Schlein e Conte rinviano la sfida, il campo largo cerca un terzo nome: da Silvia Salis a Decaro, i quattro possibili candidati premier

Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano a studiarsi, provocarsi e misurare i rispettivi rapporti di forza, ma nessuno dei due sembra avere fretta di arrivare allo scontro finale. Le primarie per scegliere il candidato premier del campo largo restano sul tavolo, mentre attorno ai due leader cresce il brusio su una possibile terza soluzione.

La nuova legge elettorale, con l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio, costringerà il centrosinistra a sciogliere il nodo prima del voto. La segretaria del Partito democratico e il presidente del Movimento 5 Stelle partono naturalmente in prima fila, ma una competizione diretta rischierebbe di lasciare ferite profonde nella coalizione. Per questo, dietro le quinte, circolano quattro nomi alternativi: Silvia Salis, Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi e Antonio Decaro.

Tutti negano di pensare a Palazzo Chigi. Una prudenza comprensibile: chi si candida troppo presto rischia di bruciarsi, mentre chi resta apparentemente concentrato sul proprio incarico può attendere che siano i partiti a chiamarlo.

Silvia Salis, il libro e quella candidatura mai esclusa davvero

La prima carta porta il nome di Silvia Salis. La sindaca di Genova ripete di volersi occupare soltanto della città, ma nell’aprile scorso aveva lasciato aperto uno spiraglio molto più ampio. A Bloomberg, davanti alla domanda su una possibile candidatura contro Giorgia Meloni, rispose: «Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga».

Da allora Salis ha affinato la comunicazione e ha smesso di alimentare apertamente l’ipotesi. A ottobre, però, pubblicherà il libro È già domani, titolo che riprende lo slogan della campagna elettorale con cui nel 2025 ha conquistato Genova. «Questo libro nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta», scrive nella premessa.

Un libro accompagnato da presentazioni in tutta Italia rappresenta anche uno strumento perfetto per costruire un profilo nazionale. Salis può inoltre presentarsi come una figura relativamente nuova, estranea alle battaglie più logoranti tra Pd e Movimento 5 Stelle. La sua debolezza coincide però con la sua forza: governa Genova da poco e dovrebbe spiegare perché lasciare quasi subito il mandato ricevuto dagli elettori.

Gualtieri e Manfredi, i sindaci “tecnici” graditi anche al M5S

Roberto Gualtieri offre un profilo molto diverso. Il sindaco di Roma ha consolidato la propria posizione grazie ai cantieri conclusi per il Giubileo e a una comunicazione social che gli ha permesso di superare l’immagine del professore riservato. Anche il rapporto con il Movimento 5 Stelle capitolino appare meno conflittuale rispetto al passato, mentre Virginia Raggi risulta sempre più isolata nella sua opposizione al Campidoglio.

Gualtieri possiede inoltre un curriculum adatto a guidare una coalizione complessa. Da ministro dell’Economia del governo Conte II ha già lavorato con i Cinque Stelle e potrebbe presentarsi come un premier politico con solide competenze tecniche. La battaglia sullo Spin Time, l’immobile sgomberato che il Comune ha tentato senza successo di acquistare, gli ha procurato consensi anche nell’area più a sinistra del Pd.

Il vero ostacolo riguarda il calendario: Roma tornerà al voto nella primavera del prossimo anno e Gualtieri punta al secondo mandato. Una candidatura nazionale aprirebbe quindi un problema politico e temporale difficile da risolvere.

Gaetano Manfredi potrebbe giocare la stessa partita. Sindaco di Napoli, presidente dell’Anci ed ex ministro dell’Università nel Conte II, mantiene rapporti solidi sia con il Pd sia con il Movimento 5 Stelle. Intervistato a maggio da Marco Damilano, ha escluso una propria candidatura lasciando però una porta socchiusa: «Io non penso che sarò chiamato a fare il candidato premier, sono molto concentrato sulla mia città. Poi dipende da quali sono le condizioni e da chi chiama».

Manfredi preferirebbe un accordo politico alle primarie. Nel frattempo continua ad ampliare la coalizione napoletana e ha incontrato anche Carlo Calenda ed Ettore Rosato. L’apertura ad Azione mostra la capacità di dialogare con i centristi senza rompere l’asse con i Cinque Stelle: proprio la caratteristica che potrebbe renderlo utile a un campo largo ancora in cerca dei propri confini.

Antonio Decaro, il peso dei voti e la forza conquistata al Sud

Il quarto nome è quello di Antonio Decaro. La sua forza non nasce soltanto dagli equilibri tra le correnti, ma dai voti. Alle elezioni europee ha raccolto circa un terzo delle preferenze ottenute dal Pd nel Mezzogiorno. Nella successiva corsa alla presidenza della Puglia ha superato quota 900 mila voti e costruito una maggioranza che comprende anche il Movimento 5 Stelle.

Decaro appartiene all’area riformista del Pd, ma ha dimostrato di poter governare insieme ai pentastellati. Questo potrebbe renderlo un punto di equilibrio tra Schlein e Conte, oltre che un candidato capace di mobilitare il Sud. Come gli altri, respinge ogni indiscrezione: «Mi sto dedicando alla mia regione, dove ho già tanti problemi».

La sua elezione recente alla guida della Puglia pone però lo stesso problema che riguarda Salis: abbandonare anzitempo l’incarico regionale potrebbe esporlo all’accusa di aver usato il mandato come trampolino verso Palazzo Chigi.

Per ora restano tutti nomi ipotetici. Schlein guida il principale partito del centrosinistra e Conte non intende consegnare al Pd la leadership della coalizione senza combattere. Se nessuno dei due riuscisse a prevalere senza provocare una frattura, tuttavia, la soluzione potrebbe arrivare proprio dagli amministratori locali.

Salis rappresenta la novità, Gualtieri l’esperienza economica e istituzionale, Manfredi la mediazione, Decaro la forza elettorale. Quattro carte coperte che nessuno vuole ancora scoprire, mentre Schlein e Conte continuano a rinviare un duello dal quale potrebbe uscire non un vincitore, ma il nome di un terzo candidato.