Arbitropoli, Zazzaroni sentito dai pm a Milano: testimoni in Procura dopo l’autosospensione di Rocchi

Ivan Zazzaroni, credit photo @raiplay

La nuova “Arbitropoli” continua a riempire i corridoi della Procura di Milano. Dopo arbitri, varisti, dirigenti federali e uomini vicini al sistema Figc, è toccato a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, volto televisivo e opinionista sportivo molto noto al grande pubblico. Il giornalista è entrato in mattinata nell’ufficio del pm Maurizio Ascione per essere ascoltato come testimone nell’inchiesta sul sistema arbitrale che ha già portato all’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi.

Il suo ascolto si inserisce in una fase delicata dell’indagine milanese, che si muove su due filoni. Il primo riguarda le cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, cioè presunte pressioni o interferenze per condizionare le scelte arbitrali durante la scorsa stagione di campionato. Il secondo filone, ancora più esplosivo sul piano sportivo e mediatico, riguarda sospette designazioni pilotate a favore dell’Inter. Al momento, va precisato, nessun responsabile di club risulta indagato: nel registro compaiono soltanto arbitri e varisti.

Le “bussate” alla sala Var e il ruolo della Figc

Uno dei passaggi più importanti dell’inchiesta riguarda la decisione della Figc di mandare ispettori nella sala Var di Lissone dopo la denuncia sulle presunte “bussate” dell’ormai ex designatore Gianluca Rocchi. Proprio su questo punto ieri il pm Ascione ha ascoltato per quasi tre ore Giancarlo Viglione, avvocato amministrativista, legale della Figc, responsabile delle Relazioni istituzionali e dell’Ufficio legislativo federale.

Viglione, che non risulta indagato, avrebbe offerto agli inquirenti uno “spaccato importante” sulle norme, sulle competenze interne e sul funzionamento della sala Var. Uscendo dagli uffici della Procura ha spiegato: «Abbiamo parlato delle norme che regolano la sala Var». Ha confermato anche il passaggio sugli ispettori inviati a Lissone, decisione che secondo la ricostruzione investigativa avrebbe permesso di fare nuovi passi avanti.

La sua audizione segna un cambio di livello nell’inchiesta. Dopo avere sondato il mondo arbitrale e quello dei club, la Procura ascolta ora anche figure di peso della Federcalcio, nel tentativo di ricostruire procedure, responsabilità e margini di intervento dentro un sistema che avrebbe dovuto garantire autonomia, trasparenza e terzietà.

Rocchi autosospeso e due filoni aperti

L’autosospensione di Gianluca Rocchi resta il fatto politico-sportivo più forte emerso finora. Il designatore arbitrale è finito al centro del caso dopo la nascita dei due filoni d’indagine: da una parte le presunte pressioni sulla sala Var, dall’altra le ipotesi su designazioni considerate sospette. L’indagine milanese ruota attorno al reato di frode sportiva, ma il quadro resta ancora in evoluzione e le responsabilità dovranno essere accertate.

La Procura procede ascoltando testimoni e acquisendo elementi utili a capire se le anomalie denunciate rappresentino soltanto tensioni interne al mondo arbitrale oppure se abbiano inciso concretamente sull’andamento delle gare. È qui che diventano centrali le regole della sala Var, i poteri dei designatori, le comunicazioni tra arbitri e vertici tecnici, oltre al perimetro delle eventuali interferenze esterne.

Viglione, le norme e le polemiche sul ruolo super partes

Il nome di Giancarlo Viglione porta con sé anche un elemento politico-sportivo ulteriore. Responsabile legislativo della Figc e considerato vicino all’ex presidente Gabriele Gravina, Viglione è stato in passato criticato per i festeggiamenti dello scudetto dell’Inter accanto a Simone Inzaghi e Beppe Marotta. Un’immagine che alcuni avevano ritenuto poco compatibile con un ruolo federale chiamato a mantenere una posizione super partes.

Nel caso milanese, però, Viglione è stato ascoltato come persona informata sui fatti. Il suo contributo interessa soprattutto per chiarire il quadro normativo e il funzionamento interno della macchina arbitrale. «Abbiamo parlato delle norme che regolano la sala Var», ha detto. Una frase asciutta, ma sufficiente a indicare il cuore tecnico della sua audizione.

Il peso mediatico dell’audizione di Zazzaroni

L’ascolto di Ivan Zazzaroni aggiunge invece un elemento mediatico alla vicenda. Il direttore del Corriere dello Sport conosce da anni il mondo arbitrale, federale e calcistico, e il suo nome compare ora nella lista dei testimoni chiamati a fornire elementi alla Procura. Non risulta indagato: è stato sentito come teste.

La sua audizione conferma che l’inchiesta non si limita più al recinto stretto degli arbitri. Gli investigatori stanno provando a ricostruire tutto il contesto: ciò che circolava negli ambienti sportivi, le notizie arrivate alla stampa, le eventuali segnalazioni, le confidenze e le ricostruzioni interne su una stagione che ora rischia di finire sotto una lente giudiziaria pesantissima.

Un’inchiesta che può scuotere la Serie A

La nuova Arbitropoli resta ancora nella fase degli accertamenti, ma il potenziale impatto è enorme. Il solo fatto che la Procura di Milano indaghi su possibili “bussate” alla sala Var e su presunte designazioni pilotate basta a scuotere la credibilità del sistema arbitrale. La Figc, l’Aia e il mondo dei club osservano con attenzione, mentre la lista dei testimoni si allunga.

Per ora non risultano indagati dirigenti di società e non ci sono responsabilità accertate dei club. Gli iscritti, secondo quanto emerso, sarebbero soltanto arbitri e varisti. Ma la partita giudiziaria è appena cominciata e il lavoro del pm Maurizio Ascione punta a capire se dietro le anomalie emerse ci siano solo cattive prassi, rivalità interne e opacità gestionali, oppure condotte capaci di alterare davvero la regolarità sportiva.