Regeni: Meloni prende tempo sull’Egitto dopo il verdetto, ma è scontro sulla provvisionale esecutiva da 150mila euro

Giulio Regeni

A ventiquattr’ore di distanza dall’intervista rilasciata a Repubblica da Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, giunge la replica ufficiale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier chiarisce la linea dell’esecutivo, precisando che non si intendono muovere passi ufficiali nei confronti dell’Egitto in questo momento, dal momento che la sentenza emessa non è ancora definitiva ed è priva dei successivi gradi di giudizio.

Tuttavia, la posizione di Palazzo Chigi rischia di complicarsi sul piano procedurale e giudiziario. Nella sentenza della Corte d’assise di Roma figurano infatti le provvisionali immediatamente esecutive, tra cui quella da centocinquantamila euro assegnata proprio alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile. Per esigere tali somme non è necessario attendere la pronuncia della Cassazione.

A evidenziare il nodo normativo i genitori di Giulio Regeni

A evidenziare il nodo normativo sono stati i genitori di Giulio Regeni insieme al legale Alessandra Ballerini, richiamando quanto previsto dal codice di procedura penale. La somma stabilita dal giudice a favore dello Stato italiano è immediatamente esigibile, trasformando un passaggio tecnico in una delicata questione diplomatica.

Presentare il conto delle provvisionali significa richiedere al Cairo l’esecuzione di un atto fondato sulla condanna di tre appartenenti ai propri apparati di sicurezza per il sequestro del ricercatore friulano. Una richiesta che il governo egiziano potrebbe interpretare come una misura ostile, alterando i complessi canali di dialogo e i dossier aperti tra le due nazioni.

Gli equilibri diplomatici e i dossier internazionali aperti

Sulla delicatezza dei rapporti diplomatici è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadendo l’esigenza di preservare un equilibrio generale con le autorità egiziane. La stessa Giorgia Meloni ha sottolineato come l’interruzione delle relazioni non rappresenti una soluzione efficace, ricordando che il ripristino del canale diplomatico fu avviato dal governo Gentiloni e che la costituzione di parte civile risale al governo Draghi, poi confermata dall’esecutivo in carica.

Sullo sfondo restano vicende complesse come quella di Nessy Guerra, la cittadina italiana bloccata nel Paese nordafricano. Intanto, le dinamiche politiche registrano anche lo slittamento alla Camera dell’esame sulla proroga del memorandum di cooperazione nella difesa tra Italia ed Egitto.