Garlasco, Cassese spera nella revisione per Stasi: «Serve a riportare la calma». De Rensis lo attacca sui suoi «non ricordo»

Il carabiniere Cassese

Gennaro Cassese spera che Alberto Stasi ottenga la revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi. Una posizione destinata a far discutere, perché arriva proprio dall’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, oggi indagato per false dichiarazioni e finito al centro delle polemiche su alcuni passaggi delle indagini del 2007.

«Serve a riportare la calma in questa tempesta», ha spiegato Cassese intervenendo a Storie Italiane. Una frase sulla quale la conduttrice Eleonora Daniele lo ha immediatamente incalzato: chi sta provocando questa tempesta?

Cassese non si è tirato indietro: «Da un anno e mezzo c’è una ricerca spasmodica di tutti gli errori e orrori fatti nel 2017, poi nel 2007, ma prima o poi dovremo arrivare al capolinea». Per l’ex comandante deve essere la giustizia a mettere un punto fermo alla vicenda: «Altrimenti si chiacchiera e basta».

Cassese: «Spero nella revisione del processo Stasi»

La posizione di Cassese arriva mentre cresce l’attesa per le decisioni sulla strategia dei legali di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che puntano alla revisione della condanna definitiva. Cassese auspica apertamente che quella strada venga percorsa. A suo giudizio, un nuovo passaggio giudiziario potrebbe finalmente dare una risposta alle polemiche che da mesi accompagnano il caso Garlasco e mettere ordine tra vecchie indagini, nuovi accertamenti e contestazioni sull’attività investigativa svolta dopo l’omicidio di Chiara Poggi.

Il colonnello si dice sereno anche rispetto all’indagine per false dichiarazioni che lo riguarda. Ma proprio alcune sue ricostruzioni sono diventate terreno di scontro con la difesa di Stasi. Uno dei punti più controversi riguarda la telefonata al 118 effettuata da Stasi la mattina del 13 agosto 2007, dopo il ritrovamento del corpo della fidanzata nella villetta di via Pascoli.

La telefonata al 118 e la ricostruzione contestata

Cassese sostiene che Stasi non stesse parlando con l’operatrice del 118 mentre si allontanava in automobile dall’abitazione dei Poggi. Secondo la sua ricostruzione, il giovane aveva già raggiunto la caserma dei carabinieri, era sceso dalla macchina e si trovava davanti all’edificio. Una versione sulla quale Antonio De Rensis va all’attacco.

Il legale di Stasi sottolinea la distanza tra i «non ricordo» pronunciati da Cassese davanti al pubblico ministero e la sicurezza mostrata successivamente nel ricostruire alcuni momenti di quella mattina. «Mi sorprende come un colonnello dei carabinieri sia così smemorato di fronte a un pm e poi lo vediamo qualche mese dopo fare un esperimento giudiziale», ha dichiarato De Rensis riferendosi alla prova effettuata per ricostruire l’arrivo di Stasi davanti alla caserma.

Cassese, va ricordato, aveva effettuato un esperimento analogo anche nel 2008. Ma la questione è tornata centrale proprio alla luce delle nuove indagini e della rilettura di quanto accadde nelle ore successive all’omicidio.

De Rensis insiste sullo scontrino di Andrea Sempio

C’è poi un secondo fronte che riguarda direttamente Andrea Sempio: lo scontrino consegnato ai carabinieri di Vigevano nel 2008. Interrogato dal pm Civardi, Cassese ha dichiarato di non conservare un ricordo nitido di quel documento. Una risposta che De Rensis considera difficile da comprendere proprio per l’importanza assunta negli anni dallo scontrino nella ricostruzione del caso.

«Se noi andiamo in giro, tutti conoscono il particolare dello scontrino», ha osservato il legale. «Lui, davanti al procuratore, ha detto che questo scontrino è qualcosa su cui non riesce a dire niente». È proprio l’alternanza tra ricordi precisi e vuoti di memoria che la difesa di Stasi mette sotto la lente. Cassese, dal canto suo, continua a difendere la propria ricostruzione e si dice tranquillo rispetto all’inchiesta che lo coinvolge.

Garlasco aspetta un nuovo «capolinea» giudiziario

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua così a muoversi contemporaneamente su più livelli: le nuove indagini, la posizione di Andrea Sempio, gli accertamenti sulle vecchie investigazioni e la battaglia della difesa di Alberto Stasi per ottenere la revisione. Ed è significativo che proprio Cassese, uno degli uomini che vissero in prima persona le prime ore dell’inchiesta, chieda oggi che quella revisione arrivi.

Per l’ex comandante sarebbe il modo per «riportare la calma» e permettere alla giustizia di arrivare finalmente al «capolinea». Per De Rensis, però, prima di quel capolinea restano ancora domande alle quali rispondere. E alcune riguardano proprio ciò che Cassese ricorda, ciò che non ricorda e ciò che oggi ricostruisce di quella mattina del 13 agosto 2007.