Il caso Garlasco entra adesso nel suo passaggio più delicato. Andrea Sempio può finire a processo per l’omicidio di Chiara Poggi mentre Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per lo stesso delitto, prepara la richiesta di revisione della sentenza. Due strade giudiziarie differenti che potrebbero procedere contemporaneamente e che ruotano intorno a una domanda enorme: cosa accadrà se la giustizia riterrà sufficientemente solide le nuove accuse contro Sempio mentre resta ancora in piedi la condanna definitiva di Stasi?
La Procura di Pavia ha chiuso l’inchiesta indicando Sempio come unico presunto autore dell’omicidio del 13 agosto 2007. Ora il procuratore aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza stanno preparando la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio pluriaggravato.
Non dovrebbero servire i nove mesi che la legge concede alla Procura per esercitare l’azione penale. L’obiettivo sarebbe arrivare alla richiesta entro la fine dell’autunno, aprendo così la strada all’udienza preliminare che potrebbe svolgersi nella primavera del 2027.
Sempio davanti al gup: la soglia è la «ragionevole previsione di condanna»
La richiesta di rinvio a giudizio rappresenterà il vero atto d’accusa contro Andrea Sempio. I magistrati dovranno mettere sul tavolo tutto ciò che ritengono utile a sostenere la loro ricostruzione: consulenze scientifiche, impronta 33, compatibilità della scarpa, accertamenti genetici, intercettazioni e informative investigative.
La difesa, affidata agli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, avrà nel frattempo venti giorni dalla notifica della chiusura delle indagini per esaminare gli atti e presentare memorie, documenti e consulenze. Sempio potrebbe anche chiedere di farsi interrogare nuovamente dai magistrati. Poi la parola passerà al giudice.
Ed è qui che la partita diventa particolarmente importante. Il gup non dovrà limitarsi a verificare l’esistenza di indizi contro Sempio, ma dovrà valutare se gli elementi raccolti permettano una «ragionevole previsione di condanna». Soltanto superata questa soglia il procedimento potrà arrivare al processo.
La carta del rito abbreviato
In caso di rinvio a giudizio, la difesa di Sempio avrà davanti anche una scelta processuale decisiva: chiedere il rito abbreviato. Oggi questo rito non può essere utilizzato per i delitti puniti con l’ergastolo, ma per Sempio entrerebbero in gioco le norme vigenti nel 2007, quando Chiara venne uccisa. La possibilità, quindi, resta sul tavolo.
La conseguenza sarebbe enorme anche dal punto di vista mediatico. Il processo si svolgerebbe a porte chiuse e principalmente sulla base degli atti raccolti, senza il normale dibattimento pubblico e l’audizione ordinaria dei testimoni. In caso di condanna scatterebbe inoltre la riduzione di pena prevista dal rito. È la stessa strada processuale che scelse all’epoca Alberto Stasi. Anche la sua condanna definitiva a 16 anni risente dello sconto previsto dall’abbreviato.
Stasi prepara la revisione
Mentre Sempio si avvicina alla possibile udienza preliminare, dall’altra parte del caso si muovono Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Alberto Stasi.
I legali stanno lavorando alla richiesta di revisione della condanna utilizzando anche il materiale emerso dalla nuova inchiesta. La revisione resta uno strumento straordinario: una sentenza definitiva non viene riaperta semplicemente perché emerge una diversa ricostruzione del delitto. Servono i presupposti indicati dalla legge.
Ed è proprio qui che le ultime scoperte sulle analisi del Dna effettuate sui pedali della bicicletta Umberto Dei possono assumere un peso enorme. La Procura di Pavia ha infatti portato alla luce l’esistenza nei raw data di risultati negativi che, secondo una delle interpretazioni investigative, non sarebbero entrati nel fascicolo originario e avrebbero potuto incidere sulla posizione di Stasi.
Su questo punto è però esploso uno scontro tecnico. Il consulente della famiglia Poggi Marzio Capra sostiene che quei risultati negativi fossero precedenti al profilo positivo attribuito a Chiara e che la confusione derivi dalla differenza tra la data della corsa elettroforetica e quella di modifica dei file. L’ex comandante del Ris Luciano Garofano ribadisce a sua volta che il Dna di Chiara sui pedali c’era e nega qualsiasi occultamento o depistaggio. La questione, quindi, è tutt’altro che chiusa.
I test sui pedali possono diventare una «nuova prova»
Per la difesa di Stasi, però, l’eventuale dimostrazione che un risultato potenzialmente favorevole all’imputato non entrò nel procedimento potrebbe assumere un significato processuale preciso.
L’articolo 630 del codice di procedura penale disciplina i casi nei quali una condanna definitiva può essere sottoposta a revisione. Tra le ipotesi previste rientra la scoperta di nuove prove che, sole o insieme a quelle già valutate, possano dimostrare che il condannato debba essere prosciolto.
Ma esiste anche un altro passaggio particolarmente delicato. La revisione può essere richiesta quando si dimostri che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o di un altro fatto previsto dalla legge come reato.
Ed è proprio per questo che l’indagine aperta dalla Procura di Pavia su quanto accadde alle vecchie analisi del Ris potrebbe diventare molto importante anche per Stasi.
L’altra inchiesta sui dati del Ris
I magistrati stanno infatti cercando di ricostruire cosa accadde nel 2007: chi effettuò le analisi, quali risultati vennero ottenuti, quali documenti furono trasmessi e perché alcuni dati oggi presenti nei raw data non risultano nel vecchio fascicolo. Al momento questo non significa che qualcuno abbia commesso un reato. Proprio nelle ultime ore sono emerse ricostruzioni tecniche contrastanti sulla cronologia degli esami.
Sull’eventuale fronte penale pesa inoltre un problema enorme: sono trascorsi diciannove anni e molte possibili ipotesi di reato potrebbero essere prescritte. La Procura dovrà quindi stabilire innanzitutto se esista una fattispecie penalmente rilevante ancora perseguibile. Nel frattempo anche la procuratrice generale Francesca Nanni sta studiando il caso e potrà acquisire il nuovo materiale raccolto a Pavia.
Due procedimenti e lo stesso omicidio
È questo il cortocircuito giudiziario che rende la nuova fase del caso Garlasco senza precedenti. Da una parte esiste una sentenza definitiva che indica Alberto Stasi come assassino di Chiara Poggi. Dall’altra la Procura di Pavia ha appena concluso una nuova indagine nella quale attribuisce ad Andrea Sempio il ruolo di unico autore dell’omicidio.
Nessuna delle due circostanze produce automaticamente la cancellazione dell’altra. Sempio resta innocente fino a un’eventuale condanna definitiva e la sentenza contro Stasi continua ad avere piena efficacia finché un giudice non dispone diversamente. Ma adesso le due strade stanno correndo contemporaneamente: la Procura prepara il processo a Sempio e la difesa prepara la revisione per Stasi.
Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi, il caso potrebbe quindi arrivare davanti a due giudici diversi con due questioni gigantesche sul tavolo: ci sono elementi sufficienti per processare un nuovo uomo per quell’omicidio? E le nuove prove sono abbastanza forti da riaprire il processo dell’uomo già condannato?







