Braccio di silicone e furbizia da avanspettacolo: sanzionato l’ex dentista biellese Guido Russo

Guido Russo ospite da Giletti dopo la farsa del braccio in silicone

Pensava di beffare il sistema sanitario con una furbata squallida e da avanspettacolo, presentandosi al centro vaccinale con una grottesca protesi in silicone per schivare l’iniezione anti Covid. La parabola ridicola di Guido Russo, ex dentista biellese retrocesso a igienista dentale, fece il giro del mondo cinque anni fa, trascinando il nome del Paese nella gogna mediatica internazionale fino alle pagine del New York Times e alle comparsate riparatrici da Massimo Giletti. L’illusione di passare per un martire o un fine provocatore si è schiantata contro il martello della giustizia. Il giudice Cristina Moser lo ha condannato a dieci mesi di reclusione e a tremila euro di multa, sanzionando una delle vicende più imbarazzanti e sciatte del periodo pandemico.

La sanzione

La sanzione penale non punisce la pura stoltezza del braccio finto, smascherata all’istante da una vigile infermiera della sede Biverbanca di Biella. La condanna colpisce la successiva, aperta sfida alle istituzioni.

Sospeso dall’Asl a seguito di quella patetica farsa, Russo ha tirato dritto con spavalda arroganza, continuando a ricevere e curare i pazienti in totale spregio delle disposizioni e della tutela della salute pubblica. Un atteggiamento recidivo e privo di qualsiasi senso del dovere professionale che lo ha fatto cogliere nuovamente in fallo, portandolo dritto alla condanna per esercizio abusivo della professione e dimostrando una totale assenza di rispetto verso i cittadini e le regole civili.

La confisca del cimelio e le solite scuse legali

La sentenza ha ordinato la confisca e la distruzione del finto corpetto, triste simulacro di una figuraccia senza precedenti. La difesa, guidata dall’avvocato Andrea Conz, tenta ora di arrampicarsi sugli specchi preannunciando il ricorso in appello e citando pronunce della Suprema Corte di Cassazione nel tentativo di derubricare il tutto a semplice sanzione amministrativa.

Un espediente che ha il sapore dell’ennesima fuga dalle proprie responsabilità. Resta il ritratto di una vicenda miserabile, iniziata con un trucco infantile e finita nell’aula di un tribunale, come ampiamente ricostruito da La Stampa.