La finale dei Mondiali vista in un pub del Rione Monti: la Spagna è Campione, tra birre, cori e fischi a Trump

Il fischio d’inizio delle 21:00 segna l’avvio della finale della Coppa del Mondo FIFA 2026. Sul campo del MetLife Stadium di New York si schierano la Spagna e l’Argentina. Già dalle 19:00 la Città Eterna era stata invasa da turisti agghindati con i colori delle rispettive squadre; i locali di Roma sono stati letteralmente “presi d’assalto” per assistere all’atto conclusivo, il più decisivo: la finale dei Mondiali 2026.

Da Monti a Campo De’ Fiori

In un pub del rione Monti, a due passi dai Fori Imperiali, la geografia del tifo è chiara fin da subito. Da un lato del tavolo, alcuni spettatori sono avvolti nelle maglie dell’Argentina e vivono in simbiosi con ogni scatto di un Leo Messi ormai leggenda, al suo “ultimo ballo”. Dall’altro ci sono i sostenitori della Spagna che, pur senza divisa, pregano per il palleggio ipnotico delle Furie Rosse.

Spostandosi verso Campo de’ Fiori, l’atmosfera si fa ancora più calda per i turisti e i simpatizzanti dell’Albiceleste: tra bandiere e cori da stadio attorno alla statua di Giordano Bruno, la piazza sembra essersi trasformata nella curva dell’Olimpico. Alcuni romani più neutrali hanno scelto una fazione per il puro gusto di partecipare, cercando di dimenticare lo sgomento e la delusione per un’Italia rimasta, ancora una volta, fuori dai Mondiali.

Il primo tempo

Il primo tempo è una guerra di nervi. Ogni affondo argentino è un’apnea collettiva, ogni ripartenza spagnola una scarica di adrenalina. Le imprecazioni in romanesco, i classici “’nnamo” o “daje” rivolti ad ambo le squadre, si fondono con gli “¡ole!” e i “¡vamos!”. Poi, l’inaspettato. In due occasioni la regia inquadra la tribuna d’onore: quando sul maxischermo compare il volto di Donald Trump, sia nel pub che nella piazza si leva un coro di fischi e “buuu” quasi assordanti. Spagnoli, argentini, italiani, norvegesi e giapponesi: per un attimo, la rivalità sportiva si dissolve in una disapprovazione politica unanime.

I supplementari e vittoria

La partita si trascina stancamente verso i supplementari. La fatica dei giocatori è la stessa di chi, nel pub, ha ormai esaurito voce e boccali di birra. Poi, al minuto 106, un’azione fulminea della Spagna ribalta tutto: un tiro secco di Ferran Torres si insacca all’incrocio dei pali e il locale esplode in un boato di liberazione. Sull’altro lato del tavolo, il silenzio si fa di piombo. Il triplice fischio dell’arbitro sancisce la fine della lunghissima maratona: la Spagna è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia.

Lentamente il locale si svuota, mentre sale la musica di sottofondo: è “Get It On”, il celebre brano glam rock dei britannici T. Rex. Alcuni escono cantando, altri tornano verso casa sconfitti e delusi. Un gruppo di amici romani si ricompone sulla soglia: si nota una ragazza dare una pacca sulla spalla a Fausto (nome di fantasia) in segno di conforto. L’umore è diametralmente opposto per i tifosi spagnoli, che si incamminano verso casa intonando cori festosi.

Dopo qualche ora Monti torna silenziosa, riprendendosi il suo respiro millenario tra i vicoletti illuminati dai lampioni. Le grida svaniscono e resta l’imponente sagoma del Colosseo che, dall’alto, sembra osservare le facciate delle case e i sogni sgualciti dei vinti, custode muto di una notte in cui il mondo, per un attimo, si è fermato anche a Roma.