Le indagini sulla profanazione della tomba di Pamela Genini si allargano anche ai social network. Mentre la Procura di Bergamo continua a cercare risposte sul furto della testa della giovane, emergono nuovi elementi che riguardano la diffusione di messaggi e commenti online. Dietro almeno due profili social creati con identità fittizie potrebbe esserci Francesco Dolci, il 41enne di Sant’Omobono Terme, attualmente unico indagato per vilipendio di cadavere e furto della testa della 29enne.
L’ipotesi dei profili falsi
Secondo la ricostruzione, gli account sarebbero stati utilizzati per intervenire nelle discussioni pubbliche sul caso, cercando di influenzare l’opinione degli utenti e, allo stesso tempo, provocare Una Smirnova, madre di Pamela Genini.
L’obiettivo, sempre secondo quanto emerge dall’indagine, sarebbe stato quello di indurre la donna a pubblicare commenti duri nei confronti di Dolci, così da sostenere la tesi di essere accusato ingiustamente. Attraverso gli stessi profili sarebbero stati pubblicati interventi destinati anche a orientare il dibattito sui social e a rafforzare le posizioni espresse dall’indagato durante le sue apparizioni televisive.
Le indagini della Procura di Bergamo
Una Smirnova si trova oggi a seguire due distinti procedimenti giudiziari. Da una parte il processo per il femminicidio della figlia, iniziato il 4 giugno davanti alla Corte d’Assise di Milano, che vede imputato l’ex fidanzato Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio di Pamela Genini avvenuto il 14 ottobre 2025. Dall’altra l’inchiesta sulla profanazione della bara e sul furto della testa della giovane, mai ritrovata, per cui è indagato Francesco Dolci.
Nelle scorse settimane la madre della vittima aveva raccontato a Fanpage.it di aver ricevuto sui social numerosi messaggi offensivi e particolarmente crudeli. Secondo quanto emerge ora, una parte di quei contenuti proverrebbe da utenti reali, mentre altri sarebbero riconducibili proprio ai profili fake finiti sotto la lente degli investigatori.
Telefoni, chat e dati informatici sotto esame
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bergamo insieme ai militari della Compagnia di Zogno, prosegue con gli accertamenti sul materiale informatico sequestrato a Francesco Dolci.
Gli investigatori stanno analizzando tre telefoni cellulari, tra cui uno consegnato successivamente alle perquisizioni, oltre a chat, fotografie, cronologia delle ricerche online e dati di localizzazione. Tutti elementi che potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione i movimenti e le attività dell’indagato, chiarendo anche l’eventuale utilizzo dei profili social falsi. Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata nel prosieguo delle indagini.






