Trump taglia i fondi alla ricerca, le marmotte finiscono su OnlyFans: «Contenuti senza censura» per salvare 64 anni di studi

Sono paffute, pelose e non hanno alcuna intenzione di spogliarsi. Eppure le nuove star di OnlyFans sono loro: le marmotte dal ventre giallo delle Montagne Rocciose.

Corrono davanti alle telecamere, litigano vicino alle tane, lanciano grida d’allarme e si avvicinano all’obiettivo con l’aria di chi non ha ancora capito di essere diventato una celebrità digitale. I loro nomi sono Jamba Juice, Egg, Staple, Pawprint e Cabinet. Il loro account si chiama OnlyMarms e promette «contenuti senza filtri di marmotte delle Montagne Rocciose».

Gli abbonamenti sono gratuiti, i video quasi quotidiani e il materiale è rigorosamente adatto a tutte le età. Chi apprezza può lasciare una mancia. I soldi non finanziano vacanze, automobili o ville con piscina, ma uno dei più importanti e longevi progetti di ricerca sui mammiferi selvatici.

Se sembra una trovata comica, è perché l’alternativa sarebbe raccontarla come una tragedia: nel 2026 un gruppo di scienziati americani è stato costretto ad aprire un profilo su OnlyFans per cercare i fondi che lo Stato non vuole più concedergli.

Le marmotte su OnlyFans per salvare la ricerca

L’account è stato creato dal gruppo guidato da Daniel Blumstein, professore di ecologia e biologia evolutiva all’Università della California di Los Angeles. Il laboratorio studia le marmotte del Colorado attraverso un progetto avviato nel 1962 dal biologo Ken Armitage presso il Rocky Mountain Biological Laboratory.

Con 64 anni di osservazioni quasi ininterrotte, si tratta del secondo più lungo studio al mondo su mammiferi identificati individualmente. I ricercatori seguono gli animali per intere generazioni, raccogliendo dati sul comportamento sociale, sulla salute, sulla longevità, sulla risposta ai predatori e sugli effetti dei cambiamenti ambientali.

È un patrimonio scientifico impossibile da ricostruire. Se il monitoraggio si interrompe, non basterà trovare nuovi finanziamenti tra qualche anno: il buco rimarrà per sempre nella serie dei dati.

Per undici anni il progetto è stato sostenuto dalla National Science Foundation. Quando Blumstein ha chiesto di rinnovare il finanziamento, però, la proposta è stata respinta. E poi respinta di nuovo. E poi una terza volta.

La spiegazione riferita al professore è degna di un cortocircuito burocratico: il gruppo non avrebbe ricevuto altri soldi perché aveva già raccolto «troppi dati».

«Non so nemmeno come interpretare quella frase. È assurdo», ha raccontato Blumstein a SFGate. In altre parole, una ricerca rischia di essere punita proprio perché è riuscita a produrre un archivio straordinariamente ampio e prezioso.

OnlyMarms ha già raccolto migliaia di dollari

L’idea di OnlyMarms è arrivata mentre Blumstein si trovava in un prato ad aspettare che le marmotte si facessero vedere. Tornato al laboratorio, ne ha parlato con Emily Renkey, giovane ricercatrice dell’UCLA, che ha trasformato la provocazione in un vero account.

I filmati provengono dalle fototrappole utilizzate sul campo. Alcuni mostrano gli animali mentre giocano o si inseguono, altri permettono ai ricercatori di spiegare le strategie contro i predatori, le gerarchie sociali e il significato dei loro richiami.

L’operazione ha attirato migliaia di visitatori e raccolto circa 6 mila dollari attraverso le mance. OnlyFans ne trattiene il 20 per cento. Una somma utile, ma ben lontana da quella necessaria per sostenere cinque mesi di lavoro sul campo, pagare i ricercatori e mantenere attrezzature e osservazioni.

Lo scopo principale non è quindi trasformare i roditori in influencer milionari. È mostrare al pubblico fino a che punto gli scienziati siano costretti a spingersi per tenere in vita studi che dovrebbero essere considerati un bene collettivo.

Dalla birra alla Fat Marmot Week

OnlyFans non è l’unico esperimento del laboratorio. I ricercatori hanno collaborato con un birrificio del Colorado per produrre una birra chiamata Marmot Tears, destinando una parte dei ricavi al progetto. Dal 24 al 29 agosto lanceranno inoltre la prima Fat Marmot Week, versione roditrice della popolarissima Fat Bear Week dell’Alaska.

Il pubblico potrà votare la marmotta che ritiene più ingrassata in preparazione del letargo. In questo caso, accumulare peso non rappresenta un problema estetico ma una questione di sopravvivenza: più riserve significano maggiori possibilità di superare l’inverno.

L’ironia funziona, i follower aumentano e le marmotte continuano a regalare materiale irresistibile. Il paradosso, però, rimane. Gli scienziati vorrebbero dedicare il proprio tempo ad analizzare dati e scrivere studi. Devono invece inventare profili provocatori, concorsi online, birre artigianali e campagne per raccogliere mance.

I roditori di OnlyMarms stanno facendo la propria parte. Ora resta da capire se, per finanziare la ricerca americana, dovranno anche imparare a ballare davanti alla telecamera.