Il prossimo 14 novembre saranno trent’anni esatti dalla scomparsa di Christian Frigerio, il ragazzo di 23 anni che uscì dalla sua casa di Carugate, nel Milanese, in sella a una bicicletta e svanì nel nulla. Nessuno lo ha più visto, nessuno ha mai ritrovato il suo corpo e nessuna indagine è riuscita a stabilire che cosa gli sia accaduto.
Sua madre, Annalia Ferrarese, una risposta ritiene di averla trovata da tempo: Christian sarebbe stato una delle prime vittime delle Bestie di Satana, la setta di assassini che negli anni Novanta trasformò alcuni boschi della Lombardia in luoghi di rituali macabri e omicidi. Una convinzione che gli investigatori hanno cercato di verificare senza arrivare a una conferma giudiziaria.
«Quegli assassini me lo hanno ammazzato. E non mi hanno lasciato neppure un posto al cimitero in cui piangerlo», racconta Annalia. Nel 2010, dopo quattordici anni di attesa, la donna chiese e ottenne dal Tribunale di Monza la dichiarazione di morte presunta del figlio. Oggi può ricordarlo soltanto attraverso una fotografia che ha sistemato sulla tomba del marito. «Ma oggi ho potuto mettere la sua foto sulla tomba del padre per ricordarli entrambi».
La telefonata misteriosa e l’ultimo avvertimento al fratello
La mattina del 14 novembre 1996 Christian telefonò al fratello minore e pronunciò parole che, trent’anni dopo, continuano ad alimentare gli interrogativi sulla sua scomparsa: «Stai attento, non uscire di casa, potrebbe essere pericoloso».
Che cosa temeva? Aveva ricevuto minacce? Sapeva di dover incontrare qualcuno? Nessuno è mai riuscito a chiarirlo. Poco dopo arrivò un’altra telefonata, della quale non si conosce il contenuto. Christian prese la bicicletta e uscì sotto una pioggia torrenziale. Da quel momento la sua vita diventò un mistero.
Per mesi la famiglia cercò notizie senza ottenere risposte. Poi cominciarono a emergere particolari sulle frequentazioni del ragazzo, appassionato di musica metal, e sui suoi possibili contatti con alcuni giovani che gravitavano attorno a un gruppo destinato a diventare tristemente famoso.
Le Bestie di Satana e il sospetto di un’altra vittima
Quando le indagini portarono alla luce i delitti delle Bestie di Satana, Annalia riconobbe nelle ricostruzioni degli investigatori elementi che le ricordavano quanto Christian le aveva raccontato prima di scomparire.
«Mio figlio mi aveva detto che aveva conosciuto dei ragazzi appassionati di metal come lui. Ricevetti anche strane telefonate che mi dicevano di non indagare oltre. Erano loro, lo avrei compreso anni dopo».
La setta aveva assassinato Chiara Marino, Fabio Tollis e Mariangela Pezzotta. L’inchiesta ricostruì anche la vicenda di Andrea Bontade, morto suicida dopo le pressioni esercitate dal gruppo. I responsabili ricevettero condanne comprese tra dodici anni di carcere e l’ergastolo.
Ma i delitti accertati potrebbero non aver esaurito la storia criminale della setta. Il magistrato Antonio Pizzi, che aveva condotto l’inchiesta, parlò di altri episodi sospetti e di diciotto morti misteriose sulle quali gli investigatori non erano riusciti a fare piena luce.
«Ci sono alcuni delitti molto simili, morti misteriose, probabilmente riconducibili al gruppo di assassini che furono condannati, ma su cui non siamo riusciti a fare chiarezza», dichiarò Pizzi.
Tra quei casi rimasti irrisolti, la scomparsa di Christian Frigerio occupava un posto particolarmente inquietante.
Gli interrogatori e gli scavi nei luoghi dei rituali satanici
Tra il 2006 e il 2007, dopo il trasferimento alla Procura di Monza, Pizzi tornò a indagare sulla sorte del ventitreenne. Fece interrogare nuovamente alcuni componenti della setta e approfondì le indicazioni emerse dai racconti di Mario Maccione, il sedicente medium del gruppo.
Gli investigatori cercarono anche il corpo di Christian. Organizzarono scavi nei pressi della chiesa sconsacrata di San Gregorio, a Monza, e al Parco Increa di Brugherio, dove alcuni appartenenti alla setta si ritrovavano per i loro rituali.
Le ricerche non portarono alla scoperta di resti umani né di elementi decisivi. «Andammo a scavare ma non fu trovato nulla… Il terreno era molto cambiato», ricordò il magistrato.
Erano trascorsi ormai dieci anni dalla scomparsa. I luoghi avevano subito trasformazioni e gli investigatori non disponevano di indicazioni sufficientemente precise per individuare un’eventuale sepoltura clandestina.
I racconti dei sacrifici umani e i diciotto casi sospetti
Durante le indagini emersero testimonianze che descrivevano un ambiente ancora più inquietante di quello già ricostruito nei processi per gli omicidi accertati.
Una ragazza raccontò di aver assistito a messe nere, rituali satanici e presunti sacrifici umani. Parlò persino di prostitute provenienti dall’Europa orientale che alcuni componenti del gruppo avrebbero massacrato durante le cerimonie.
Gli investigatori cercarono riscontri, ma quelle dichiarazioni non permisero di accertare ulteriori omicidi.
«Ricordo le parole di quella ragazza: aveva assistito a messe nere, riti satanici terribili; raccontò di sacrifici umani, di prostitute dell’Est massacrate… eppure anche i suoi racconti non portarono a nulla. E avevamo trovato parecchie connessioni tra Christian e gli assassini», raccontò Pizzi.
Proprio quelle connessioni convinsero il magistrato a proseguire gli accertamenti. Ma i sospetti, per quanto inquietanti, non bastavano a dimostrare che Frigerio fosse stato assassinato dalla setta.
Nessuno degli elementi raccolti consentì di ricostruire le ultime ore del ragazzo, identificare chi lo avesse eventualmente incontrato o individuare il luogo in cui poteva trovarsi il suo corpo.
Trent’anni dopo, la madre non ha ancora una tomba su cui piangere
Nel frattempo, alcuni dei componenti delle Bestie di Satana hanno terminato di scontare le rispettive condanne e sono tornati in libertà. Antonio Pizzi è morto senza riuscire a risolvere tutti i misteri sui quali aveva indagato.
Annalia Ferrarese, invece, continua a convivere con le stesse domande. Chi chiamò Christian prima della sua scomparsa? Perché il ragazzo aveva raccomandato al fratello di non uscire? Quali rapporti intratteneva realmente con le persone che frequentavano l’ambiente della setta?
La dichiarazione di morte presunta ha chiuso soltanto il capitolo amministrativo di questa storia. Non ha stabilito le cause della morte, non ha individuato eventuali responsabili e soprattutto non ha restituito il corpo alla famiglia.
Il 14 novembre 2026 Christian Frigerio avrebbe 53 anni. Sua madre conserva la sua fotografia accanto a quella del padre, sulla stessa lapide. È il solo luogo nel quale può ricordarlo, mentre il mistero di quella bicicletta scomparsa sotto la pioggia resta ancora senza una risposta.







