Nastri d’argento, Paolo Sorrentino fa il pieno con La grazia: otto premi e tra gli attori trionfa Toni Servillo

Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino si prende i Nastri d’argento e trasforma La grazia nel grande protagonista della serata. Dopo il successo ai David di Donatello di Le città di pianura, il premio assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani cambia rotta e incorona il film del regista napoletano, che porta a casa otto riconoscimenti su nove candidature. Un risultato netto, quasi una marcia trionfale, per un’opera costruita attorno al dilemma morale e politico di un Presidente della Repubblica chiamato a decidere se concedere un provvedimento di grazia e firmare una legge sull’eutanasia.

Il film vince come miglior titolo dell’anno e ottiene anche i premi per la regia e la sceneggiatura, entrambe firmate da Sorrentino. A rafforzare il trionfo arrivano i riconoscimenti agli interpreti: Toni Servillo e Anna Ferzetti conquistano il Nastro come migliori attori protagonisti, mentre Milvia Marigliano, con il personaggio di Coco, si prende il premio come migliore attrice non protagonista. Il successo continua nei reparti tecnici con Daria D’Antonio premiata per la fotografia e con Emanuele Cecere e Mirko Perri per il sonoro. La grazia riceve inoltre il riconoscimento per la produzione, firmata da The Apartment, società del gruppo Fremantle, in associazione con Numero 10 e Piperfilm.

La grazia domina la serata dei Nastri d’argento

La vittoria di Sorrentino pesa non soltanto per il numero dei premi, ma per la centralità dei riconoscimenti ottenuti. Miglior film, regia, sceneggiatura, interpretazioni e comparti tecnici compongono un quadro quasi completo. La grazia diventa così il titolo capace di mettere d’accordo critica e giornalisti, confermando la forza di un cinema che sceglie il terreno dei dilemmi etici e istituzionali senza rinunciare alla cifra visiva e narrativa del suo autore.

Al centro del film c’è Toni Servillo, ancora una volta volto ideale di un potere trattenuto, inquieto, attraversato da dubbi che diventano materia drammatica. Il premio ex aequo come miglior attore protagonista, condiviso con Valerio Mastandrea per Cinque secondi di Paolo Virzì, conferma una serata in cui il cinema italiano premia due interpreti diversissimi ma ugualmente centrali nella stagione.

Tre premi a 40 secondi e Primavera

Alle spalle del trionfo di La grazia, la serata riconosce anche il peso di altri film molto presenti nel dibattito cinematografico dell’anno. 40 secondi conquista tre Nastri: Francesco Gheghi viene premiato come attore non protagonista, mentre Vincenzo Alfieri ottiene il riconoscimento per il montaggio. Il film riceve inoltre il premio per il casting, assegnato a Marco Matteo Donat-Cattin e Federica Baglioni.

Tre premi anche per Primavera di Damiano Michieletto, che si aggiudica il riconoscimento come miglior esordio, insieme al premio della Fondazione Roma Lazio Film Commission. Il film ottiene inoltre il Nastro per la musica di Fabio Massimo Capogrosso e quello per i costumi di Mara Rita Barbera e Gaia Calderone. Un risultato importante per un’opera prima che intreccia cinema, musica e ricostruzione visiva.

Commedia, canzoni e premi speciali

Nel capitolo dedicato alla commedia vince La vita va così di Riccardo Milani, mentre Buen camino riceve il Nastro dell’anno. Tra gli attori vengono premiati anche 2 cuori e 2 capanne di Massimiliano Bruno e Giuseppe Battiston per Lavoreremo da grandi di Antonio Albanese. Mahmood conquista invece il Nastro d’argento per la migliore canzone originale con Le cose non dette, brano scritto da Marcello Grilli, Alessandro Mahmoud e Paolo Buonvino, prodotto e orchestrato da Buonvino ed eseguito dallo stesso Mahmood per l’omonimo film di Gabriele Muccino. Il premio per la migliore scenografia va a Gaspare De Pascali e Carlotta Desmann per Duse.

La cerimonia al Teatro Argentina assegna anche premi speciali a Giancarlo Giannini, Barbara Bouchet e Mariano Rigillo. Ma uno dei momenti più simbolici riguarda Monica Guerritore, premiata con un Nastro speciale nel segno di Anna Magnani. A ottant’anni dal primo Nastro d’argento assegnato alla grande attrice nel 1946, Guerritore riceve una riproduzione esclusiva di quel riconoscimento, in omaggio al suo lavoro di interprete, autrice e regista capace di riportare il mito di Magnani nel presente.

L’omaggio alle donne del cinema italiano

Gli 80 anni dei Nastri d’argento diventano anche l’occasione per celebrare il contributo femminile al cinema italiano. Il Direttivo nazionale, guidato dalla presidente Laura Delli Colli, sceglie di non puntare sui tradizionali premi alla carriera, ma di dedicare un omaggio speciale alle donne del cinema, comprese quelle che lavorano spesso lontano dai riflettori.

Il riconoscimento coinvolge idealmente otto figure rappresentative di generazioni, ruoli e competenze diverse: Alba Rohrwacher e Teresa Saponangelo come attrici, Francesca Archibugi e Laura Samani come registe e sceneggiatrici, Nicoletta Ercole per i costumi, Tilde Corsi per la produzione, Francesca Amitrano per la fotografia e Chiara Milani per la segreteria di edizione. Un modo per ricordare che il cinema non vive soltanto dei volti in primo piano, ma anche del lavoro di chi lo immagina, lo costruisce, lo organizza e lo rende possibile.

Il bilancio finale racconta una serata dominata da Sorrentino, ma non chiusa dentro un solo nome. La grazia fa il pieno, Servillo conferma la sua centralità, Mastandrea divide il premio da protagonista, i giovani titoli trovano spazio e il cinema italiano celebra una tradizione lunga ottant’anni guardando anche alle professionalità che ne reggono l’ossatura. In un’edizione segnata dal ricordo di Anna Magnani, i Nastri d’argento scelgono di premiare il presente senza dimenticare da dove viene la loro storia.