Denis Bergamini, svolta dopo 37 anni: c’è un nuovo indagato. Per la Procura Roberto Internò fu «l’esecutore materiale» dell’omicidio

Dennis Bergamini

A quasi 37 anni dalla morte di Denis Bergamini, il caso che sembrava destinato a trascinarsi per sempre dietro domande senza risposta registra una svolta clamorosa. La Procura di Castrovillari ha chiuso le indagini nei confronti di Roberto Internò, 65 anni, cugino di Isabella Internò, l’ex fidanzata del calciatore del Cosenza già condannata in primo grado a 16 anni di reclusione per l’omicidio. L’accusa contestata al nuovo indagato è concorso in omicidio volontario aggravato e l’ipotesi formulata dagli inquirenti va direttamente al cuore del mistero rimasto aperto per quasi quattro decenni: secondo la Procura, Roberto Internò avrebbe avuto il ruolo di esecutore materiale dell’omicidio.

Non si tratta quindi soltanto dell’iscrizione di un nuovo nome nel fascicolo. Gli investigatori provano adesso a riempire uno dei vuoti più importanti rimasti dopo il processo a Isabella Internò: chi avrebbe materialmente partecipato all’uccisione di Bergamini? La risposta sulla quale lavora la Procura porta oggi a Roberto Internò e, secondo l’impostazione accusatoria, al padre di Isabella, morto anni fa e quindi non più perseguibile.

Denis Bergamini, chiuse le indagini su Roberto Internò

I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno notificato nella mattinata del 28 settembre l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il provvedimento arriva al termine dell’attività coordinata dalla Procura di Castrovillari e svolta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Cosenza. Roberto Internò potrà ora esercitare tutte le facoltà previste per la difesa prima delle successive determinazioni dei magistrati.

Il punto più importante, tuttavia, riguarda ciò che la Procura gli contesta. Gli inquirenti ritengono che il 65enne abbia partecipato direttamente al delitto e gli attribuiscono, nella loro ricostruzione, il ruolo di esecutore materiale. Avrebbe agito insieme al padre di Isabella Internò. Si tratta naturalmente di un’ipotesi accusatoria ancora sottoposta al vaglio giudiziario e Roberto Internò deve considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il suo nome, peraltro, non compare oggi per la prima volta nella vicenda giudiziaria. Dopo la condanna di Isabella Internò nell’ottobre 2024, la Corte d’Assise di Cosenza dispose la trasmissione degli atti alla Procura di Castrovillari affinché valutasse proprio la posizione di Roberto Internò in relazione all’ipotesi di omicidio. Da quel passaggio è nato il nuovo filone investigativo che arriva oggi alla chiusura delle indagini.

Quella notte del 1989 e la versione del suicidio

Era il 18 novembre 1989 quando Donato “Denis” Bergamini, 27 anni, centrocampista del Cosenza e idolo della tifoseria rossoblù, morì sulla Statale 106 Jonica, nel territorio di Roseto Capo Spulico. Un camion travolse il suo corpo e per anni la ricostruzione ufficiale indicò il suicidio come spiegazione della tragedia.

Isabella Internò, che aveva avuto una relazione con Bergamini e si trovava con lui nelle ultime ore della sua vita, sostenne che il calciatore si fosse gettato volontariamente sotto il mezzo pesante. La famiglia di Denis non ha mai creduto a quella versione e per decenni ha combattuto perché gli investigatori riaprissero il caso.

Le successive indagini e soprattutto gli accertamenti medico-legali hanno progressivamente costruito uno scenario completamente diverso. Secondo la ricostruzione accolta nel processo di primo grado, Bergamini non si suicidò e non morì investito dal camion: qualcuno lo aveva già ucciso prima che il mezzo passasse sul suo corpo.

Per i giudici Bergamini venne soffocato prima dell’investimento

La svolta scientifica arrivò attraverso la riesumazione del corpo e le nuove analisi medico-legali. L’accusa ha sostenuto che Bergamini fosse stato prima messo nell’impossibilità di difendersi e quindi ucciso per asfissia meccanica. Solo successivamente il suo corpo sarebbe finito sulla carreggiata, dove il passaggio del camion avrebbe dovuto far apparire la morte come un suicidio.

Questa ricostruzione ha superato il primo grande banco di prova giudiziario. Nell’ottobre 2024 la Corte d’Assise di Cosenza ha condannato Isabella Internò a 16 anni di reclusione per omicidio in concorso, riconoscendo che Denis non si era tolto la vita. Le motivazioni hanno ricostruito un quadro indiziario che, secondo i giudici, convergeva verso la responsabilità dell’ex fidanzata.

Ma proprio la formula del concorso lasciava aperta la domanda destinata a diventare centrale: con chi avrebbe agito Isabella Internò?

Oggi la Procura di Castrovillari prova a dare un nome almeno a una parte di quella risposta.

Roberto Internò e l’accusa più pesante: «Fu l’esecutore materiale»

È questo il passaggio che cambia ancora una volta la prospettiva sul caso Bergamini. La Procura non attribuisce a Roberto Internò un ruolo marginale o successivo al delitto. Secondo l’ipotesi investigativa, il 65enne avrebbe preso parte direttamente all’omicidio e avrebbe agito in concorso con il padre di Isabella Internò.

La nuova contestazione apre così un secondo fronte giudiziario mentre il primo non si è ancora concluso definitivamente. Isabella Internò continua infatti a proclamarsi innocente e la sua difesa contesta la ricostruzione dell’accusa, comprese le conclusioni medico-legali che hanno portato i giudici di primo grado a escludere il suicidio.

Il nuovo procedimento dovrà stabilire se gli elementi raccolti dagli investigatori contro Roberto Internò possano reggere prima davanti a un giudice e poi, nell’eventualità di un rinvio a giudizio, durante un processo. Ma il dato investigativo è ormai evidente: la Procura ritiene di avere individuato un altro protagonista della notte del 18 novembre 1989.

Il 17 novembre un altro giorno decisivo per il caso Bergamini

La nuova svolta arriva mentre si avvicina un’altra data fondamentale. Il 17 novembre è attesa la sentenza d’appello nei confronti di Isabella Internò, alla vigilia del trentasettesimo anniversario della morte di Denis. L’accusa punta a un aumento della pena rispetto ai 16 anni inflitti in primo grado, mentre la difesa continua a chiedere l’assoluzione e a sostenere l’innocenza della donna.

Due procedimenti distinti finiscono così per correre quasi parallelamente. Da una parte c’è Isabella Internò, già condannata in primo grado; dall’altra Roberto Internò, sul quale la Procura ha appena concluso le indagini con un’accusa che lo colloca direttamente nell’esecuzione dell’omicidio.

Dopo quasi 37 anni, dunque, la domanda non riguarda più soltanto come morì Denis Bergamini. Su quel punto una Corte d’Assise ha già escluso il suicidio e riconosciuto l’omicidio, anche se il processo non ha ancora raggiunto una sentenza definitiva.

Adesso la domanda è un’altra, ed è quella che la famiglia del calciatore pone praticamente da quella notte del 1989: chi c’era con Denis quando venne ucciso e chi partecipò materialmente al delitto?

La Procura di Castrovillari ritiene di avere trovato almeno uno di quei nomi.