Donald Trump non viene mai nominato, e forse proprio per questo la frase arriva ancora più forte. Papa Leone XIV sta volando verso Parigi quando Christopher Lamb, corrispondente vaticano della CNN, gli chiede un commento sulle difficoltà incontrate da alcuni giornalisti con la Casa Bianca e sull’esclusione di reporter decisa dall’amministrazione americana. Il Pontefice ascolta e risponde con poche parole, senza polemiche e senza alzare il tono: «Sono contento che voi siate tutti qui».
Poi aggiunge il passaggio politicamente più significativo: «Penso che sia molto importante avere una buona copertura mediatica ovunque e per tutti». Infine guarda i giornalisti che viaggiano con lui e conclude: «Qui siete tutti i benvenuti».
Nessun attacco frontale, dunque, ma il contrasto con quanto sta accadendo negli Stati Uniti è evidente perché è la stessa domanda del giornalista americano a costruire il confronto. Leone XIV, statunitense, sceglie di rispondere rivendicando il valore di una stampa presente e libera di raccontare, proprio mentre oltreoceano continua lo scontro tra la Casa Bianca e una parte dei media.
La risposta di Leone XIV alla domanda sulla Casa Bianca
Il momento avviene sul volo papale diretto a Parigi, mentre Leone XIV raggiunge gli oltre ottanta giornalisti internazionali che lo accompagnano nel viaggio. Il corrispondente della CNN gli parla esplicitamente dei colleghi che hanno avuto problemi di accesso alla Casa Bianca e gli chiede una parola sulla vicenda.
Il Papa avrebbe potuto evitare l’argomento. Invece risponde.
Non entra nella politica americana, non pronuncia il nome di Trump e non trasforma il breve incontro con i cronisti in un comizio. Sceglie però un principio molto preciso: la copertura giornalistica deve poter esistere «ovunque e per tutti». È difficile non leggere quelle parole anche alla luce dello scontro durissimo che da tempo oppone Trump a una parte della stampa americana, ma il dato resta quello pronunciato dal Pontefice: sul suo aereo nessuno viene considerato indesiderato.
Leone XIV arriva così in Francia mettendo immediatamente sul tavolo uno dei temi che accompagnano il suo pontificato: il rapporto tra informazione, potere e libertà. Lo fa con uno stile lontanissimo dalla contrapposizione urlata, ma proprio questa misura rende il messaggio difficile da ignorare.
Macron e Brigitte aspettano il Papa sulla pista
Poco dopo, alle 10, l’aereo papale atterra all’aeroporto di Orly. Ad attendere Leone XIV ai piedi della scaletta ci sono personalmente Emmanuel Macron e la première dame Brigitte Macron, entrambi vestiti di nero. Il presidente francese stringe a lungo la mano del Pontefice, poi arrivano gli inni, gli onori militari della Guardia Repubblicana e il saluto delle delegazioni. Due bambini accolgono Leone con dei fiori.
Macron e il Papa si intrattengono subito in una conversazione di alcuni minuti. Il presidente indica più volte in direzione di Parigi mentre parla con Leone XIV, quindi il corteo lascia Orly diretto verso l’Eliseo, dove il programma ufficiale prevede l’incontro con il capo dello Stato e, subito dopo, il discorso del Pontefice alle autorità francesi, alla società civile e al corpo diplomatico.
È l’inizio di una visita dal peso simbolico notevole. Erano diciotto anni che un Papa non compiva un viaggio apostolico in Francia: l’ultimo precedente risale a Benedetto XVI nel 2008. Francesco aveva visitato Strasburgo, Marsiglia e la Corsica, ma non Parigi.
Tutte le campane di Francia suonano per Leone
L’accoglienza preparata per Leone XIV non si limita al cerimoniale di Orly. Alle 10, proprio mentre era previsto l’arrivo del Pontefice, le campane delle chiese francesi hanno cominciato a suonare contemporaneamente a festa e hanno continuato per sette minuti. Un saluto nazionale che ha accompagnato simbolicamente l’ingresso del Papa nel Paese.
La prima giornata francese è densissima. Dopo l’Eliseo, Leone XIV raggiungerà la sede dell’UNESCO, quindi entrerà a Notre-Dame per celebrare i vespri: sarà il primo Pontefice a visitare la cattedrale dopo il gigantesco intervento di ricostruzione seguito all’incendio del 2019. In serata lo attende lo Stade de France di Saint-Denis, dove sono previsti circa 80mila giovani per la veglia di preghiera. Nei giorni successivi il viaggio proseguirà verso Lourdes e Metz.
Una frase di cortesia che diventa politica
Ma il primo messaggio arrivato dalla Francia, in realtà, Leone XIV lo ha pronunciato ancora prima di toccare terra. Tre frasi rivolte ai giornalisti, apparentemente quasi una cortesia: sono felice che siate qui, una buona copertura mediatica è importante ovunque, siete tutti benvenuti.
Il contesto cambia però completamente il peso delle parole. La domanda riguardava la Casa Bianca e l’esclusione di alcuni reporter; a rispondere era un Papa nato negli Stati Uniti che conosce perfettamente la temperatura dello scontro politico e mediatico americano. Leone XIV non ha detto che Trump sbaglia, non lo ha attaccato e non gli ha impartito lezioni. Ha fatto qualcosa di molto più coerente con il linguaggio diplomatico di un Pontefice: ha indicato il principio che considera giusto e ha lasciato che fosse il confronto con ciò che accade a Washington a parlare da solo.
Poi l’aereo è atterrato, Macron e Brigitte erano lì ad aspettarlo e le campane hanno cominciato a suonare in tutta la Francia. Il viaggio di Leone XIV era appena iniziato. Ma la prima frase destinata a fare rumore era già partita da qualche migliaio di metri d’altezza.







