colloquio senza coinvolgere gli altri due alleati, mentre l’ex premier ha successivamente pranzato alla Camera con Bonelli e Fratoianni. La segretaria del Pd, invitata all’incontro, non ha partecipato perché indisposta. Un’assenza che ha lasciato ai tre il tempo di confrontarsi, almeno secondo le ricostruzioni giornalistiche, sul futuro della coalizione.
Ufficialmente, il pranzo non avrebbe avuto particolari obiettivi politici. Conte ha parlato di uno scambio di vedute, mentre Bonelli ha ridimensionato l’appuntamento spiegando che si erano incontrati casualmente e avevano discusso anche di legge elettorale. Resta però il dato politico: a mesi dal primo incontro tra i quattro leader, il centrosinistra non ha ancora definito un percorso condiviso per il programma e la scelta del candidato premier. E mentre Schlein e Conte si contendono la leadership, gli alleati minori cercano di evitare che la competizione comprometta definitivamente l’intesa.
A riassumere il problema è il senatore democratico Filippo Sensi, che invita a superare le schermaglie personali: «Non sarà il gioco delle sedie a dotarci di un programma convincente e di un profilo di governo». Il rischio, per il campo largo, è proprio questo: arrivare alla prossima sfida elettorale dopo aver consumato mesi a discutere di chi debba guidare la coalizione, senza aver ancora chiarito che cosa quella coalizione intenda fare. E la smentita di Schlein a Conte dimostra che, prima ancora di trovare un candidato comune, il centrosinistra deve riuscire a trovare una versione comune dei propri incontri.







