Caso Ranucci, Lavitola ci è o ci fa? Dall’attentato “d’amore” al sospetto di un piano per colpire Report: chi ha messo davvero la bomba?

alter Lavitola ci è o ci fa? Davvero avrebbe organizzato una bomba davanti alla casa di un uomo che definiva amico come un paradossale «atto d’amore», secondo l’espressione usata da Paolo Mieli? Voleva spaventare Sigfrido Ranucci per spingerlo verso un progetto politico? Oppure qualcuno gli avrebbe chiesto di colpire il conduttore e, con lui, una delle trasmissioni d’inchiesta più scomode della Rai?

È attorno a queste domande che ruota la nuova fase dell’indagine della Procura di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025. I magistrati contestano a Lavitola il ruolo di presunto mandante e anche il reato di strage, aggravato dal metodo mafioso. L’ex direttore dell’Avanti respinge ogni accusa: davanti ai pm si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee per negare qualsiasi coinvolgimento.

Il movente resta il grande buco nero dell’inchiesta. E proprio quel vuoto alimenta interpretazioni sempre più estreme: dal gesto dimostrativo concepito per accrescere la popolarità di Ranucci fino all’ipotesi di un’operazione diretta a delegittimare Report. Il giornalista ha definito «fantascienza» le ricostruzioni che evocano un autoattentato. Intanto, però, la Rai ha sospeso per la prima volta le repliche estive del programma, pur confermando la nuova stagione per novembre.

Lavitola pronto a partire per l’Africa

Il primo elemento che gli investigatori vogliono chiarire riguarda proprio le ore precedenti alla perquisizione. Sabato sera i carabinieri hanno trovato Lavitola sotto casa, con i bagagli già sistemati nell’automobile. Aveva acquistato un biglietto aereo e si preparava a partire per l’Africa.

Lui sostiene che il viaggio fosse programmato da tempo. Gli investigatori, però, hanno deciso di intervenire immediatamente e hanno sequestrato tre telefoni cellulari, due pendrive e sette pagine di appunti manoscritti. Il Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma e Frascati analizzerà ora messaggi, contatti, file e documenti per ricostruire i mesi che hanno preceduto l’attentato.

Gli appunti non coinciderebbero con il questionario preparato per misurare il consenso di un’eventuale candidatura politica di Ranucci. Si tratterebbe di altri manoscritti, che potrebbero contenere nomi, riferimenti o annotazioni utili a decifrare la rete di relazioni di Lavitola.

La Procura vuole capire anche il significato di una frase che l’ex editore avrebbe pronunciato con alcuni interlocutori: si augurava che qualcuno si comportasse con lui come Silvio Berlusconi aveva fatto in passato. Un riferimento che apre nuove domande. Da chi si aspettava aiuto? Per quale ragione? E quale contropartita immaginava?

L’«attentato d’amore» e il progetto politico su Ranucci

Paolo Mieli ha raccontato di avere cenato con Ranucci e Lavitola dopo l’esplosione e di avere constatato direttamente la loro familiarità. Secondo la sua interpretazione, Lavitola aveva maturato l’idea di trasformare il conduttore di Report in un possibile leader politico e aveva persino commissionato sondaggi per verificarne il consenso. Da qui la definizione provocatoria di «attentato d’amore»: una bomba pensata non per eliminare Ranucci, ma per rafforzarne l’immagine pubblica e spingerlo verso una candidatura.

La ricostruzione resta un’ipotesi e presenta una contraddizione enorme: chi vuole favorire una persona non colloca un ordigno davanti alla sua abitazione, mettendo in pericolo lui, la figlia e chiunque si trovi nelle vicinanze. La bomba distrusse quasi completamente l’auto del giornalista e danneggiò quella della figlia; soltanto una serie di circostanze evitò conseguenze molto più gravi.

Proprio per questo gli investigatori cercano un movente più concreto. Lavitola potrebbe avere agito per un progetto personale, per una forma distorta di controllo sull’amico oppure per interessi riconducibili ad altri ambienti. La domanda più delicata riguarda infatti l’eventuale presenza di un secondo livello: qualcuno potrebbe avere sfruttato la disponibilità, i contatti e l’intraprendenza dell’ex faccendiere per colpire Ranucci senza comparire direttamente.

L’intermediario fuggito in Camerun e i contatti con Report

Un altro filone conduce in Campania e passa attraverso Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense considerato dagli inquirenti il factotum di Lavitola. Secondo la Procura, Tavares avrebbe messo in contatto l’ex editore con il gruppo avellinese accusato di avere materialmente organizzato e collocato l’ordigno davanti alla casa del giornalista. L’uomo ha lasciato l’Italia e si trova in Camerun.

I carabinieri hanno perquisito l’abitazione nel Napoletano dove Tavares viveva e hanno ascoltato la compagna come persona informata sui fatti. Gli investigatori vogliono ricostruire gli ultimi spostamenti dell’intermediario prima della partenza, i suoi rapporti con Lavitola e gli eventuali contatti mantenuti con gli altri indagati dopo l’esplosione.

La Procura ha sentito anche un giornalista di Report, autore negli anni di alcune delle inchieste che Ranucci considera possibili moventi dell’attentato. Il cronista aveva avuto rapporti con Lavitola e gli inquirenti vogliono comprenderne natura, frequenza e contenuti.

È qui che l’indagine può cambiare definitivamente direzione. Se i telefoni e le pendrive dimostrassero che Lavitola agì per un progetto personale, resterebbe da comprendere quale logica potesse trasformare un’amicizia in un attentato. Se invece emergessero contatti con soggetti interessati a fermare, screditare o condizionare Report, la bomba assumerebbe un significato molto più vasto.

Perché, al di là delle intenzioni dichiarate o immaginate, un risultato concreto esiste già: la Rai ha sospeso le repliche della trasmissione. Per la prima volta l’ordigno esploso davanti alla casa di Ranucci ha prodotto un effetto diretto sulla programmazione del servizio pubblico. E questo rende ancora più urgente la domanda alla quale gli investigatori devono rispondere: Lavitola voleva davvero aiutare il suo amico, voleva danneggiarlo oppure qualcuno gli aveva affidato il compito di mettere fuori gioco Report?