Andrea Sempio e la strategia dei «no»: dal Dna allo psichiatra, perché i rifiuti della difesa potrebbero pesare nelle prossime fasi del caso Garlasco

Andrea Sempio

La nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi entra nel vivo. Entro il 28 settembre la Procura di Pavia dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio oppure archiviare la sua posizione, salvo eventuali proroghe delle indagini. Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi continua a lavorare alla futura richiesta di revisione della condanna, raccogliendo nuovi elementi tecnico-scientifici.

Sul tavolo degli inquirenti restano gli accertamenti sulle impronte, sul Dna e sugli altri elementi raccolti durante la nuova inchiesta, mentre i legali di Stasi stanno predisponendo una serie di consulenze che intendono utilizzare davanti alla Corte d’Appello di Brescia.

Le nuove consulenze della difesa di Alberto Stasi

Secondo quanto emerso, il collegio difensivo guidato dagli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari avrebbe affidato nuovi incarichi a consulenti specializzati per rafforzare la futura richiesta di revisione. Tra gli approfondimenti figurano una consulenza genetica affidata ai professori Ugo Ricci e Pasquale Linarello, un’analisi sull’impronta della scarpa attribuita all’autore del delitto e una rilettura delle intercettazioni riguardanti Andrea Sempio. L’obiettivo è raccogliere nuovi elementi di prova da affiancare al materiale già acquisito, sia attraverso le recenti indagini della Procura sia mediante ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici che, secondo la difesa, potrebbero incidere sulla ricostruzione del caso.

La strategia di Andrea Sempio e l’ipotesi della contaminazione del Dna

Sul fronte di Andrea Sempio, la linea difensiva continua invece a sostenere che il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi possa essere il risultato di una contaminazione. La genetista Marina Baldi, consulente del team difensivo, ha spiegato che non esisterebbe un singolo oggetto in grado di dimostrare con certezza l’origine della contaminazione.

Secondo la consulente, sarebbe però possibile individuare diverse circostanze compatibili con il passaggio di materiale genetico, considerando anche le numerose occasioni in cui Sempio frequentava l’abitazione della famiglia Poggi. Baldi ha inoltre sottolineato che il profilo genetico attribuito al cosiddetto “Ignoto 2” presenta caratteristiche incomplete e, pur non consentendo l’identificazione di una persona specifica, potrebbe comunque rivelarsi utile qualora emergessero elementi compatibili con altri soggetti.

I rifiuti di Sempio e le possibili conseguenze processuali

Negli ultimi mesi Andrea Sempio ha scelto di non collaborare ad alcuni atti richiesti dagli investigatori, sempre seguendo le indicazioni dei propri difensori. Dopo il rifiuto iniziale di sottoporsi al prelievo del Dna, poi eseguito su disposizione del giudice, Sempio non si presentò a un primo interrogatorio per un vizio di notifica e, quando comparve successivamente davanti ai magistrati, si avvalse della facoltà di non rispondere. Più recentemente ha rifiutato di sottoporsi alla consulenza psichiatrica richiesta dalla Procura.

La difesa considera queste decisioni pienamente legittime e coerenti con la strategia processuale. Secondo Marina Baldi, un’eventuale valutazione psichiatrica avrebbe senso soltanto nell’ambito di un processo e davanti a un perito nominato dal giudice, quindi terzo rispetto alle parti. Resta ora da capire quale sarà la decisione della Procura alla scadenza delle indagini. Nel frattempo, sia l’accusa sia le difese continuano a preparare le rispettive strategie in vista dei prossimi passaggi giudiziari.