Genova non dimentica e adesso presenta il conto. Otto anni dopo il crollo del ponte Morandi, costato la vita a 43 persone, la sindaca Silvia Salis annuncia una richiesta di risarcimento che potrebbe raggiungere i 100 milioni di euro. Il Comune intende ottenere il riconoscimento dei danni materiali, economici e d’immagine che la tragedia ha inflitto alla città.
La sentenza di primo grado ha condannato 32 imputati a circa 180 anni complessivi di carcere. Tra loro figurano l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci e Michele Donferri Mitelli, già responsabile delle manutenzioni di Aspi. Le condanne non hanno ancora carattere definitivo e gli imputati conservano il diritto di ricorrere nei successivi gradi di giudizio.
Proprio per questo, il Comune aspetterà l’eventuale conferma delle responsabilità fino alla Cassazione prima di agire contro i singoli condannati. La città, però, prepara già la battaglia civile e non intende limitare la richiesta alle persone fisiche.
Ponte Morandi, Genova prepara una richiesta da 100 milioni
«Genova ha subìto un danno profondo, che non si può affiancare al dolore delle famiglie, ma che ha il diritto di essere riconosciuto e risarcito», afferma Silvia Salis. La sindaca distingue il lutto dei parenti dalle conseguenze sopportate dall’intera comunità, senza metterli sullo stesso piano.
Secondo Salis, il crollo continua ancora oggi a condizionare la vita della città: «Noi genovesi lo viviamo ancora. Cantieri infiniti, incertezze quotidiane e l’onda lunga del crollo del Morandi sono ancora ben presenti in questa città».
La richiesta potrebbe arrivare a circa 100 milioni di euro, anche se il Comune non ha ancora formalizzato la cifra. L’amministrazione intende agire in sede civile e coinvolgere anche Autostrade per l’Italia e Spea, le società che gestivano rispettivamente la rete autostradale e le attività di controllo e progettazione.
Aspi e Spea avevano patteggiato la responsabilità amministrativa prevista dalla legge 231 e avevano lasciato il processo dopo alcuni accordi di ristoro sottoscritti con il Comune durante il mandato di Marco Bucci, allora sindaco e commissario alla ricostruzione. La nuova amministrazione ritiene evidentemente che quegli accordi non abbiano esaurito il danno patito da Genova.
Le 32 condanne cambiano l’ottavo anniversario della tragedia
Alle 11.36, l’ora esatta del crollo, Genova si è fermata ancora una volta. Le campane hanno suonato insieme alle sirene delle navi nel porto, mentre familiari, cittadini e rappresentanti delle istituzioni hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle 43 vittime.
La commemorazione dell’ottavo anniversario ha assunto un significato diverso dopo la sentenza di primo grado. Per anni i parenti hanno chiesto che la giustizia individuasse le responsabilità personali, tecniche e amministrative dietro il disastro. Le 32 condanne rappresentano una prima risposta, anche se il percorso giudiziario non si è ancora concluso.
Il processo ha ricostruito una lunga catena di controlli, manutenzioni e decisioni. La sentenza non riguarda soltanto i dirigenti delle società private, ma coinvolge anche funzionari pubblici ai quali spettava il compito di vigilare sulla sicurezza dell’infrastruttura.
È proprio questo aspetto a rendere ancora più pesante la polemica sulla scarsa partecipazione del governo alla cerimonia.
I familiari contro il governo: «Ci aspettavamo una presenza forte»
Egle Possetti, presidente del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi, non nasconde la delusione. Il governo ha partecipato alla commemorazione soltanto attraverso il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, esponente ligure della Lega.
«Dopo gli errori madornali fatti anche con la concessione ci aspettavamo una presenza forte oggi», afferma Possetti. La presidente del Comitato ricorda che la sentenza ha condannato in primo grado anche rappresentanti dello Stato: «Tra i condannati ci sono funzionari pubblici che non hanno vigilato, ed è anche questo il significato delle condanne».
La critica non riguarda quindi il semplice protocollo istituzionale. Per i familiari, una presenza più autorevole del governo avrebbe riconosciuto la parte di responsabilità che il processo attribuisce agli organismi pubblici incaricati dei controlli. Lo Stato non rappresentava soltanto l’istituzione chiamata a commemorare le vittime: attraverso i suoi funzionari, aveva anche il dovere di verificare le condizioni del ponte.
Giorgia Meloni ha affidato a un messaggio il proprio ricordo delle 43 vittime, definendo il crollo «una ferita profonda per Genova e l’intera Nazione». La presidente del Consiglio ha richiamato l’impegno delle istituzioni per la sicurezza, la responsabilità e la cura delle infrastrutture.
Le parole della premier non hanno però cancellato l’amarezza dei familiari. Otto anni dopo il crollo, Genova ha una prima sentenza, ma attende ancora quella definitiva. E mentre il Comune prepara una richiesta milionaria, i parenti chiedono allo Stato qualcosa che non si misura soltanto in denaro: presenza, responsabilità e memoria.







