La successione di casa Del Vecchio torna a infiammarsi alla vigilia di un passaggio decisivo per Delfin, la holding che custodisce l’eredità finanziaria e industriale del fondatore di Luxottica. A pochi giorni dall’assemblea del 30 giugno, convocata per l’approvazione del bilancio e per l’aumento della distribuzione del dividendo, Rocco Basilico ha inviato una lettera al board e ai soci della holding, proponendo una soluzione alternativa al riassetto immaginato da Leonardo Maria Del Vecchio.
Una mossa che ha riaperto lo scontro dentro la famiglia e ha trasformato il confronto sul futuro di Delfin in una battaglia sul valore stesso dell’azienda simbolo costruita da Leonardo Del Vecchio. Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo, ultima moglie del fondatore, e del banchiere Paolo Basilico, si oppone al piano di Leonardo Maria Del Vecchio, che punta a salire al 37,5% di Delfin e a diventare così il primo azionista della holding. Nella lettera, anticipata da Repubblica e visionata dall’Ansa, Basilico descrive un clima interno ancora segnato da forti tensioni e giudica la soluzione perseguita finora «peggiore del problema che avrebbe dovuto risolvere». La replica dell’area vicina a Leonardo Maria Del Vecchio è arrivata a stretto giro, con una frase destinata a pesare nello scontro: «Nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto».
La lettera di Basilico e lo scontro sul riassetto di Delfin
La lettera di Rocco Basilico fotografa una situazione familiare e societaria che non ha trovato equilibrio nemmeno dopo mesi di trattative. «Viviamo ancora una volta un clima di forte tensione», scrive, ricordando che un anno fa i soci si erano «fermati a un passo dal precipizio». Da allora, però, secondo la sua ricostruzione, la soluzione individuata non avrebbe riportato stabilità. Al contrario, avrebbe aggravato le divisioni.
Il riferimento è al progetto di Leonardo Maria Del Vecchio di aumentare il proprio peso in Delfin fino al 37,5%, diventando il primo azionista della holding. Basilico non lo considera un rimedio, ma un fattore di ulteriore instabilità. «I rapporti tra alcuni di noi si sono ulteriormente deteriorati», scrive ancora, aggiungendo che oggi la holding si ritrova «nuovamente in una situazione di stallo che rischia di compromettere il futuro di Delfin».
La partita non riguarda soltanto la governance interna. Delfin possiede partecipazioni decisive in EssilorLuxottica e quote finanziarie in gruppi come Mps, Generali e UniCredit. Ogni soluzione sul riassetto della holding incide quindi su un patrimonio enorme, ma anche sull’eredità industriale più importante lasciata da Leonardo Del Vecchio.
La proposta: vendere le partecipazioni finanziarie o distribuirle ai soci
Basilico mette sul tavolo due possibili strade. La prima prevede che Delfin riacquisti le quote dei soci che non intendono più restare nella compagine sociale, finanziando l’operazione attraverso la cessione delle partecipazioni finanziarie. In pratica, la holding venderebbe parte del portafoglio composto da Mps, Generali e UniCredit, incasserebbe liquidità e userebbe quelle risorse per rilevare le quote di chi vuole uscire.
Questa soluzione avrebbe un effetto netto: Delfin diventerebbe una holding molto più concentrata su EssilorLuxottica e perderebbe una parte significativa della diversificazione costruita negli anni attraverso gli investimenti finanziari.
La seconda ipotesi viene definita da Basilico una «soluzione intermedia» ed «equilibrata, capace di tutelare l’asset strategico del gruppo e, al tempo stesso, rispondere alle diverse esigenze degli azionisti». In questo caso Delfin non venderebbe le partecipazioni finanziarie, ma le distribuirebbe direttamente ai soci. Ciascun azionista si ritroverebbe così in portafoglio titoli di Mps, Generali e UniCredit, potendo poi decidere autonomamente se mantenerli o venderli sul mercato.
La logica della proposta è chiara: consentire a chi vuole uscire di farlo, senza obbligare tutti gli altri soci a subire una soluzione imposta dal piano di Leonardo Maria Del Vecchio. Ma proprio dentro questo schema emerge il punto più delicato: il valore da attribuire a EssilorLuxottica nel calcolo delle quote.
Lo sconto del 25% su EssilorLuxottica e la risposta di Leonardo Maria
Il passaggio più controverso della lettera riguarda il criterio di valutazione. Basilico propone di attribuire alle partecipazioni finanziarie il 100% del valore di mercato, perché si tratta di titoli «facilmente liquidabili», e di applicare invece a EssilorLuxottica uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di Borsa. Secondo questa impostazione, la partecipazione in EssilorLuxottica detenuta all’interno di una holding non può essere valutata come un titolo immediatamente disponibile sul mercato. La quota avrebbe quindi minore liquidità e meriterebbe uno sconto, che Basilico colloca «nella fascia alta degli sconti generalmente applicati alle holding».
È questo il punto che ha fatto esplodere la reazione dell’area vicina a Leonardo Maria Del Vecchio. Negli ambienti della famiglia, la proposta viene letta come un tentativo di svalutare proprio l’asset più identitario dell’eredità Del Vecchio: EssilorLuxottica, il gruppo nato dal lavoro di una vita del fondatore e considerato dagli eredi diretti il cuore intoccabile del patrimonio familiare. Da qui la replica durissima: «Nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto». Una frase breve, ma sufficiente a chiarire la distanza tra le posizioni. Per chi sostiene Leonardo Maria, la proposta di Basilico equivarrebbe a «smontare il portafoglio e svalutare il lavoro di una vita».
Resta aperto anche il fronte della legittimazione di Basilico
Da mesi procedono un giudizio di merito in Italia e diversi procedimenti in Lussemburgo per stabilire se possa esercitare i diritti amministrativi e patrimoniali legati al 12,5% di Delfin. Una prima decisione non dovrebbe arrivare prima di alcune settimane, ma intanto lo scontro politico e societario dentro la holding ha già superato il livello della semplice trattativa. Delfin arriva così all’assemblea del 30 giugno con una frattura evidente tra due visioni opposte. Da una parte Leonardo Maria Del Vecchio, che punta a rafforzare la propria posizione nella holding e a garantire continuità al presidio familiare su EssilorLuxottica. Dall’altra Rocco Basilico, che propone una soluzione di uscita per i soci non più interessati a restare e contesta apertamente il piano del fratello acquisito.
La questione non riguarda soltanto la distribuzione del potere tra gli eredi. Tocca il destino della cassaforte Del Vecchio, il rapporto tra patrimonio industriale e investimenti finanziari, il valore da attribuire all’azienda simbolo della famiglia e la possibilità di trovare un equilibrio tra soci che, a distanza di due anni dalla morte del fondatore, continuano a muoversi dentro una successione sempre più complessa.







