Merce scaduta per centrare i bonus aziendali: legittimo il licenziamento della direttrice del punto vendita

Per mesi centinaia di prodotti scaduti sono rimasti all’interno del punto vendita senza essere eliminati secondo i protocolli stabiliti dalla catena. La responsabile del negozio li ha mantenuti deliberatamente nell’inventario aziendale per incrementare in modo fittizio le probabilità di raggiungere i traguardi di budget a cui erano collegati i premi economici per i gestori di filiale.

Tale condotta aveva portato all’immediata espulsione della donna,che aveva successivamente presentato ricorso per chiedere l’annullamento del provvedimento. La Corte di Cassazione, confermando la precedente decisione emessa dalla Corte d’Appello di Venezia, ha definitivamente respinto la richiesta dell’ex dipendente.

Centinaia di confezioni accumulate nel magazzino del punto vendita

La vicenda ha preso il via nel mese di aprile del 2023, quando la lavoratrice, in servizio presso l’azienda da oltre venticinque anni e con una lunga esperienza nel ruolo di direttrice, ha ricevuto la notifica del licenziamento per giusta causa.

Durante un’ispezione interna erano stati rinvenuti 340 prodotti scaduti da diversi mesi, e in determinati casi da quasi un anno, che non erano mai stati sottoposti alle necessarie operazioni di smaltimento. I giudici hanno accertato che la responsabile aveva violato le direttive interne in modo sistematico, provvedendo a togliere gli articoli dagli scaffali ma accantonandoli in magazzino per conteggiarli regolarmente nell’inventario.

Il verdetto dei giudici e la rottura del vincolo fiduciario

Nel corso dei gradi di giudizio la donna ha tentato di difendersi sostenendo che la sanzione fosse una ritorsione legata alla sua fruizione dei permessi dedicati all’assistenza dei figli con disabilità. Questa ricostruzione è stata nettamente smentita dai magistrati, che hanno evidenziato come l’azienda contasse numerosi altri lavoratori fruitori degli stessi benefici legali.

La Cassazione ha rimarcato che la gravità della frode commessa è tale da spezzare in via definitiva il vincolo fiduciario tra le parti, rendendo irrilevanti eventuali precedenti disciplinari o le argomentazioni difensive avanzate dalla ricorrente.