Caso Epstein, la Procura di Roma chiede gli atti secretati agli Usa. Tra i primi nomi di italiani quello di un cugino degli Elkann

Jeffrey Epstein

L’Italia smette di essere uno sfondo marginale nelle cronache internazionali sul finanziere americano Jeffrey Epstein e diventa il centro di un’indagine giudiziaria formale. La Procura di Roma ha infatti aperto un fascicolo d’inchiesta, ipotizzando il reato di violenza sessuale a carico di ignoti, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Maurizio Arcuri.

L’esposto della Rete Differenza Donna

La spinta iniziale nasce da un esposto presentato il 26 marzo dalla Rete nazionale Differenza Donna, a firma della presidente Elisa Ercoli e della legale Teresa Manente. Nel documento inviato ai magistrati di Piazzale Clodio, l’associazione sollecita verifiche approfondite su possibili reati transnazionali che spazierrebbero dalla tratta allo sfruttamento sessuale di donne e minorenni. Dall’esame dei materiali pubblicati emerge una serie di contatti e presenze ricorrenti nel nostro Paese, con soggiorni documentati in località come la Costa Smeralda, Capri, la Costiera Amalfitana, Roma e Milano, evidenziando relazioni non occasionali con esponenti dei circuiti economici e sociali nazionali.

La rogatoria internazionale

Lo snodo decisivo di questa prima fase investigativa è una rogatoria internazionale che la magistratura romana ha trasmesso al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Con questo atto, le autorità italiane chiedono ufficialmente a Washington di accedere alla documentazione integrale custodita dagli inquirenti americani, concentrandosi in particolare sulle carte e i faldoni ancora coperti da segreto. L’iniziativa di Roma affianca le indagini già avviate in altri Paesi europei e punta a distinguere le semplici frequentazioni dai comportamenti perseguibili penalmente, considerando che la natura delle attività del finanziere era nota sin dalle sue prime condanne in Florida, risalenti a circa vent’anni fa.

I nomi e i profili sotto i riflettori

Con il depositarsi degli atti prende forma anche il secondo livello dell’inchiesta, guidato da un corposo allegato alla denuncia che invita i magistrati ad accendere un faro su specifici contatti. In questa fase è fondamentale precisare che non figurano indagati né persone formalmente accusate di aver commesso reati, ma solo una serie di nomi e profili emersi dal materiale documentale. Tra questi figura il finanziere italiano Tancredi Marchiolo, che avrebbe scambiato numerose email con Epstein, e un secondo profilo maschile caratterizzato da ben 1.251 menzioni nei faldoni del Department of Justice, con una corrispondenza prolungata dal 2003 al 2019 e presenze riportate nello Zorro Ranch in New Mexico e sull’isola caraibica di Little Saint James.

Altri nomi nella rubrica dell’ex maggiordomo

L’elenco include anche Eduardo Teodorani Fabbri, cugino di secondo grado di John e Lapo Elkann, censito insieme alle sue varianti ortografiche in oltre mille documenti e centinaia di messaggi. Il nome di Teodorani è stato recentemente citato alla Camera americana dal deputato repubblicano Thomas Massie tra i soggetti su cui effettuare ulteriori verifiche: si tratta tuttavia di una sollecitazione politica che non equivale a una responsabilità accertata. L’esposto allarga ulteriormente il campo indicando una quarta persona descritta nei file come referente di Epstein per l’Italia, e un quinto soggetto il cui nome figurerebbe tra i sei inizialmente oscurati dalle autorità americane e poi segnalati al Congresso. A completare il quadro ci sono altri sei italiani ritenuti meritevoli di approfondimento e una platea più ampia di circa quaranta nominativi nazionali presenti nella rubrica dell’ex maggiordomo Alfredo Rodriguez.

La posizione di Lapo Elkann

Sebbene il suo nome non compaia nell’esposto romano, Lapo Elkann è stato citato dal deputato americano Massie ed è intervenuto per respingere con fermezza ogni accostamento al finanziere, definendo inaccettabile la presenza del proprio nome in assenza di elementi giustificativi e spiegando di aver incrociato Epstein solo in due occasioni pubbliche: a New York, quando lavorava come assistente di Henry Kissinger, e a Roma durante un evento aziendale legato a Brasilinvest.

Un confine tra frequentazioni e responsabilità

L’obiettivo primario della Procura di Roma è distinguere le semplici frequentazioni professionali o sociali dai comportamenti perseguibili penalmente, accertando se cittadini italiani o soggetti attivi sul territorio nazionale abbiano preso parte a condotte illecite. Migliaia di email, indicazioni di soggiorni, indirizzi e contatti tracciano una rete complessa, ma una presenza negli Epstein Files o un nome in una denuncia non costituiscono di per sé una prova di reato. La risposta decisiva spetterà alla magistratura romana e alle carte che giungeranno da Washington: solo la lettura degli atti finora riservati potrà chiarire se la pista italiana si esaurisca nelle informazioni già note o se ci sia una storia ancora tutta da scrivere.