«Il fascismo e i valori della tradizione sono certamente meglio della democrazia». Se qualcuno cercava dichiarazioni capaci di incendiare il dibattito attorno a Roberto Vannacci e al suo nuovo progetto politico, Roberto Jonghi Lavarini gliene ha regalate parecchie tutte insieme. Il “Barone Nero”, considerato uno dei riferimenti dell’area vannacciana milanese, interviene a La Zanzara e mette sul tavolo fascismo, nazismo, Hitler, Mussolini, Mein Kampf, «razza bianca europea» e Vladimir Putin. E rivendica anche il proprio ruolo: «Sto cercando di dare buoni consigli alla dirigenza locale e nazionale di Futuro Nazionale, anche perché sono un po’ troppo moderati».
«Se avesse vinto l’Asse oggi sarebbe un mondo migliore»
Giuseppe Cruciani gli chiede direttamente se si senta offeso quando viene definito «filo-nazista». Jonghi Lavarini non arretra di un millimetro: «Non lo considero un’offesa, il mio giudizio è complessivamente positivo sui fascismi europei». Poi va ancora oltre e riscrive a modo suo la storia del Novecento: «Se la guerra l’avessero vinta quelli dell’Asse oggi sarebbe un mondo migliore per tutti, sarebbe stato meglio per l’Europa intera».
A quel punto arriva la domanda inevitabile: considera dunque il fascismo migliore della democrazia? «Il fascismo e i valori della tradizione sono certamente meglio della democrazia», risponde il “Barone Nero”, che immagina nuove forme di Stato e indica come soluzione ideale «una repubblica presidenziale dove il popolo deve avere il vero potere».
Il Mein Kampf? «Contiene cose giuste»
Nemmeno quando il discorso arriva al Mein Kampf Jonghi Lavarini cambia registro. Alla domanda sul libro di Adolf Hitler risponde: «Contiene cose giuste come tanti altri libri», accostandolo poi al Libretto rosso di Mao e al Capitale di Marx, nei quali sostiene si possano trovare ugualmente elementi positivi.
Cruciani lo incalza e definisce una follia sostenere che il Mein Kampf contenga «cose giuste». Il “Barone Nero” reagisce ancora più duramente: «Ma basta! La gente vuole sicurezza, lavoro, giustizia sociale e delle critiche e delle accuse di fascismo e di razzismo se ne strafrega e fa bene».
«Omosessualità e aborto problemi per la razza bianca»
Poi il discorso si sposta su uno dei punti più controversi del programma politico di Vannacci. Alla domanda sulla proposta di limitare quella che il generale definisce «propaganda omosessuale» in televisione, Jonghi Lavarini risponde senza esitazioni: «Certo che sì, la propaganda gender deve essere vietata durante la fascia protetta in radio e televisione».
Ma subito dopo aggiunge parole ancora più pesanti: «L’omosessualità e l’aborto sono grossi problemi per lo sviluppo di un popolo e la razza bianca europea verrebbe messa in pericolo». Per Lavarini la questione riguarda «la nostra storia, la nostra cultura, etnia». Poco prima aveva parlato anche dei «popoli bianchi europei e cristiani», sostenendo che Francia, Regno Unito e Italia seguiranno quella che considera una nuova ondata patriottica europea.
Jonghi Lavarini: «Sono un putiniano di ferro»
Infine c’è Vladimir Putin. Qui Lavarini distingue la propria posizione da quella che attribuisce a Vannacci: secondo lui il generale non sarebbe propriamente filo-Putin, ma considererebbe strategica un’alleanza con Mosca e vedrebbe la guerra in Ucraina come «un buco nero di corruzione».
Quando deve parlare di sé, invece, il “Barone Nero” non lascia spazio alle interpretazioni: «Io sono un putiniano di ferro, ad averne come Putin, dovrebbero ispirarsi tutti a lui».
Una raffica di dichiarazioni destinata inevitabilmente a riaccendere i riflettori anche su Futuro Nazionale. Perché Jonghi Lavarini non parla a nome di Vannacci, ma sostiene apertamente di dispensare consigli alla sua nuova formazione politica e arriva addirittura a rimproverarle un eccesso di moderazione. Dopo aver spiegato che il fascismo sarebbe preferibile alla democrazia, che una vittoria dell’Asse avrebbe prodotto «un mondo migliore» e che essere definito filo-nazista non rappresenta per lui un’offesa, resta da capire quanto il “Barone Nero” sia davvero vicino al nuovo progetto politico del generale e quanto, invece, Vannacci vorrà prendere le distanze dalle sue parole.







