Garlasco, il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi resta il nodo più controverso: consulenti divisi e accuse sulle vecchie perizie

chiara poggi

Tra tutti gli elementi riesaminati dalla Procura di Pavia, nessuno continua a generare un confronto tanto acceso quanto il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. A quasi vent’anni dall’omicidio, quel Dna rappresenta ancora uno dei punti più controversi dell’intera vicenda giudiziaria e continua a dividere genetisti, consulenti e avvocati.

Il reperto venne analizzato nel 2014 dal perito della Corte d’Appello Francesco De Stefano. Fu lui a estrarre il materiale genetico disponibile e a effettuare gli accertamenti che, secondo le sue conclusioni, non consentivano identificazioni certe. Quelle analisi esaurirono il campione biologico presente, impedendo successivamente la ripetizione degli esami sugli stessi reperti. Proprio questo aspetto è tornato oggi al centro delle contestazioni sollevate dagli investigatori che stanno riesaminando l’intero fascicolo.

Nel corso degli anni le interpretazioni di quel materiale sono cambiate più volte. Pasquale Linarello, consulente della difesa di Alberto Stasi, aveva già individuato nel 2016 una compatibilità tra l’aplotipo rinvenuto sotto le unghie della vittima e quello di Andrea Sempio. Una valutazione che all’epoca trovò punti di contatto anche nelle conclusioni di altri specialisti chiamati a esaminare gli atti.

Le nuove analisi e le contestazioni alla perizia del 2014

La nuova indagine della Procura di Pavia ha riportato quel materiale genetico al centro della scena. Nel dicembre 2025 la genetista Denise Albani, incaricata dagli inquirenti, ha effettuato una nuova valutazione della documentazione disponibile arrivando a conclusioni diverse. Pur evidenziando tutti i limiti derivanti dalla qualità e dalla quantità del materiale biologico, la consulente ha ritenuto compatibile il profilo esclusivamente con Andrea Sempio tra i soggetti esaminati.

La questione non riguarda soltanto il risultato finale ma anche il percorso che ha portato a quelle conclusioni. Nell’informativa dei carabinieri sono state evidenziate presunte incongruenze nelle valutazioni espresse da De Stefano durante il procedimento che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Gli investigatori ritengono che alcuni passaggi meritino ulteriori approfondimenti, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra il degrado del campione biologico e le esclusioni effettuate nel corso delle analisi.

È proprio su questo punto che si concentra una parte delle contestazioni. Se il materiale risultava fortemente degradato, sostengono alcuni osservatori, occorre chiarire fino a che punto fosse possibile formulare esclusioni o attribuzioni con un grado sufficiente di affidabilità scientifica.

Il peso dell’aplotipo nella nuova indagine

La difesa di Alberto Stasi ricorda come già la Cassazione, nel 2013, avesse attribuito una notevole importanza al Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. All’epoca, però, il ragionamento riguardava il fidanzato della vittima e quindi un soggetto che, per la natura del rapporto, poteva aver lasciato tracce biologiche in modo del tutto naturale.

Oggi lo scenario è differente. L’indagine riguarda Andrea Sempio e il valore di quel reperto viene letto in un contesto completamente diverso. Proprio per questo motivo il dibattito scientifico si è riacceso con forza.

I consulenti della difesa di Sempio continuano a sottolineare che il cromosoma Y non consente un’identificazione individuale assoluta, ma individua una linea paterna condivisa da più persone. Gli investigatori, invece, ritengono che quel dato genetico acquisti significato quando viene inserito all’interno del quadro complessivo delle indagini.

La battaglia sul Dna, dunque, non riguarda soltanto una questione tecnica. Rappresenta uno dei passaggi centrali della nuova inchiesta e potrebbe influenzare in modo significativo la ricostruzione degli eventi del 13 agosto 2007. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima continua infatti a essere uno degli elementi più discussi, analizzati e contestati dell’intero caso Garlasco.