Pamela Genini, l’orrore non finisce: dopo la testa rubata dalla tomba, qualcuno entra nella casa del delitto e «Aveva le chiavi»

Prima la tomba violata, la bara aperta e la testa asportata dal cadavere. Adesso qualcuno sarebbe entrato anche nell’appartamento dove Pamela Genini ha trovato la morte sotto i 76 colpi di coltello inferti da Gianluca Soncin. Un nuovo episodio inquietante si aggiunge alla vicenda della giovane, uccisa nella sua abitazione di via Iglesias 33, a Milano. Quando i familiari sono tornati nell’appartamento insieme alla polizia per le operazioni di dissequestro, hanno trovato le stanze a soqquadro, gli armadi spalancati e diversi oggetti fuori posto. Ma il particolare più sconcertante arriva dalla madre della vittima: non ci sarebbero segni di effrazione. «Chi è entrato aveva le chiavi», sostiene la donna.

La scoperta nella casa del delitto: armadi aperti e gioielli scomparsi

La scoperta risale a mercoledì, quando i parenti di Pamela hanno raggiunto l’appartamento accompagnati dagli agenti per assistere alle operazioni di dissequestro e recuperare gli effetti personali della giovane. La scena che si sono trovati davanti, secondo quanto emerso, era completamente diversa da quella che si aspettavano.

La camera da letto appariva devastata, gli armadi erano aperti e numerosi vestiti giacevano sparsi nell’abitazione. Tra gli oggetti rinvenuti comparivano anche un paio di guanti in lattice. Sui mobili, inoltre, i familiari avrebbero trovato alcune custodie di gioielli vuote. Un particolare che apre l’ipotesi della sottrazione di oggetti preziosi, anche se al momento non emerge un inventario ufficiale dei beni eventualmente mancanti.

A rendere ancora più dolorosa la scoperta è il luogo stesso dell’intrusione. Nell’appartamento restavano le tracce di sangue dell’aggressione nella quale Pamela aveva perso la vita. La famiglia sperava di recuperare gli oggetti personali della giovane, ma si è trovata davanti a un nuovo episodio sul quale occorrerà fare chiarezza.

«Chi è entrato aveva le chiavi»: il dettaglio che cambia tutto

L’assenza di segni di scasso rappresenta l’elemento che più colpisce i familiari. Secondo la madre di Pamela, chi è entrato nell’abitazione potrebbe aver utilizzato le chiavi, riuscendo ad accedere senza forzare la porta. È una circostanza che, se confermata dagli accertamenti, imporrebbe di ricostruire chi disponesse delle chiavi dell’appartamento e chi avesse avuto la possibilità di accedervi.

La questione diventa ancora più delicata perché l’immobile si trovava sotto sequestro. Gli investigatori dovranno chiarire se qualcuno abbia violato i sigilli, quando sia avvenuta l’eventuale intrusione e quali oggetti siano effettivamente scomparsi. La presenza dei guanti in lattice potrebbe rappresentare un elemento da approfondire, ma non dimostra da sola che chi è entrato li abbia utilizzati. Rimane aperta anche la domanda sullo scopo dell’accesso. Si è trattato di un furto di gioielli e oggetti di valore oppure qualcuno cercava qualcosa di preciso?

Non soltanto gioielli: il mistero degli effetti personali di Pamela

Tra le indiscrezioni circolano riferimenti alla possibile scomparsa di vestiti e persino di indumenti intimi appartenuti alla giovane. Al momento, però, non esistono conferme pubbliche sufficienti per stabilire quali beni manchino davvero dall’abitazione. La distinzione è importante, perché il movente di un eventuale furto potrebbe essere molto diverso da quello di un’intrusione finalizzata a sottrarre documenti, dispositivi elettronici o effetti personali.

L’ipotesi che qualcuno cercasse materiale collegato alla vita privata di Pamela resta una possibilità, non un fatto accertato. Gli investigatori dovranno quindi ricostruire lo stato dell’appartamento al momento del sequestro e confrontarlo con quanto hanno trovato i familiari durante il sopralluogo. Soltanto questo confronto potrà chiarire se gli oggetti siano stati effettivamente sottratti e se qualcuno abbia avuto accesso alla casa dopo l’intervento delle autorità.

La testa asportata dalla salma e il mistero del cimitero di Strozza

La nuova vicenda riporta inevitabilmente l’attenzione su un altro episodio che ha sconvolto la famiglia: la profanazione della tomba di Pamela nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. Qualcuno ha aperto la bara e asportato la testa dal corpo della giovane. Una violazione della salma sulla quale gli investigatori continuano a cercare risposte.

Per quell’episodio risulta indagato Francesco Dolci, imprenditore e persona vicina a Pamela, che ha sempre respinto ogni responsabilità. Dolci ha inoltre sostenuto che attorno alla giovane esistessero frequentazioni e interessi mai approfonditi a sufficienza, parlando di un presunto «giro losco».

Si tratta di affermazioni dell’imprenditore, non di circostanze accertate dagli investigatori. Dopo essere stato ascoltato per ore in caserma, Dolci ha dichiarato: «Vogliono tapparmi la bocca». Non emergono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi che consentano di collegare l’eventuale intrusione nell’appartamento alla profanazione della tomba, né di attribuire i due episodi alla stessa persona.

Due luoghi violati e una famiglia che chiede risposte

La coincidenza tra i due episodi rende la vicenda particolarmente angosciante per i familiari. Prima qualcuno ha violato il luogo della sepoltura, arrivando a mutilare il corpo di Pamela. Adesso emergono notizie di un possibile accesso non autorizzato nell’appartamento dove la giovane è stata uccisa.

Sono due fatti distinti, sui quali occorrono accertamenti separati. L’eventuale esistenza di un collegamento resta tutta da dimostrare. Nel caso dell’abitazione di via Iglesias, le verifiche dovranno concentrarsi soprattutto sulle modalità di accesso, sulla custodia delle chiavi, sui sigilli e sugli oggetti eventualmente sottratti.

La famiglia, intanto, si trova a fare i conti con un’altra ferita. Dopo l’omicidio e la profanazione della salma, neppure il recupero degli effetti personali di Pamela ha potuto svolgersi senza un nuovo mistero. Le parole della madre, «Chi è entrato aveva le chiavi», diventano il punto dal quale partire per capire chi abbia avuto accesso a quell’appartamento e perché.