L’ombra della tragedia di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, si allunga anche sulla notte romana: è da quel drammatico evento che il Questore di Roma ha deciso di effettuare controlli a tappeto sulle discoteche di Roma. L’ultima “vittima” è il The Sanctuary Eco Retreat, il tempio della movida radical-chic immerso nel parco di Colle Oppio, finito sotto sequestro dopo un blitz notturno nella notte di sabato 18 aprile 2025.
Cinque ore di ispezione al The Sanctuary di Roma
L’operazione è scattata sabato notte, nel pieno del divertimento. Mentre la musica risuonava tra le mura di via delle Terme di Traiano, gli agenti della Polizia di Stato si sono presentati ai cancelli con le planimetrie della struttura. Un controllo minuzioso, durato oltre cinque ore, che ha passato al setaccio ogni angolo del locale di tremila metri quadrati.
Il The Sanctuary è solo l’ultimo di una lunga lista di locali finiti nel mirino delle autorità: prima di lui, i sigilli erano scattati per realtà storiche e di tendenza come The Circle, il Piper, l’Arca Social Club e l’Opus Club. Un segnale inequivocabile: la tolleranza sulle norme di sicurezza è diventata zero.
Sovraffollamento e irregolarità
Secondo gli investigatori, la situazione riscontrata all’alba di domenica non lasciava spazio a interpretazioni. Il nodo centrale riguarda il sovraffollamento: il numero di persone presenti è stato giudicato sproporzionato rispetto alle uscite di emergenza disponibili, creando — secondo la Polizia — un potenziale pericolo in caso di evacuazione.
La replica dei titolari
Non si fa attendere la difesa dei gestori del The Sanctuary, che auspicano una riapertura immediata e si dicono pronti a dimostrare la regolarità della struttura alle autorità. La proprietà contesta radicalmente i criteri dell’ispezione, sostenendo che gli agenti avrebbero fatto confusione tra le diverse anime della struttura.
Secondo i titolari sarebbe stata fatta una valutazione sbagliata senza distinzione tra l’area ristorante e la discoteca, che godono di autorizzazioni separate. Secondo la difesa, le 800 persone presenti erano distribuite correttamente e il calcolo della capienza sarebbe stato falsato dalla cosiddetta “zona grigia” del giardino di via delle Terme di Traiano.







