Roberta Bruzzone non cambia idea sul delitto di Garlasco. La riapertura delle indagini, il nuovo coinvolgimento di Andrea Sempio e il ritorno quotidiano del caso sulle prime pagine non hanno modificato la convinzione maturata dopo lo studio degli atti: per la criminologa, il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi è già stato individuato e condannato.
«Non vedo elementi che possano cambiare il finale», sostiene, esprimendo forti dubbi sui possibili sviluppi del nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Pavia. La sua previsione è netta: «Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla di fatto».
Una posizione destinata a riaccendere il confronto sul caso giudiziario più discusso degli ultimi mesi. Bruzzone non si limita a contestare la solidità della nuova pista, ma solleva anche il problema delle conseguenze prodotte dall’esposizione mediatica su persone che non hanno mai assunto la veste di imputati.
«Non capisco su quali basi abbiano riaperto il caso»
La criminologa sostiene di non avere individuato, tra gli elementi emersi finora, dati scientifici o investigativi capaci di rovesciare la ricostruzione accolta dalle sentenze. Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva per l’omicidio della fidanzata, mentre Andrea Sempio figura nella nuova indagine avviata dalla magistratura pavese.
Per Bruzzone, tuttavia, la riapertura non poggerebbe su presupposti abbastanza solidi da condurre a un esito diverso. La criminologa afferma di non comprendere quali elementi abbiano convinto gli inquirenti a riaprire un fascicolo che la giustizia aveva già esaminato attraverso diversi gradi di giudizio.
Il rischio, avverte, consiste nel trasformare l’inchiesta in un processo pubblico parallelo, nel quale sospetti e ricostruzioni televisive finiscono per colpire chi non ha mai ricevuto contestazioni formali. Bruzzone cita Marco Poggi e le gemelle Cappa, trascinati più volte dentro ipotesi e narrazioni che non hanno trovato conferma giudiziaria.
La stessa attenzione, a suo giudizio, dovrebbe accompagnare il nome di Sempio. L’iscrizione nel registro degli indagati consente alla Procura di compiere accertamenti e di garantirgli gli strumenti di difesa, ma non costituisce una prova di responsabilità. La criminologa teme che la continua esposizione trasformi questa distinzione in un dettaglio incomprensibile per una parte dell’opinione pubblica.
I dubbi sui casi giudiziari riaperti dopo molti anni
Garlasco non rappresenta l’unico procedimento sul quale Bruzzone esprime perplessità. La criminologa guarda con scetticismo anche ad altre inchieste riaperte a distanza di decenni, soprattutto quando le nuove ipotesi dipendono da tracce difficili da contestualizzare o da testimonianze raccolte molto tempo dopo i fatti.
Tra gli esempi cita la morte di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita a Cagliari nel 1995. I recenti esami genetici hanno escluso la presenza del Dna dell’ex fidanzato Enrico Astero sulle tracce analizzate, un risultato che, secondo Bruzzone, rafforza i dubbi già manifestati sulla riapertura dell’indagine.
La criminologa contesta anche alcune conclusioni raggiunte nel procedimento sulla morte del calciatore Denis Bergamini. Nel 2024 i giudici hanno condannato l’ex fidanzata Isabella Internò, ma Bruzzone ritiene che la decisione poggi su testimonianze arrivate molti anni dopo e su metodologie scientifiche ancora discusse.
La sua regola, spiega, consiste nello studiare a lungo i fascicoli prima di pronunciarsi. Una volta maturata una convinzione, difficilmente la abbandona soltanto perché cambia il clima mediatico. Rivendica di non avere mai inseguito il consenso e di non essersi pentita delle valutazioni espresse nel corso della propria carriera.
La casa abbandonata che cambiò il suo futuro
La passione per l’indagine e per ciò che si nasconde dietro le apparenze sarebbe nata quando aveva appena sette anni. Bruzzone racconta di essere stata una bambina curiosa, vivace e poco incline a rispettare i divieti, soprattutto quando gli adulti cercavano di spaventarla.
Vicino alla scuola sorgeva una casa abbandonata. I genitori le avevano intimato di non avvicinarsi, raccontandole che al suo interno vivevano persone pericolose. Quel tentativo di proteggerla ottenne l’effetto contrario: invece di dimenticare l’edificio, la bambina iniziò a osservarlo ogni giorno e a chiedersi cosa contenesse davvero.
Alla fine convinse due compagni a seguirla. Recuperò un paio di forbici del padre, tagliò la recinzione ed entrò nella casa. Non trovò criminali, mostri o presenze inquietanti. Soltanto stanze vuote, polvere e il silenzio di un edificio disabitato.
La spedizione si concluse con una punizione, ma anche con una scoperta decisiva: ciò che gli altri raccontano può essere molto diverso dalla realtà. «La curiosità aveva vinto sulla paura», ricorda. Fu allora che comprese quanto fosse importante verificare i fatti prima di accettare una versione costruita sulle apparenze.
Dalla psicologia al primo studio su Donato Bilancia
Nata a Finale Ligure, Bruzzone proviene da una famiglia lontana dal mondo universitario e investigativo. La madre lavorava come cuoca in albergo, il padre faceva il guardiacaccia. Lei si definisce ancora oggi l’anomalia di casa.
Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di Psicologia dell’Università di Torino e finanziò gli studi lavorando come cameriera in ristoranti e alberghi. Alla preparazione psicologica affiancò lo studio della medicina legale e della criminalistica, con l’obiettivo di costruire una figura professionale capace di collegare il comportamento umano alle tecniche d’indagine.
Il primo passaggio importante arrivò con l’analisi del serial killer Donato Bilancia, condotta durante gli anni universitari sotto la guida del criminologo Guglielmo Gulotta. Quel lavoro segnò l’inizio di un percorso che l’avrebbe portata nelle aule giudiziarie, nelle consulenze investigative e infine in televisione.
Su Rai 2 per spiegare come agiscono i truffatori
Da novembre Bruzzone tornerà in seconda serata su Rai 2 con Dentro la truffa, un programma dedicato ai meccanismi psicologici che permettono ai truffatori di conquistare la fiducia delle vittime.
Il format affronterà raggiri informatici, frodi finanziarie, truffe sentimentali, inganni contro gli anziani e psicosette. Secondo la criminologa, dietro fenomeni molto diversi si nasconde quasi sempre uno schema comune: il criminale crea urgenza, riduce il tempo disponibile per riflettere e costruisce rapidamente un rapporto di fiducia.
La vittima riceve così l’impressione di dover decidere subito, prima di poter chiedere consiglio o verificare quanto le è stato raccontato. Il programma proverà a riconoscere questi segnali e a fornire strumenti concreti per interrompere il meccanismo.
Fuori dal lavoro, Bruzzone racconta una vita molto più distante dai casi di cronaca. Dal 2017 è sposata con Massimo Marino, funzionario di polizia, e descrive il loro rapporto come fondato sulla lealtà e sul rispetto reciproco. Si allena tre volte a settimana, ama i lunghi viaggi in motocicletta e possiede due Harley-Davidson e una Ducati. Vive inoltre con due cani e un gatto, che considera parte integrante della famiglia.
Garlasco, però, resta il terreno sul quale la sua opinione divide maggiormente. Mentre la Procura cerca nuovi riscontri e l’attenzione mediatica cresce, Roberta Bruzzone mantiene la stessa posizione: le nuove indagini non cambieranno la verità processuale già stabilita.







