La Terra stava per entrare in una nuova era glaciale, poi è successo qualcosa: l’uomo ha cambiato tutto

Ma se il pianeta avesse imboccato una strada completamente diversa da quella che conosciamo oggi? Circa duemila anni fa, nell’Artico canadese, i ghiacci avevano iniziato a espandersi nuovamente, seguendo un processo naturale che avrebbe potuto proseguire per millenni. Poi qualcosa è cambiato: le attività umane e le emissioni di gas serra hanno alterato l’equilibrio climatico, contrastando quella tendenza al raffreddamento.

La ricerca ricostruisce la ripresa dell’espansione della calotta glaciale Laurentide durante il tardo Olocene. Non significa che una nuova era glaciale fosse ormai imminente, ma che il clima stava seguendo una traiettoria naturale diversa da quella osservata oggi.

La suddetta è intitolata “Late Holocene reexpansion of the Laurentide Ice Sheet”, è stata pubblicata su Science ed è firmata da Nicolás E. Young, Gifford H. Miller, Martha Raynolds, Helga Bueltmann, Scott J. Lehman, Jonathan H. Raberg, Kylie Seward, Simon L. Pendleton, John T. Andrews, Patrick J. Webber e Joerg M. Schaefer. Da quel che si deduce da questo approfondito studio, l’intervento dell’uomo ha contribuito a modificarla in tempi relativamente rapidissimi.

La nuova espansione dei ghiacci era iniziata duemila anni fa

Le prime tracce del processo sono state individuate sull’Isola di Baffin, nell’Artico canadese. Qui i ricercatori hanno analizzato resti di antiche piante e muschi rimasti intrappolati sotto il ghiaccio per secoli.

Il progressivo ritiro dei ghiacciai, accelerato dall’aumento delle temperature, sta riportando alla luce questi organismi. La loro datazione ha permesso agli studiosi di ricostruire le trasformazioni del paesaggio e individuare quando i ghiacci avevano ripreso ad avanzare.

Si tratta di un fenomeno legato ai normali cicli climatici della Terra. Nel corso della sua storia, infatti, il pianeta ha attraversato numerose fasi di raffreddamento e riscaldamento, con glaciazioni e periodi più miti che si sono alternati nell’arco di migliaia di anni.

Il ruolo dell’orbita terrestre nell’avanzata dei ghiacci

A guidare questa nuova espansione era una lenta variazione dell’orbita terrestre. Questi cambiamenti astronomici, che si ripetono ciclicamente, influenzano la quantità di energia solare che raggiunge le diverse aree del pianeta.

In particolare, la diminuzione della radiazione solare estiva nell’emisfero settentrionale avrebbe favorito estati più fresche. La neve accumulata durante l’inverno, non riuscendo a sciogliersi completamente, avrebbe così continuato ad accumularsi, strato dopo strato, favorendo l’avanzata dei ghiacci.

Il processo interessava la calotta Laurentide, una gigantesca distesa glaciale che tra circa 95.000 e 20.000 anni fa ricopriva vaste aree del Nord America, arrivando fino agli attuali Stati Uniti settentrionali. La sua nuova espansione, secondo lo studio, era favorita da condizioni climatiche naturali che avrebbero potuto proseguire molto a lungo.

Dagli anni Sessanta cambiata la traiettoria

La svolta è arrivata con l’intensificazione delle attività industriali e delle emissioni prodotte dall’uomo. A partire dalla seconda metà del Novecento, il riscaldamento causato dai gas serra ha progressivamente contrastato la tendenza naturale al raffreddamento.

Il risultato è un cambiamento di direzione: mentre alcuni processi climatici avrebbero favorito una nuova espansione dei ghiacci, l’aumento delle temperature ha contribuito a impedirla. Non si è trattato di un’interruzione improvvisa, ma di una trasformazione legata all’accumulo delle emissioni e al loro effetto sul sistema climatico.

La differenza rispetto ai cicli naturali è soprattutto nella velocità. Le variazioni dell’orbita terrestre agiscono su tempi lunghissimi, mentre il riscaldamento provocato dalle attività umane si è intensificato nell’arco di pochi decenni.

Glaciazione mancata è un campanello d’allarme

A prima vista, aver contrastato una possibile fase di espansione dei ghiacci potrebbe sembrare una buona notizia. Ma il punto centrale della ricerca è un altro: l’attività umana è ormai in grado di modificare in modo significativo equilibri climatici che, in condizioni naturali, si trasformerebbero nell’arco di millenni.

Un raffreddamento graduale avrebbe lasciato agli ecosistemi e alle società umane tempi molto più lunghi per adattarsi. Il riscaldamento attuale, invece, sta modificando rapidamente temperature, ghiacciai e condizioni ambientali, con conseguenze già visibili in diverse regioni del mondo.