“La cisal, confederazione comparativamente maggiormente rappresentativa, condivide pienamente l’emendamento del Governo al Decreto lavoro del 1° maggio, con cui si indicano gli istituti utili a definire la nozione di tec; esso va nella giusta direzione e si pone come il necessario completamento per una definizione compiuta di giusto salario, anche al fine di evitare la deregolamentazione più selvaggia del settore.
La cisal è sorpresa dalle dichiarazioni di coloro che criticano il nuovo testo e affermano che il Legislatore non debba occuparsi della definizione del tec, sostenendo che quest’ultimo dovrebbe essere disciplinato esclusivamente dalla contrattazione sindacale: al riguardo la cisal ricorda che tale schieramento sembra contraddire se stesso, dal momento che in larga parte è composto dagli stessi soggetti che sostengono l’idea che si debba fissare per legge la misura del compenso minimo delle retribuzioni.
La cisal evidenzia oltretutto che la norma è la risultante della contrattazione collettiva già esistente e, ad esempio, ripercorre i contenuti dell’accordo interconfederale del 2018. Chi è contrario all’emendamento sembra muoversi in modo del tutto strumentale e vorrebbe, forse, introdurre una sorta di ‘regime della contrattazione collettiva’ che lasci la regolamentazione del settore solo a pochi soggetti; il tutto pretendendo di estromettere completamente il legislatore”. Così in una nota il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro.







