Angela Taccia mette già nel conto il processo ad Andrea Sempio. Non perché la difesa ritenga che le nuove indagini abbiano prodotto elementi capaci di sostenere l’accusa di omicidio, ma perché, secondo l’avvocata, il clima che si è creato intorno al caso Garlasco potrebbe comunque portare al rinvio a giudizio dell’unico indagato per la morte di Chiara Poggi. È questa la posizione con cui uno dei legali di Sempio affronta la nuova fase dell’inchiesta, dopo il secondo avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura di Pavia.
«Non ci sono elementi che possano giustificare il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. Tuttavia crediamo che ci sarà, anche per il clima mediatico che si è creato», afferma Taccia. Una previsione accompagnata da una dichiarazione altrettanto netta sulla linea che seguirà la difesa: «Non temiamo nulla, perché quando uno lavora seriamente ed è nella verità delle cose, non deve temere nulla».
Parole che fotografano una strategia ormai proiettata verso la possibile udienza preliminare. La Procura considera Sempio l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi e ha chiuso nuovamente l’indagine dopo gli ultimi approfondimenti tecnici. La difesa parte invece dalla posizione opposta e sostiene che gli elementi raccolti non giustifichino un processo. Ma Taccia sembra non farsi illusioni su ciò che potrebbe accadere.
Angela Taccia: «Andrea è rassegnato, ma fiducioso»
L’avvocata racconta anche come Sempio stia vivendo queste giornate, dopo essere tornato ancora una volta al centro del caso che da quasi diciannove anni accompagna la sua vita. «Andrea in questo momento ha un atteggiamento rassegnato, ma è un rassegnato fiducioso, perché si fida del suo team difensivo: ci vede lavorare, siamo molto in armonia, siamo molto impegnati, lo aggiorniamo su tutto».
La difesa dovrà adesso studiare l’intero materiale depositato dalla Procura, comprese le nuove consulenze che riguardano alcuni degli elementi sui quali gli inquirenti costruiscono l’accusa: dalle impronte alle misure del piede di Sempio, fino alle conclusioni degli esperti sulla dinamica dell’aggressione e sulla morte di Chiara.
Taccia insiste però sulla necessità di lavorare sulle carte e non sulle ricostruzioni che circolano pubblicamente. Un principio che applica anche all’altro fronte esploso nelle ultime ore, quello delle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e dei raw data recuperati dagli archivi del Ris di Parma.
Angela Taccia: «Sul Dna dei pedali siamo increduli»
«Siamo, come ha detto l’avvocato Cataliotti, increduli», spiega Taccia parlando della vicenda dei risultati delle analisi sui pedali. La legale invita però alla prudenza prima di trarre conclusioni: «Cerchiamo di non prendere per oro colato tutto quello che viene spiegato dai media, senza offesa ovviamente per i giornalisti, perché siamo abituati a basarci sugli atti».
Taccia ricorda inoltre di non aver partecipato al primo procedimento contro Stasi e sottolinea un aspetto che, a suo giudizio, merita attenzione: «Non ho vissuto il primo processo, ma mi risultava che tutto si fosse svolto in contraddittorio. Mi pare difficile che anche al professor Giarda, difensore all’epoca di Stasi, per il calibro dell’avvocato che è stato, sia sfuggita questa cosa».
La posizione della difesa Sempio resta comunque quella di non farsi trascinare dentro la battaglia giudiziaria che riguarda Alberto Stasi e l’eventuale revisione della sua condanna. «Noi ci concentriamo solo su Andrea Sempio», chiarisce Taccia.
Il numero di scarpe e quella conversazione della madre di Sempio
Tra gli elementi che hanno assunto nuova importanza dopo la chiusura delle indagini ci sono le dimensioni del piede di Sempio e la compatibilità con una scarpa Frau numero 42, indicata dagli accertamenti della Procura in relazione alle impronte rinvenute nella villetta di via Pascoli.
Sul tema emerge anche un’intercettazione ambientale del 28 ottobre dello scorso anno nella quale Daniela Ferrari, madre di Sempio, commentava gli accertamenti effettuati sul figlio a distanza di quasi vent’anni dal delitto: «Venerdì l’hanno chiamato a prendere le misure… ma perché non gliele avete prese a Stasi? A mio figlio gli prendete le misure venti anni dopo… venti anni dopo che è venti chili in più… e che cavolo».
Nella stessa conversazione Ferrari affrontava direttamente il numero delle scarpe: «L’unica cosa che gli è rimasta uguale all’epoca è il numero di scarpe che aveva il 44 all’epoca e ce l’ha ancora adesso… ma il resto del fisico cambia».
La difesa contesta infatti la ricostruzione relativa alla compatibilità del piede di Sempio con la scarpa indicata dagli investigatori e sostiene che all’epoca del delitto il giovane calzasse già il numero 44.
Sempio potrebbe tornare a parlare
Ma la novità forse più interessante nelle parole di Angela Taccia riguarda quello che potrebbe accadere adesso. Dopo la chiusura delle indagini, la difesa deve decidere se chiedere un nuovo confronto con i magistrati oppure scegliere una strada differente.
Taccia non esclude nulla. «Non ho ancora ritirato gli atti e quindi non lo so», spiega rispondendo alla domanda sulla possibilità che Sempio chieda di farsi interrogare. Subito dopo, però, apre un’altra possibilità: «La questione non è solo se farlo sentire o no: potrebbe anche rendere dichiarazioni spontanee. Vedremo l’evolversi della situazione, giorno per giorno».
È uno scenario che potrebbe riportare direttamente Andrea Sempio davanti ai magistrati di Pavia nella fase che precede la richiesta di rinvio a giudizio. Prima, però, i suoi avvocati vogliono leggere e studiare ogni pagina degli atti depositati dalla Procura.
La linea indicata da Angela Taccia appare già definita nei suoi punti essenziali: la difesa considera Sempio estraneo all’omicidio, ritiene insufficienti gli elementi raccolti contro di lui, ma contemporaneamente si prepara all’ipotesi concreta che il caso arrivi davanti a un giudice. E questa volta, dopo quasi diciannove anni di indagini, archiviazioni e riaperture, potrebbe essere proprio un processo a stabilire quale peso attribuire alle nuove prove raccolte dalla Procura di Pavia.







