A cinque giorni dall’approvazione in Consiglio dei ministri, il decreto Scuola attende ancora la trasmissione al Colle per la firma del Presidente della Repubblica. Gli uffici della Ragioneria Generale dello Stato stanno esaminando attentamente la sostenibilita finanziaria dei tredici articoli che compongono il testo.
La misura introduce il limite del trenta per cento di alunni stranieri nelle classi e stabilisce il divieto di indossare il burqa negli istituti scolastici. Il provvedimento stanzia circa duecento milioni di euro nell’arco del prossimo triennio, imponendo al Ministero dell’Economia e delle Finanze una rigorosa verifica delle risorse disponibili prima dell’invio finale al Quirinale. Fonti governative ridimensionano il ritardo, definendo la tempistica del tutto fisiologica a causa della pausa del fine settimana.
Le risorse stanziate e la ripartizione dei fondi nel decreto
La bozza del provvedimento distribuisce i finanziamenti su diversi capitoli di spesa del sistema scolastico. La misura assegna settanta milioni di euro alle attività di orientamento e al contrasto della dispersione scolastica, destinando quattordici milioni alla retribuzione dei dirigenti e alla digitalizzazione delle strutture.
La copertura finanziaria prevede inoltre diciassette milioni nel prossimo biennio per i corsi di lingua italiana rivolti agli studenti oltre la soglia del trenta per cento, sei milioni per i programmi dedicati all’educazione contro la violenza di genere e circa venti milioni per la fornitura gratuita o parziale dei testi scolastici. La stesura definitiva necessita tuttavia dell’individuazione precisa delle entrate necessarie per compensare ciascun capitolo di spesa.
I rilievi della Presidenza al Decreto Scuola
I giuristi della Presidenza della Repubblica hanno gia avviato un’approfondita revisione delle norme piu controverse per limare le criticita del testo. L’iter di approvazione segue uno scontro istituzionale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il capo dello Stato Sergio Mattarella.
Il Presidente della Repubblica ha richiamato l’importanza di una scuola pienamente inclusiva e contraria alla creazione di ghetti. La premier ha replicato citando una storica direttiva firmata nel 1990 dallo stesso Mattarella quando ricopriva il ruolo di ministro dell’Istruzione, con la quale indicava alle scuole la gestione della presenza degli alunni stranieri nelle classi. Nel frattempo esplodono le proteste dei sindacati e la mobilitazione di diversi istituti scolastici, come dimostra la recente rimozione di uno striscione di protesta presso la scuola Daneo di Genova.







