Tumori del pancreas e dell’ovaio, la rivoluzione esiste ma rischia di fermarsi in America: perché i pazienti italiani potrebbero restare senza cure

Trump blocca i medicinali

Da Chicago arrivano notizie che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate fantascienza medica. Nuovi farmaci mostrano risultati incoraggianti contro due tra i tumori più aggressivi e letali: quello del pancreas e quello dell’ovaio. Eppure, mentre la comunità scientifica celebra i progressi presentati al congresso mondiale dell’oncologia ASCO 2026, in Europa cresce una preoccupazione tutt’altro che secondaria: queste cure potrebbero arrivare molto tardi, oppure non arrivare affatto.

Il problema non riguarda la ricerca

I laboratori continuano a correre e i risultati parlano chiaro. Il problema è economico e politico. Al centro della questione c’è la cosiddetta clausola “Most Favoured Nation”, introdotta negli Stati Uniti, che impone alle aziende farmaceutiche di applicare sul mercato americano il prezzo più basso praticato in altri Paesi con un reddito comparabile. Dunque, se un farmaco viene venduto a un prezzo inferiore in Europa, anche gli Stati Uniti potrebbero pretendere quel prezzo. Una prospettiva che rischia di colpire duramente i profitti delle aziende e che sta già modificando le strategie commerciali di molte società farmaceutiche.

La speranza arriva dal tumore del pancreas

Il caso più clamoroso riguarda il daraxonrasib, una molecola che ha attirato l’attenzione di tutto il congresso di Chicago. I risultati presentati dagli oncologi hanno acceso una speranza concreta per il tumore del pancreas, una malattia che ancora oggi dispone di poche opzioni terapeutiche efficaci e che continua a registrare tassi di mortalità elevatissimi. L’azienda che sviluppa il farmaco, Revolution Medicine, ha già avviato negli Stati Uniti un programma di accesso anticipato autorizzato dalla Food and Drug Administration. I pazienti americani possono quindi iniziare a beneficiare della nuova terapia prima dell’approvazione definitiva. In Europa, invece, la situazione appare molto diversa. Al momento non esistono programmi analoghi e gli specialisti temono che il percorso verso la disponibilità del farmaco possa richiedere anni.

Anche per il tumore dell’ovaio arriva una svolta

Uno scenario simile riguarda un’altra innovazione che potrebbe cambiare la vita di migliaia di donne colpite da tumore ovarico avanzato.
Una nuova terapia sviluppata da Corcept Therapeutics ha mostrato una riduzione del 35% del rischio di morte nelle pazienti che avevano già ricevuto trattamenti a base di platino e la cui malattia aveva continuato a progredire. Numeri che in oncologia rappresentano molto più di una semplice statistica. Significano mesi di vita guadagnati, maggiori possibilità di controllo della malattia e nuove prospettive per pazienti che spesso dispongono di poche alternative. Anche in questo caso, però, il rischio è lo stesso: una piccola azienda potrebbe decidere di concentrarsi prima sul mercato americano e rinviare il lancio europeo per non compromettere il prezzo statunitense.

Perché l’Europa rischia di aspettare

Il meccanismo è semplice. Le aziende sanno che l’Europa impone prezzi generalmente più bassi rispetto agli Stati Uniti. Se introducessero subito un nuovo farmaco nei mercati europei, rischierebbero di dover applicare quel prezzo ridotto anche oltreoceano. La conseguenza potrebbe essere una scelta commerciale brutale ma razionale: prima gli Stati Uniti, poi il resto del mondo. Una strategia che rischia di trasformare i pazienti europei in spettatori della rivoluzione terapeutica anziché beneficiarne immediatamente. Gli oncologi italiani osservano la situazione con crescente preoccupazione. Mentre la ricerca accelera e riduce sempre più i tempi tra laboratorio e applicazione clinica, nuove barriere economiche potrebbero rallentare l’accesso alle cure.

La sfida dei prossimi anni

La vera rivoluzione dell’oncologia moderna non consiste soltanto nello scoprire nuovi farmaci. Consiste nel renderli disponibili ai pazienti che ne hanno bisogno. I risultati presentati a Chicago dimostrano che la ricerca continua a produrre innovazione a una velocità mai vista prima. Ma se i meccanismi economici e normativi impediranno a queste terapie di raggiungere rapidamente i malati europei, il rischio sarà quello di creare una medicina a due velocità. Da una parte chi vive negli Stati Uniti e può accedere subito alle cure più avanzate. Dall’altra chi, pur avendo la stessa malattia, dovrà aspettare anni. Per i pazienti colpiti da tumore del pancreas o dell’ovaio, il tempo non è un dettaglio burocratico. È spesso la differenza tra una speranza concreta e un’occasione perduta.