Google, Samsung e l’industria tecnologica incassano una sconfitta davanti al TAR del Lazio. I giudici amministrativi hanno respinto i ricorsi contro le linee guida Agcom che tutelano la visibilità dei servizi televisivi e radiofonici di interesse generale sulle piattaforme e sui dispositivi digitali. Una decisione che interviene su un terreno sempre più importante per il futuro dell’informazione: chi decide quali contenuti devono comparire in evidenza quando accendiamo una smart TV, utilizziamo un dispositivo connesso o navighiamo tra le offerte delle grandi piattaforme tecnologiche?
Le sentenze confermano la legittimità delle misure approvate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con la delibera 250/25/CONS e segnano un punto a favore degli operatori radiotelevisivi. Confindustria Radio Televisioni, che ha contribuito al percorso regolatorio, accoglie le pronunce con soddisfazione e rivendica il valore della decisione per la tutela del pluralismo informativo.
Google, Samsung e Anitec-Assinform: perché il TAR ha respinto i ricorsi
Al centro della controversia c’è il principio della prominence, termine inglese che indica la necessità di garantire adeguata evidenza e facilità di accesso a determinati servizi audiovisivi e radiofonici.
In sostanza, le regole Agcom mirano a evitare che i contenuti di interesse generale finiscano relegati in posizioni difficilmente raggiungibili all’interno delle interfacce digitali, mentre altri servizi conquistano maggiore visibilità grazie alle scelte commerciali dei produttori e delle piattaforme.
Samsung Electronics, Google e Anitec-Assinform avevano contestato le linee guida davanti alla giustizia amministrativa. Il TAR ha però riconosciuto la legittimità dell’intervento dell’Autorità e la sua finalità di interesse generale.
Secondo i giudici, le misure realizzano un equilibrio tra la tutela del pluralismo e gli interessi economici degli operatori tecnologici. La regolamentazione, quindi, non elimina la libertà commerciale delle imprese, ma introduce garanzie affinché le scelte delle piattaforme non penalizzino l’accesso dei cittadini ai servizi informativi di interesse generale.
Smart TV e piattaforme digitali: la battaglia per decidere cosa vediamo
Il problema nasce dalla trasformazione delle abitudini del pubblico. Un tempo, per raggiungere un canale televisivo, bastava selezionare il numero sul telecomando. Oggi milioni di utenti accedono ai contenuti attraverso schermate che riuniscono applicazioni, piattaforme streaming, servizi televisivi e proposte personalizzate.
In questo ambiente, la posizione occupata da un servizio può incidere sulla probabilità che il pubblico lo scelga. Un’applicazione immediatamente visibile ha un vantaggio rispetto a un’altra nascosta tra numerosi menu, anche quando entrambe risultano tecnicamente disponibili.
È proprio su questa differenza che interviene Agcom. La semplice presenza di un contenuto nell’offerta digitale non garantisce più che i cittadini possano raggiungerlo agevolmente.
Le pronunce del TAR riconoscono quindi che la visibilità e la facilità di accesso costituiscono elementi importanti per l’effettivo esercizio del diritto all’informazione.
Il pluralismo informativo contro gli algoritmi e gli accordi commerciali
La questione supera il tradizionale confronto tra televisioni e aziende tecnologiche. Riguarda il potere crescente di chi controlla le interfacce attraverso le quali il pubblico raggiunge notizie, programmi e servizi audiovisivi.
Gli accordi commerciali tra produttori di dispositivi e piattaforme possono influenzare il posizionamento dei contenuti, favorendo alcuni operatori rispetto ad altri. Le linee guida intendono correggere queste possibili asimmetrie quando entrano in gioco servizi che svolgono una funzione di interesse generale.
Il TAR ha riconosciuto che il pluralismo non dipende soltanto dall’esistenza di una pluralità di emittenti e contenuti. Conta anche la possibilità concreta per i cittadini di accedervi senza incontrare ostacoli ingiustificati.
La decisione rafforza così il ruolo delle autorità di regolamentazione in un mercato nel quale la distribuzione digitale dell’informazione dipende sempre più dalle scelte di grandi operatori internazionali.
Antonio Marano: «Una decisione significativa per la tutela del pluralismo»
Il presidente di Confindustria Radio Televisioni, Antonio Marano, sottolinea il valore delle sentenze per l’intero sistema dell’informazione.
«La decisione del TAR del Lazio rappresenta un passaggio molto significativo per la tutela del pluralismo informativo nell’ambiente digitale. Oggi la sfida non riguarda soltanto la presenza di una pluralità di contenuti, ma anche la loro concreta raggiungibilità da parte dei cittadini».
Marano richiama quindi il legame tra accessibilità dei servizi e qualità della democrazia: «Garantire un’adeguata visibilità ai servizi di interesse generale significa rafforzare il diritto a un’informazione affidabile, qualificata e indipendente, elemento essenziale per la vita democratica del Paese».
Il presidente di CRTV evidenzia anche le conseguenze della decisione sui rapporti tra operatori dell’informazione e grandi piattaforme digitali: «Le pronunce confermano la validità di un approccio che mira a riequilibrare il rapporto tra grandi piattaforme digitali e operatori dell’informazione, nell’interesse dei cittadini e del sistema democratico».
Cosa cambia per le televisioni e per gli utenti dopo le sentenze del TAR
Le pronunce consolidano il quadro regolatorio introdotto da Agcom e confermano il principio secondo cui i servizi audiovisivi e radiofonici di interesse generale devono poter contare su condizioni adeguate di visibilità nell’ambiente digitale.
Per gli operatori radiotelevisivi significa disporre di una tutela rispetto al rischio che le interfacce dei dispositivi connessi privilegino esclusivamente criteri commerciali. Per gli utenti, l’obiettivo è rendere più semplice l’accesso ai contenuti che svolgono una funzione informativa e di interesse pubblico.
La decisione non stabilisce che ogni servizio debba occupare la stessa posizione, né elimina la possibilità per le piattaforme di organizzare le proprie offerte. Conferma invece la legittimità di regole specifiche per garantire che i servizi di interesse generale non perdano visibilità all’interno di ambienti digitali sempre più complessi.
Confindustria Radio Televisioni intende proseguire il proprio impegno a favore di un ecosistema informativo aperto e accessibile. La partita riguarda ormai molto più della collocazione di un’icona su uno schermo: riguarda il controllo delle porte attraverso le quali i cittadini entrano nel mondo dell’informazione.







