Garlasco, i minuti del killer dopo l’omicidio di Chiara Poggi: cosa fece nella villetta prima di uscire senza lasciare l’arma

Garlasco

Che cosa fece l’assassino di Chiara Poggi dopo averla colpita? È uno degli interrogativi meno affrontati del delitto di Garlasco. Da diciannove anni si discute di chi entrò nella villetta, dell’orario dell’omicidio, delle impronte, del DNA e delle persone che Chiara avrebbe potuto accogliere senza timore. Molto meno spazio viene riservato ai minuti successivi all’aggressione, quando il killer era ancora nella casa insieme alla sua vittima.

Non si trattò necessariamente di una fuga immediata. L’assassino dovette capire che Chiara non avrebbe più potuto reagire, attraversare una scena contaminata dal sangue, verificare le proprie condizioni e trovare una via d’uscita. Soprattutto, riuscì a portare con sé l’arma del delitto, mai ritrovata. Una sequenza sulla quale non esistono certezze, ma che può dire molto sulla lucidità di chi uccise e sulla sua conoscenza dell’abitazione.

Garlasco, l’assassino si fermò nella casa dopo aver colpito Chiara?

La violenza dell’aggressione e la posizione nella quale venne ritrovato il corpo raccontano soltanto una parte di ciò che accadde nella villetta di via Pascoli. Una volta terminata l’azione omicida, il killer si trovò davanti a una serie di decisioni: andarsene immediatamente oppure controllare la scena, verificare quali tracce avesse lasciato e assicurarsi di non abbandonare nella casa qualcosa che potesse ricondurre a lui.

Non sappiamo quanto tempo impiegò. Non sappiamo neppure se si mosse con freddezza oppure se agì in preda al panico. Sappiamo, però, che riuscì a uscire senza essere intercettato e senza lasciare l’arma accanto alla vittima. Questo significa che almeno un oggetto dovette essere recuperato e portato via dopo l’aggressione.

La distinzione è decisiva. Una fuga istintiva descriverebbe un assassino travolto da ciò che aveva appena commesso. Una permanenza più lunga indicherebbe invece la capacità di dominare la paura, osservare ciò che lo circondava e limitare i danni. Due profili profondamente diversi, entrambi da confrontare con le ricostruzioni formulate prima contro Alberto Stasi e oggi contro Andrea Sempio.

Il sangue, l’arma scomparsa e il rischio di lasciare tracce

Chi colpì Chiara con tanta violenza difficilmente poteva attraversare la casa senza preoccuparsi del sangue. Poteva averne sulle mani, sugli abiti, sulle scarpe o sull’arma. Ogni movimento successivo aumentava il rischio di lasciare impronte, trasferimenti biologici e segni capaci di ricostruirne il percorso.

Da qui nasce una domanda inevitabile: il killer si pulì prima di uscire? L’ipotesi non può essere trasformata in un fatto, perché non esiste una prova conclusiva che consenta di affermarlo. Ma resta necessario chiedersi come sia riuscito ad allontanarsi con l’arma e a non lasciare una traccia incontrovertibile che, diciannove anni dopo, permetta di attribuire senza discussioni il delitto a una persona.

L’arma scomparsa costituisce il vuoto materiale più importante. Se fosse stata recuperata, avrebbe potuto fornire informazioni sulla compatibilità con le ferite, sulle modalità dell’aggressione e sull’identità di chi l’aveva impugnata. Il killer non la dimenticò nella villetta: la prese con sé oppure la fece sparire in un momento successivo.

L’uscita dalla villetta senza essere visto

L’assassino dovette infine lasciare la casa e allontanarsi. Anche questo passaggio richiedeva tempo e attenzione. Doveva controllare di non incontrare qualcuno, evitare di essere notato in condizioni sospette e raggiungere un luogo nel quale nascondere l’arma, pulirsi o cambiarsi.

Se conosceva bene la villetta e le abitudini della famiglia Poggi, poteva sapere come muoversi e quale uscita utilizzare. Se invece aveva poca familiarità con la casa, ogni minuto trascorso all’interno avrebbe aumentato il pericolo di essere sorpreso. La durata della permanenza dopo l’omicidio diventa così un elemento capace di distinguere tra un visitatore occasionale e qualcuno che si sentiva abbastanza sicuro da restare.

Le indagini hanno ricostruito più volte l’arrivo dell’assassino e la dinamica dell’aggressione. Rimane molto più incerta la sua partenza. Eppure è proprio in quei minuti, tra l’ultimo colpo inferto a Chiara Poggi e la chiusura della porta della villetta, che il killer potrebbe avere compiuto le azioni decisive per sottrarsi alla giustizia per diciannove anni.