TeleMeloni apre il comitato elettorale del 2027: amici, fedelissimi e miracolati occupano la Rai mentre preparano il silenziatore per Ranucci

Altro che presentazione dei palinsesti: la Rai ha inaugurato la campagna elettorale per il 2027. Da via Asiago a Saxa Rubra, il servizio pubblico assume ormai le sembianze di un comitato elettorale pagato con il canone. Amici, fedelissimi, ex berlusconiani riciclati, meloniani dichiarati e personaggi premiati nonostante ascolti da prefisso telefonico: c’è posto per tutti, purché non disturbino il governo.

Il messaggio risulta brutale nella sua semplicità. Chi piace alla destra entra, resta o avanza. Chi conduce programmi sgraditi viene circondato da commissioni, audit e sospetti. Così, mentre Salvo Sottile, Antonino Monteleone e Tommaso Cerno sopravvivono tranquillamente ai risultati poco esaltanti, Sigfrido Ranucci deve trascorrere cinque ore davanti alla Commissione Rai per il Codice etico. L’azienda valuta persino una seconda indagine interna su Report, mentre la magistratura sta ancora lavorando sul caso Lavitola.

La Rai non epura più con il rumore delle porte sbattute. Preferisce premiare gli amici, occupare ogni fascia e lasciare gli altri senza aria. Il pluralismo non viene abolito: semplicemente scompare dal palinsesto.

TeleMeloni premia i flop e arruola nuovi fedelissimi

Salvo Sottile prenderà il posto di Milo Infante a Ore 14, nonostante Far West abbia già dovuto cambiare collocazione dopo ascolti deludenti. Antonino Monteleone, reduce da risultati tutt’altro che trionfali, riceverà un nuovo programma d’informazione nel martedì sera di Rai 3. Tommaso Cerno conserva Due di picche, cinque minuti nel pomeriggio di Rai 2 che sembrano concepiti per dimostrare che un programma può esistere anche senza spettatori.

Il capolavoro arriva però con Fabrizio Bracconeri. L’ex interprete dei Ragazzi della Terza C, da anni apertamente vicino a Giorgia Meloni, condurrà un programma dedicato alla disabilità. Curriculum televisivo recente e competenze specifiche restano avvolti nel mistero, ma la fede politica appare limpida: nella Rai di oggi può bastare anche quella.

Roberto Inciocchi, altro volto considerato vicino al centrodestra, avrà un nuovo talk politico. Ad Agorà dovrebbe sostituirlo Annalisa Bruchi, giornalista accreditata in area Forza Italia. L’azienda avrebbe persino tentato di strappare a Mediaset Nicola Porro e Paolo Del Debbio. Evidentemente il problema di TeleMeloni non consiste più nel nascondere l’occupazione, ma nel trovare abbastanza occupanti.

Claudia Conte passa dalla notte al mattino: il merito secondo Radio Rai

Radio Rai riesce a spingersi ancora oltre. Luigi Crespi, ex sondaggista e stratega di Silvio Berlusconi nonché ideatore del celebre “contratto con gli italiani”, condurrà La scelta, programma nel quale si parlerà anche di politica. Per il servizio pubblico, evidentemente, affidare uno spazio politico a un ex spin doctor rappresenta una garanzia di imparzialità.

Poi c’è Claudia Conte, autentico prodigio della meritocrazia radiofonica. Dopo aver condotto nella notte La mezz’ora legale, verrà promossa alla fascia pregiata del mattino di Radio 1 con L’impronta, trasmissione dedicata al benessere degli animali.

Conte ha raccontato pubblicamente di aver avuto una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Questo non dimostra naturalmente che il rapporto abbia determinato la promozione. Rende però l’operazione politicamente imbarazzante e avrebbe dovuto imporre alla Rai una trasparenza persino superiore al normale. Invece l’azienda ha scelto il sistema più efficace per alimentare ogni sospetto: promuoverla e non spiegare nulla.

Giuseppe Candela ha riassunto la faccenda con precisione: «Che mondo meraviglioso la radio ai tempi di TeleMeloni. Dovevano accompagnare alla porta Claudia Conte? L’hanno promossa». In effetti la Rai contemporanea assomiglia a un ascensore speciale: per alcuni i piani salgono anche quando i risultati restano al piano terra.

Ranucci sotto assedio, gli uomini di Unirai scalano Rai Parlamento

Mentre le porte si spalancano per i graditi, Sigfrido Ranucci trova davanti a sé un posto di blocco. La Commissione per il Codice etico lo ha ascoltato per cinque ore sui rapporti con Valter Lavitola e sulle possibili fonti di alcune inchieste di Report. L’azienda valuta inoltre un audit interno, dopo avere già sospeso le repliche estive del programma. Lo svolgimento dell’audizione è stato confermato anche dall’Ansa.

Verificare il rispetto delle regole è legittimo. Accerchiare il giornalista più scomodo della Rai mentre le indagini giudiziarie risultano ancora aperte produce però l’impressione di una sentenza cercata prima ancora dei fatti. E qualcuno già immagina un cambio alla guida di Report: la sostituzione perfetta per una maggioranza che non è mai riuscita a digerirne le inchieste.

A Rai Parlamento, intanto, la direttrice Francesca De Martino ha nominato tre vicedirettori legati a Unirai: Pilar Ottoz, Virginia Lozito e Francesco Palese, primo segretario del sindacato alternativo all’Usigrai. Due arrivano dal ruolo di caposervizio, Palese da quello di redattore ordinario. La redazione ha poi bocciato il piano editoriale con 17 voti contrari e 16 favorevoli, come documentato dalla Federazione nazionale della Stampa.

Non è un palinsesto: è un sistema di occupazione. Non occorre chiudere i programmi scomodi quando si possono intimidire, isolare o svuotare. Non serve ordinare ai giornalisti cosa dire quando ogni poltrona decisiva viene assegnata a chi sa già cosa non deve dire.

La destra si prepara alle elezioni del 2027 e la Rai sembra aver ricevuto la linea: nessun prigioniero, nessuna voce fuori posto, nessun centimetro di servizio pubblico lasciato incustodito. TeleMeloni non è più un’accusa dell’opposizione. È diventata la guida ufficiale ai programmi.