Giallo nella tomba di Tutankhamon, il geologo Catanzariti frena sulle camere segrete: solo indizi, la scienza dice no

La tomba di Tutankhamon

Il dibattito sulla presenza di ambienti nascosti all’interno della tomba KV62, la dimora eterna del faraone Tutankhamon, prosegue ormai da undici anni. La controversia scientifica ha preso il via nel 2009 grazie al lavoro del progetto Factum Arte di Madrid, che ha mappato millimetricamente l’ipogeo con scanner tridimensionali ad alta risoluzione. Analizzando quel database di immagini, l’egittologo britannico Nicholas Reeves ha avanzato l’ipotesi che la tomba fosse stata originariamente costruita per la regina Nefertiti e che celasse passaggi murati dietro le pareti nord e ovest. La prima ricognizione sul campo condotta dallo specialista Hirokatsu Watanabe aveva inizialmente alimentato il grande entusiasmo internazionale, sostenendo la quasi certezza dell’esistenza di cavità e persino la presenza di materiale organico e metallico.

Le smentite della National Geographic e la missione italiana

Le conclusioni di Watanabe hanno tuttavia sollevato forti perplessità nella comunità scientifica, spingendo le autorità egiziane ad autorizzare nuove verifiche. Una seconda indagine guidata dall’ingegnere Eric Berkenpas per conto della National Geographic Society ha smentito i risultati precedenti, escludendo l’esistenza di vuoti strutturali. Per chiarire in maniera definitiva il quadro, il Ministero delle Antichità egiziano ha successivamente commissionato una terza scansione non invasiva diretta da Francesco Porcelli del Politecnico di Torino, alla quale ha preso parte anche il geologo italiano Gianluca Catanzariti, esperto di fisica applicata di 3DGeoImaging. Nel corso di una complessa campagna di rilevamento condotta nel 2018 con tecnologie georadar avanzate, il team scientifico italiano non ha riscontrato alcuna discontinuità nella roccia o segnale riconducibile a porte tamponate, attribuendo le anomalie precedenti a semplici interferenze delle onde radar.

Le nuove ipotesi di Reeves sulla tomba di Tutankhamon

Nonostante gli esiti negativi dei rilievi di Torino, pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Cultural Heritage, Nicholas Reeves e l’ingegnere George Ballard hanno recentemente rilanciato la propria tesi su Nature. I due studiosi sostengono ora la presenza di un corridoio e di sei ambienti nascosti a maggiore profondità, chiedendo l’autorizzazione per effettuare perforazioni e sondaggi con mini robot. Intervistato sulla vicenda, il geologo Gianluca Catanzariti ha ridimensionato le presunte prove, definendole deboli indizi basati su interpretazioni discutibili e dati riadattati. Secondo l’esperto italiano, le misurazioni microgravimetriche in contesti topografici complessi come la Valle dei Re richiedono estrema cautela, poiché i lievi segnali registrati si collocano ai limiti di risoluzione degli strumenti e non offrono alcuna evidenza scientifica di nuove camere sepolcrali.