Saldi estivi, si parte il 4 luglio: il calendario regione per regione e le regole per evitare fregature

Sabato 4 luglio scattano i saldi estivi in quasi tutta Italia. La data di partenza è unica a livello nazionale, con l’eccezione del Trentino Alto Adige, dove il calendario cambia da distretto a distretto. A variare, nelle diverse regioni, sarà soprattutto la durata delle promozioni, mentre l’avvio degli sconti arriva in un momento delicato per il commercio: da una parte i consumatori cercano occasioni per risparmiare, dall’altra i negozi di moda denunciano un sistema ormai logorato da ribassi anticipati, offerte continue e concorrenza online.

Il calendario dei saldi estivi 2026

Nella maggior parte delle regioni italiane i saldi estivi inizieranno sabato 4 luglio. La partenza riguarda Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. Il Trentino Alto Adige segue invece un calendario autonomo, con date diverse a seconda dei territori e dei distretti commerciali.

La data unica serve a evitare partenze sfalsate e fughe dei consumatori da una regione all’altra, ma non risolve il problema principale: le promozioni, di fatto, sono già iniziate da settimane. Secondo una rilevazione Ipsos per Fismo-Confesercenti, il 36% degli italiani ha già acquistato capi scontati prima dell’apertura ufficiale dei saldi. Nel Mezzogiorno la quota sale al 42%, mentre tra gli under 35 arriva al 48%.

Cartellini, sconti e pagamenti: cosa controllare

Durante i saldi il cartellino deve indicare il prezzo originario, il prezzo scontato, la percentuale di sconto e il prezzo più basso applicato dal negoziante nei 30 giorni precedenti alla promozione. I prodotti in saldo devono essere separati da quelli a prezzo pieno, così da evitare confusione.

Il cliente ha diritto a pagare il prezzo esposto sul cartellino o sullo scaffale, salvo il caso di un errore evidente e riconoscibile. Attenzione agli sconti troppo alti: ribassi superiori al 60% possono nascondere merce contraffatta, fondi di magazzino o offerte poco trasparenti.

I negozi devono accettare pagamenti elettronici tramite Pos. Se l’esercente rifiuta carta o bancomat, il consumatore può segnalarlo alla Guardia di Finanza. Per cambi e prove, invece, la legge non obbliga il negoziante a sostituire un prodotto senza difetti o a consentire la prova del capo: meglio informarsi prima dell’acquisto.

Garanzia, difetti e acquisti online

Anche i prodotti acquistati in saldo hanno la garanzia legale di due anni. Se un capo o un accessorio presenta un difetto, il consumatore può chiedere la riparazione, la sostituzione, la riduzione del prezzo o, nei casi previsti, la risoluzione del contratto. Per far valere i propri diritti bisogna conservare lo scontrino.

Per gli acquisti online resta valido il diritto di recesso: chi compra su internet può cambiare idea entro 14 giorni dalla consegna e ottenere il rimborso dopo aver restituito il prodotto.

Negozi in crisi e promozioni da ripensare

Dietro la stagione dei saldi c’è un settore in forte difficoltà. Tra il 2019 e il 2025 hanno chiuso oltre 18mila negozi di abbigliamento e calzature, con circa 17mila posti di lavoro persi. La spesa delle famiglie per moda e calzature è scesa dal 7% al 3,7% dei consumi.

Per Fismo-Confesercenti, il sistema va ripensato. Le vendite di fine stagione valgono ancora tra il 25 e il 30% del fatturato annuo di un negozio di moda, ma promozioni anticipate e ribassi continui hanno eroso il valore dei saldi. Il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio ufficiale, in vigore in molte regioni, resta spesso solo sulla carta, mentre online la concorrenza degli sconti permanenti rende il quadro ancora più complicato.